28 Settembre 2013

Governo al capolinea

Governo al capolinea

 

ROMA – Enrico Letta e Giorgio Napolitano, non sono più disposti a usare diplomazia e mediazioni: o martedì in Parlamento il Pdl decide di sostenere «senza se e senza ma», con un voto, l’ impegno di governo assunto cinque mesi fa o si va «tutti a casa». Una linea durissima del «prendere o lasciare» che il presidente del Consiglio ha prima illustrato ai leader della maggioranza e poi condiviso con il capo dello Stato, anche lui non più disposto a tollerare «continui ping pong» che danneggiano il Paese. «Così non si può andare avanti, o il chiarimento è inequivoco o io non ho problemi a dimettermi, anzi se non ci fosse questa legge elettorale l’ avrei già fatto», è stato l’ aut aut che il presidente del Consiglio ha prospettato al segretario del Pdl Angelino Alfano , chiarendo che lui non ha alcun interesse a restare al suo posto se non riesce a realizzare quel programma, compreso la riforma del Porcellum, su cui ottenne la fiducia. E così sono subito volati gli stracci nel Consiglio dei ministri notturno dove i nodi dell’ Iva e soprattutto della giustizia sono subito arrivati al pettine. Con Alfano che ha addossato al Pd la colpa della crisi («A causa del congresso e per l’ antiberlusconismo», ha attaccato). Il vicepremier ha quindi alzato la voce contro qualsiasi ipotesi di aumento delle tasse, come le accise sulla benzina, per coprire il rinvio dell’ aumento Iva («Così non ci stiamo») e ha rilanciato il chiarimento anche sulla giustizia («Per non tirare a campare»). Ne è nato uno scontro con Dario Franceschini . che ha scandito: «Per voi la giustizia significa solo i guai del Cavaliere. Nessun baratto tra la durata del governo e cedimenti sulle regole». Così, tanto per cominciare, il temuto aumento dell’ aliquota Iva dal 21 al 22%, che tutte le forze politiche volevano evitare, molto probabilmente arriverà martedì. E’ infatti saltato l’ esame da parte del Consiglio dei ministri del decreto che avrebbe sterilizzato l’ aumento per tre mesi, oltre a finanziare per 330 milioni la Cig in deroga. Lo scontro avvenuto durante la seduta a Palazzo Chigi ha spinto infatti tutti i ministri a convenire sul fatto che non ci fossero le condizioni per varare la “manovrina” senza prima concludere il chiarimento voluto dal presidente del Consiglio, La colpa dell’ affondamento del decreto viene attribuita dal Pd al Pdl, mentre questo specularmente accusa i Democratici. Ma la polemica era già cominciata prima del Consiglio dei ministri a causa delle coperture proposte dal Tesoro, che prevedevano l’ aumento dell’ accisa sulla benzina e l’ incremento al 103% degli acconti Ires e Irap di novembre. Il ministro dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni , che aveva portato sul tavolo il decreto con i provvedimenti e le coperture, durante il Consiglio dei ministri si è sfogato, spiegando di avere cercato di fare al meglio il proprio dovere di difensore dei conti pubblici. «Ma – ha aggiunto – sono mesi che vengo attaccato». Il decreto copriva il mancato incremento dell’ Iva che così non sarebbe scattato l’ 1 ottobre, bensì il 1° gennaio 2014. Si veniva così incontro alle richieste delle associazioni dei consumatori e di quelle di commercianti ed artigiani e, a livello politico, di tutte le forze di maggioranza. Le imprese, come ha ricordato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi , sottolineando che lo stop all’ Iva non è la priorità mentre lo è il taglio delle tasse sul lavoro, si sarebbero viste penalizzare dalla coperture finanziarie: aumento degli acconti Ires (al 103%) e Irap di novembre, che darebbero 890 milioni allo Stato. Certo non è un aumento di tasse bensì una anticipazione, tuttavia, afferma il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi «in una fase economica così difficile e di scarsa liquidità, chiedere un ulteriore sforzo alle imprese sarebbe eccessivo». L’ altra copertura si spalmava su tutti, ed è l’ incremento delle accise sui carburanti per 2 centesimi al litro fino a dicembre 2013 e poi fino al 15 febbraio 2015 di 2,5 centesimi. Contro di essa si sono scagliati in molti, dall’ Unione petrolifera, che ha parlato di scelta «irresponsabile», al Codacons che ha quantificato in 66 euro i maggiori costi per famiglia. Ma al governo servivano il miliardo per lo stop all’ Iva, i 330 milioni per la Cig in deroga, 35 milioni per la social card e altri 120 milioni per compensare i Comuni dal mancato gettito Imu. Se lo stop all’ aumento dell’ Iva sembra ormai essere saltato (servirebbe un miracolo politico in modo da varare il decreto lunedì), le altre misure potrebbero comunque essere varate anche nei giorni successivi. Sia Napolitano sia Letta hanno fatto capire che la decadenza di Berlusconi è un problema che riguarda lui e non il Paese, che «ha problemi urgenti». A questo punto, con la crisi di governo a un passo, martedì potrebbe essere il giorno dello show down. E sarà chiaro, è la convinzione di Napolitano e Letta, di chi sarà la colpa. Per il dopo, non è ancora tempo di piani. Ma se il governo cadrà è impensabile che si torni al voto a novembre. La legge di Stabilità e la riforma del Porcellum, per correggere i problemi di costituzionalità, sono imprescindibili per il presidente della Repubblica, disposto, ancora una volta, a non dimettersi come aveva minacciato. E a impegnarsi per un governo di scopo, forse a guida Pietro Grasso , prima di tornare al voto.

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