20 Luglio 2002

Gocce di follia nell`estate della grande sete

Gocce di follia nell`estate della grande sete
Dall`acquedotto tra Napoli e Capri al fiume Ofanto sbarrato nel Foggiano. Ecco, regione per regione, come si reagisce all`emergenza. Qualche volta esagerando.








Beppe De Girolamo, quarantenne contadino foggiano, aveva la luna storta: una specie di presentimento, dice oggi. Quella mattina si era alzato all`alba, e con la faccia scura era schizzato via per raggiungere il suo orto, dalle parti di Cerignola (Foggia), sulla sponda destra del fiume Ofanto. Doveva irrigare i campi, meglio iniziare presto. Ma quando Beppe posò lo sguardo sul fiume, non riuscì a credere ai suoi occhi: sparito, svanito nel nulla, in una notte.
Può accadere anche questo, in tempi di emergenza idrica. Può accadere che il Consorzio di bonifica lucano, in gran segreto, sbarri l`Ofanto, il fiume che nasce in Irpinia e sfocia nell`Adriatico dalle parti di Barletta, per riversarne l`acqua nei grandi bacini di raccolta. Ma accade anche di peggio. Ecco alcune storie esemplari, gocce di sofferenza (ma a volte quasi di follia, viste le soluzioni adottate) nell`estate più assetata degli ultimi cento anni.
Puglia
È la classica cattedrale nel deserto, la sede dell`Acquedotto pugliese. Mentre fuori tutto è arido, dentro il «palazzo dell`acqua» alcune paradossali cascatelle sono il pezzo forte dell`arredamento, inutilmente kitsch e sfarzoso. A Bari, nella città vecchia, gli abitanti ce l`hanno a morte con i proprietari di bar e ristoranti che, muniti di potenti autoclavi, di notte rubano l`acqua destinata alle abitazioni. Ma c`è anche chi si spreme le meningi alla ricerca di soluzioni: a Taranto, un`azienda agricola sta sperimentando la «coltivazione in aridità», che sfrutta l`umidità naturale del sottosuolo.

Campania

«Sia ben chiaro: la spesa per l`autobotte la addebiteremo all`Acquedotto vesuviano». Nino De Falco, sindaco di Terzigno (Napoli), la soluzione per far fronte alla sete dei suoi cittadini l`ha trovata: ha precettato un camion privato per distribuire l`acqua nei quartieri. Il sindaco ha una sola certezza: non scucirà una lira. A Capri, invece, le vacanze sono salve. Il problema dell`acqua è stato appena risolto con un collegamento di tubi via mare tra l`isola e Napoli, subito battezzato «l`acquedotto dei vip». Precedenza assoluta: l`acqua, nell`isola, non può e non deve mancare.

Lazio

L`arsura è arrivata fino a Fiuggi. Sì, proprio nella città delle terme e della famosa oligominerale. Così, gli abitanti si sono trovati in una situazione paradossale: da una parte i rubinetti di casa a secco, dall`altra le fontanelle sparse nella città, che continuano a versarne, ininterrottamente. La prima vittima pubblica della siccità è stata la piscina olimpica comunale: troppo difficile reperire i 260 litri di acqua necessari per effettuare il ricambio giornaliero della vasca. Risultato: chiusura temporanea e 11 posti di lavoro a rischio.

Calabria

Tra le montagne della Sila, il lago di Montecotugno è rimasto praticamente a secco. E gli alberghi, che nei dépliant vantavano una splendida vista sullo specchio d`acqua, sono stati costretti a chiamare i turisti: scusateci, ma il lago non c`è più; in compenso abbiamo splendidi boschi. E se a Cosenza gli ospedali si sono salvati grazie alle autobotti, in provincia le cose non vanno meglio. Il Comune di Bisignano ha fatto ricorso a un mutuo. Mentre il sindaco della vicina Cetraro si è appellato al già sollecitato buon cuore dei cittadini: per un po`, non usate l`acqua per l`irrigazione. Meglio non restare all`asciutto di turisti.

Sicilia

Cameriere, la prego: acqua minerale. Altro che champagne. Tendeva al liquido insapore la richiesta dei clienti di uno tra gli alberghi più esclusivi di Palermo, che nella scorsa primavera si sono dovuti lavare con l`acqua imbottigliata. È cominciata allora la precoce stagione calda del governatore dell`isola, Totò Cuffaro. L`irritante gorgoglio del rubinetto a secco si è fatto sentire fino a casa sua. Ma Cuffaro ha trovato subito la soluzione: uscita di casa di buon mattino e doccia nel suo ufficio all`Assemblea regionale siciliana. Un piccolo imbarazzo, però, Cuffaro lo ha avuto a Palazzo Chigi, nella conferenza stampa in cui Silvio Berlusconi ha annunciato lo stato di calamità per le regioni del Sud. Quando il premier si è guardato intorno, mancava proprio Cuffaro: «Dov`è il presidente della Sicilia? È andato a bere?».

Umbria

Chi innaffia, paga. Il sindaco di Valfabbrica, in provincia di Perugia, ha preso carta, penna e calamaio e ha scritto una bella lettera ai suoi concittadini. Nella missiva si annuncia un`ordinanza che «dispone il razionamento dell`acqua, tutti i giorni dalle 9 alle 11, dalle 12 alle 17 e dalle 22 alle 6 del giorno successivo. Il sindaco stabilisce il divieto per irrigazione di orti o per il lavaggio di vetture, e una sanzione amministrativa di 150 euro per i trasgressori».

Sardegna

Chiudi il rubinetto e vinci un viaggio in Kenya. Ecco l`ultima trovata del Codacons, associazione di consumatori, per risollevare le sorti di una delle regioni più colpite dall`emergenza. La famiglia che dimostrerà di aver sprecato in un anno la minor quantità d`acqua si aggiudicherà una vacanza premio di una settimana nel paese africano. Dove la sete, peraltro, è un problema endemico.

Lombardia

Nessun allarme, tranquilli. Almeno al Nord, l`acqua non manca. Ma non mancano nemmeno le polemiche. Arrigo Arrigoni, sindaco di Vedeseta in val Taleggio, nel Bergamasco, alza la voce: «È l`unica vera risorsa dei paesi di montagna, ma ce la stanno scippando». La Regione ha stabilito che la gestione del patrimonio idrico passerà agli «ambiti territoriali omogenei», che appalteranno poi l`erogazione dei servizi ad aziende private. Che, dulcis in fundo, la rivenderanno ai comuni di montagna. «Così pagheremo l`acqua allo stesso prezzo dei cittadini di Milano, con un notevole rincaro della bolletta» protesta Arrigoni. E annuncia: «Non escludo proteste estreme, come chiudere i rubinetti, per lasciare a secco la pianura».


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