24 Settembre 2013

“Gli ufficiali di Schettino meritano pene più dure”

“Gli ufficiali di Schettino meritano pene più dure”

 

La partita tra la Procura generale della Toscana e la Procura di Grosseto si chiude uno a uno. All’ indomani del naufragio della Concordia – costato la vita a 32 persone il 13 gennaio 2012 – da Firenze arrivò l’ invito di Beniamino Deidda a indagare su eventuali responsabilità della Costa crociere. Il procuratore capo Francesco Verusio respinse la richiesta. Oggi dal capoluogo toscano il nuovo pg, Tindari Baglione, impugna in Cassazione il patteggiamento degli altri 5 imputati, condannati lo scorso luglio, oltre al comandante Francesco Schettino. «Quelle inflitte – spiega il legale di parte civile Francesco Di Ciollo – erano pene bassissime e prive di alcun obbligo di risarcimento danni in favore delle vittime». Il collega Daniele Bocciolini aggiunge: «Dopo aver raddrizzato la nave adesso si sta raddrizzando il processo». E Michelina Suriano, avvocato di cinque naufraghi bolognesi, incalza: «Adesso mi auguro che la Cassazione abbia la stessa celerità che ha avuto nel pronunciamento di Berlusconi».Le pene concordate tra accusa e difesa e ritenute congrue dal gup a luglio vanno da 1 anno e 6 mesi a 2 anni e 10 mesi e sono relative a imputazioni di omicidio colposo e lesioni colpose. Adesso la partita si riapre. Con il disappunto, nonostante l’ apparente fair play, del procuratore di Grosseto Francesco Verusio. «Apprendo ora di questa iniziativa della Procura generale – dichiara -, essa fa parte della fisiologia del sistema giudiziario, siamo comunque fiduciosi che sarà dimostrata la correttezza del nostro operato».L’ impugnazione delle cinque condanne spinge l’ avvocato Massimiliano Gabrielli, del pool di parte civile Giustizia per la Concordia, a chiedere la sospensione del processo contro Schettino in attesa del pronunciamento della Cassazione. Ma il collegio presieduto dal giudice Giovanni Puliatti, respinge l’ istanza motivando la scelta con «la difficoltà ostativa a qualsiasi riunione di questo procedimento con l’ altro, anche perché si pregiudicherebbe la celerità di questo processo». Ma ieri è stata anche la giornata in cui l’ avvocato del Codacons, Giuliano Leuzzi, ha messo in difficoltà – molto più dei difensori di Schettino – i periti del gip. Mentre l’ ex comandante della Concordia ribadisce che la colpa del disastro è da ricondurre al timoniere «che capì male i miei ordini», l’ avvocato Leuzzi evidenzia i limiti della perizia e punta il dito contro la compagnia di navigazione Costa «per i file taroccati dei collaudi periodici del generatore d’ emergenza». Il legale del Codacons, che si è avvalso della controperizia del professor Bruno Neri, non ottiene risposte convincenti dai periti del gip per quando concerne «l’ avaria al generatore d’ emergenza e il funzionamento delle porte stagno e degli ascensori». Non basta: annuncia anche un esposto in Procura con l’ ipotesi di «frode processuale perché a noi risulta una manomissione del documento informatico dei test di collaudo settimanale sul generatore d’ emergenza della Concordia. Mentre fino a novembre 2011 risulta tutto in regola, è stata ripetutamente inserita una data assurda assurda: 13 marzo 2012. Peccato che all’ epoca la nave fosse già naufragata da due mesi».Oggi nuova udienza e la Corte potrebbe esprimersi sulla richiesta di Schettino e del Codacons «per un sopralluogo sulla nave».

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