Gli stipendi restano al palo nel 2012 doppiati dai prezzi
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. In Italia gli stipendi arrancano mentre i prezzi non fanno alcuna fatica a salire, a tutto discapito del potere d’ acquisto. La conferma arriva dalla rilevazione dell’ Istat sulle retribuzioni contrattuali orarie, salite nella media del 2012 solo dell’ 1,5%. Mai prima d’ ora era stato registrato un incremento così basso, sin dall’ inizio delle serie storiche cominciate nel lontano 1983. Se la performance dei salari risulta la peggiore da quasi 30 anni, non è lo stesso per l’ inflazione, che sempre nel 2012 segna un aumento del 3%, doppiando la crescita del salari. Il divario, già il più ampio dal 1995, si allarga ancora se si fa riferimento al cosiddetto carrello della spesa, ovvero agli acquisti più frequenti (+4,3%). Tra stipendi e inflazione il 2012 fa un pieno di record negativi, che risente soprattutto della prima parte dell’ anno, mentre negli ultimi mesi i trend sono andati attenuandosi. Guardando solo a dicembre le retribuzioni contrattuali orarie salgono dell’ 1,7%, come non accadeva dalla fine del 2011, mettendo in fila il terzo rialzo consecutivo. Mentre i listini aumentano solo del 2,3%, seguendo la decisa inversione di rotta che in poco tempo ha sfiammato le quotazioni. Ma la strada da recuperare è ancora tanta per le retribuzioni contrattuali orarie, che includono solo le previsioni contenute negli accordi nazionali, per cui non rientrano la contrattazione decentrata, gli arretrati, i premi occasionali, gli una tantum. A inizio 2013, infatti, sono in scadenza molte intese. Nonostante il rinnovo più importante, quello dei metalmeccanici, sia stato firmato ne restano ancora diversi. A pesare è principalmente il settore pubblico, col blocco delle procedure contrattuali, basti pensare che dei 3,7 milioni di persone in attesa di rinnovo ben 3 sono statali. E intanto il tempo che tocca aspettare per vedersi aggiornare l’ accordo di lavoro supera i tre anni. Vista la situazione, il deteriorarsi del potere d’ acquisto, non stupisce come a gennaio la fiducia dei consumatori sia scesa al minimo storico assoluto, il valore più basso dal 1995. A vedere «nero» sono proprio le famiglie, sempre più pessimiste. I nuovi dati Istat allarmano i sindacati. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, parla di «impoverimento» e punta il dito contro «il blocco dei contratti pubblici». Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, «la questione salariale è oggi la vera emergenza del Paese. Se nel biennio 1992-1993 ci fu bisogno di un patto sociale per abbattere l’ inflazione, oggi occorre un nuovo patto per alzare i salari, tagliare le tasse e rilanciare l’ economia». Sulla stessa linea la Uil, secondo cui «è necessario un cambiamento delle politiche economiche», e l’ Ugl. Il Codacons calcola come la forbice tra salari e prezzi nel 2012 sia costata a una famiglia di tre persone una «perdita del potere d’ acquisto di 524 euro». Il pessimismo degli italiani è confermato anche dalla Coldiretti, che rileva come il 48% pensi diminuita la sua capacità di spesa per il 2013. Anche la Confederazione italiana agricoltori sottolinea come gli italiani abbiano ridotto gli acquisti all’ osso, ricorrendo sempre di più al junk food. Intanto da una circolare Inps emerge che i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo (ragioni inerenti all’ attività produttiva e all’ organizzazione del lavoro) non possono più iscriversi alle liste di mobilità e non possono usufruire degli incentivi alla riassunzione che queste liste comportano. Secondo l’ Inps gli incentivi per eventuali iscrizioni, comunque avvenute, «non possono essere riconosciuti». La legge di stabilità infatti non ha previsto la copertura dei fondi per gli incentivi. Rimangono invece in vigore, precisa l’ Inps, l’ iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori oggetto di licenziamento collettivo e gli incentivi previsti per la loro assunzione dalla legge 223/1991 (quella che ha introdotto la mobilità). La legge di stabilità inoltre, ricorda l’ Inps, non ha prorogato l’ incentivo per favorire l’ assunzione di lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali in deroga nè i benefici contributivi alle aziende che assumano persone disoccupate ultracinquantenni previsti con la Finanziaria del 2010 (per 120 milioni di stanziamento). L’ Inps chiarisce comunque che per gli ultracinquantenni disoccupati da oltre 12 mesi e per le donne sono previsti nuovi incentivi che saranno illustrati in una circolare successiva. 29/01/2013.
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