29 Gennaio 2013

Gli stipendi ai minimi da trent’ anni L’ Italia fanalino di coda tra i grandi

Gli stipendi ai minimi da trent’ anni L’ Italia fanalino di coda tra i grandi

In Italia gli stipendi arrancano mentre i prezzi non fanno alcuna fatica a salire, a tutto discapito del potere d’ acquisto. La conferma arriva dalla rilevazione dell’ Istat sulle retribuzioni contrattuali orarie, salite nella media del 2012 solo dell’ 1,5%. Mai prima d’ ora era stato registrato un incremento così basso, sin dall’ inizio delle serie storiche cominciate nel lontano 1983. Se la performance dei salari risulta la peggiore da quasi trenta anni, non è lo stesso per l’ inflazione, che sempre nel 2012 segna un aumento del 3%, doppiando la crescita del salari. Il divario, già il più ampio dal 1995, si allarga ancora se si fa riferimento al cosiddetto carrello della spesa, ovvero agli acquisti più frequenti (4,3%). Tra stipendi e inflazione il 2012 fa un pieno di record negativi, che risente soprattutto della prima parte dell’ anno, mentre negli ultimi mesi i trend sono andati attenuandosi. Guardando solo a dicembre le retribuzioni contrattuali orarie salgono dell’ 1,7%, come non accadeva dalla fine del 2011, mettendo in fila il terzo rialzo consecutivo. Mentre i listini aumentano solo del 2,3%, seguendo la decisa inversione di rotta che in poco tempo ha sfiammato le quotazioni. Ma la strada da recuperare è ancora tanta per le retribuzioni contrattuali orarie, che includono solo le previsioni contenute negli accordi nazionali, per cui non rientrano la contrattazione decentrata, gli arretrati, i premi occasionali, gli una tantum. A inizio 2013, infatti, sono in scadenza molte intese. Nonostante il rinnovo più importante, quello dei metalmeccanici, sia stato firmato ne restano ancora diversi. A pesare è principalmente il settore pubblico, con il blocco delle procedure contrattuali, basti pensare che dei 3,7 milioni di persone in attesa di rinnovo ben 3 sono statali. E intanto il tempo che tocca spettare per vedersi aggiornare l’ accordo di lavoro supera i tre anni. Vista la situazione, il deteriorarsi del potere d’ acquisto, non stupisce come a gennaio la fiducia dei consumatori sia scesa al minimo storico assoluto, il valore più basso dal 1995. A vedere nerosono proprio le famiglie, sempre più pessimiste. I nuovi dati dell’ Istat allarmano i sindacati. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, parla di impoverimentoe punta il dito contro il blocco dei contratti pubblici. Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la questione salariale è oggi la vera emergenza del Paese. Se nel biennio 1992-1993 ci fu bisogno di un patto sociale per abbattere l’ inflazione, oggi occorre un nuovo patto per alzare i salari, tagliare le tasse e rilanciare l’ economia. Sulla stessa linea la Uil, secondo cui è necessario un cambiamento delle politiche economiche, e l’ Ugl. Il Codacons calcola come la forbice tra salari e prezzi nel 2012 sia costata a una famiglia di tre persone una perdita del potere d’ acquisto di 524 euro. Il pessimismo degli italiani è confermato anche dalla Coldiretti, che rileva come il 48% pensi diminuita la sua capacità di spesa per il 2013. Anche la Confederazione italiana agricoltori sottolinea come gli italiani abbiano ridotto gli acquisti all’ osso, ricorrendo sempre di più al junk food, cibo spazzatura. Intanto, secondo l’ Ocse l’ Italia si piazza in fondo alla classifica sui salari: secondo l’ ultimo rapporto che fa riferimento a dati del 2011, la retribuzione netta media di un single senza figli a carico si ferma a 25.160 dollari annui (pari a 20.088 euro). La Penisola compare solo al 23esimo posto nella graduatoria dei 34 Paesi membri dell’ organizzazione con sede a Parigi. Fanno meglio tutti i big europei, compresa la Spagna.
 
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox