13 Maggio 2020

Gli stabilimenti balneari restano in alto mare

solo il 20 per cento degli operatori dell’ isola si sta adoperando per il montaggio o la manutenzione dei lidi
PALERMO – L’ estate 2020 è alle porte, ma l’ epidemia sembra aver arrestato qualsiasi possibilità di ripresa in campo turistico. Non mancano i permessi, ma scarseggiano i presupposti per aprire. “Nonostante l’ impegno del Governo regionale, solo il 20% degli operatori dell’ Isola si sta adoperando per allestire gli stabilimenti in vista dell’ avvio della Fase 2”. È questo il dato preoccupante che emerge da un’ indagine effettuata da Cna Balneari Sicilia. Su un campione di oltre 200 operatori censiti dalla Confederazione, il rapporto è quasi tranciante: quattro su cinque dichiarano di non aver avviato le opere di manutenzione o montaggio delle strutture. “Il risultato la dice lunga sul clima di incertezza che vive il comparto – dichiarano il portavoce Guglielmo Pacchione e il coordinatore Gianpaolo Miceli – e tutto questo nonostante le lodevoli iniziative delle Istituzioni della Regione in termini di accelerazione sulla estensione delle concessioni al 2033 e di esenzione dei canoni demaniali per il 2020”. Il secondo quesito, sottoposto ai balneari, presenta un dato parziale di imprese prossime ad avviare i lavori: solo il 60% si dice pronto ad avviare i lavori necessari per intercettare una stagione che appare compromessa. “Gli operatori individuano le principali cause di tanta incertezza in due fattori principali spiegano Pacchione e Miceli -, cioè l’ assenza di regole, rispetto alla salvaguardia della sicurezza pubblica, per la gestione delle inevitabili prescrizioni (principale causa per il 45% delle imprese) e l’ assoluta insicurezza addirittura dell’ avvio della stagione (37%), mentre il 18% si preoccupa della riduzione drastica delle presenze”. Una indicazione che va di pari passo con le auspicate soluzioni del settore: il 40% invoca, come prima necessità, proprio la definizione di un protocollo chiaro e condiviso delle misure anti covid-19; il 25% rivendica un ampliamento provvisorio delle aree concesse per recuperare gli spazi persi dal necessario distanziamento sociale; un terzo degli operatori si aspetta, infine, un necessario abbattimento dei costi del lavoro per la stagione che, si spera, prenderà il via nelle prossime settimane. “Quest’ anno sarà delicatissimo per i balneari ma anche per le comunità – concludono Pacchione e Miceli -, la funzione storica di presidio attuata dagli operatori è fondamentale per dare sicurezza agli utenti. Per fare ciò bisogna dare chiarezza al comparto, condividere modelli di ripartenza condivisi e pianificare azioni per le prossime settimane. Non ci convince l’ atteggiamento attendista del governo nazionale, con il governo siciliano vogliamo invece confrontarci per definire un piano d’ azione specifico”. Gianpaolo Miceli Difficile, quindi, dire come sarà l’ estate 2020. “Potrebbe essere la più ‘salata’ di sempre per le tasche degli italiani”, a denunciarlo il Codacons che prevede fortissimi rincari dei listini. “Tutti i servizi offerti dagli stabilimenti balneari costeranno senza dubbio di più rispetto agli anni passati, anche se al momento è presto per quantificare i rincari – spiega il presidente Carlo Rienzi. Gli aumenti di prezzi e tariffe saranno purtroppo inevitabili a causa sia delle minori entrate per i lidi, sia per i maggiori costi che dovranno affrontare i gestori. In primo luogo, se i posti in spiaggia dovranno rispettare le distanze minime, gli stabilimenti potranno contare su un minor numero di ombrelloni, sdraio e lettini da collocare in battigia, con presenze giornaliere ridotte rispetto agli scorsi anni e conseguenti minori guadagni. I titolari dei lidi dovranno inoltre affrontare nuovi costi legati a sicurezza, manutenzione e sanificazione delle strutture, e al momento non possono contare su abbonamenti stagionali, non essendoci ancora nessuna certezza sulle prossime fasi dell’ emergenza”. Una situazione che, inevitabilmente, si ripercuoterà sui consumatori finali. Pietro Vultaggio.

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