28 Aprile 2015

Gli scontri al derby di Torino lo sport vuole tolleranza zero

Gli scontri al derby di Torino lo sport vuole tolleranza zero

• TO R I N O. Passa dalla minuziosa analisi dei filmati la soluzione del giallo della bomba carta esplosa nella curva Primavera dell’ Olimpico di Torino, facendo una decina di feriti, durante il derby della Mole. Il giudice sportivo ha rinviato la decisione in attesa che la verità venga accertata ed ha chiesto alla procura federale un supplemento di indagine. E mentre istituzioni e mondo dello sport chiedono tolleranza zero contro i violenti, gli esperti della Digos di Torino sembrano escludere l’ ipotesi avanzata ieri mattina: la bomba non è esplosa mentre veniva confezionata dai tifosi del Toro ma sarebbe stata lanciata dagli ultrà della Juve. Sulle due ipotesi gli investigatori hanno lavorato tutta la giornata, analizzando fotogramma per fotogramma i filmati delle telecamere di sicurezza dello stadio ed acquisendo anche i numerosi filmati amatoriali postati dai tifosi sul web. Sulla base degli ultimi accertamenti, sembra proprio che l’ ordigno parta dal settore dello Stadio Olimpico riservato alla tifoseria ospite per raggiungere la curva Primavera. La Digos sta lavorando per individuare gli autori materiali del lancio. Si indaga anche su un secondo ordigno, esploso alla fine della partita, quando lo stadio si stava svuotando, e che ha ferito in modo lieve un tifoso granata. «Stiamo vedendo e rivedendo tutti i filmati – spiega il questore di Torino, Salvatore Longo – è chiaro che il filtraggio non è stato fatto su tutte le persone, almeno è quello che mi sento di dire in questo momento. Sicuramente – prosegue il fatto di avere raddoppiato i servizi di steward e di forze di polizia fa capire che non è stato sottovalutato nulla, tant’ è vero che gli scontri che si stavano verificando ben prima della partita sono stati smorzati proprio dall’ intervento delle forze di polizia». Per gli incidenti del derby sono state arrestate cinque persone ed altre 10 sono state denunciate. Saranno tutte colpite da Daspo per almeno due anni. Due degli arrestati, tra l’ altro, erano stati già colpiti da un provvedimento analogo. Tre tifosi, due juventini e un torinista, sono stati arrestati per gli scontri all’ interno dello stadio. Proseguono le indagini anche per l’ assalto al pullman della Juventus, colpito e danneggiato a poche decine di metri dall’ ingresso nello stadio: alcune centinaia di tifosi granata sono stati immortalati dalle telecamere. Intanto, dura presa di posizione del presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio. «Lo Stato – ha tuonato il n.1 della Figc – deve proteggere il calcio dai > violenti con azioni deterrenti ed applicando pene severe». E – la riflessione amara di Tavecchio sul responsabile dello scoppio della bomba carta nella curva del Torino – se questo soggetto fosse andato in piazza San Pietro quando parlava il Papa, e avesse buttato una bomba carta, sarebbe già finito in carcere da parecchio tempo». Per mettere un freno alla violenza ultrà la Federcalcio ha chiesto un faccia a faccia con il ministro dell’ Interno Angelino Alfano: «per questo il Consiglio federale della Figc ha chiesto un incontro urgente col ministro dell’ Interno per cercare di capire attraverso un nuovo protocollo di intesa cosa proporre di nuovo o come applicare l’ esistente in modo efficace». In particolare Tavecchio auspica un ricorso a dure sanzioni contro chi sta rovinando il calcio: «Se in questo Paese si pensa di poter entrare con una bomba carta in uno stadio che può causare la morte di una platea di uomini, e non di uno soltanto, è inutile invocare provvedimenti – aggiunge il numero della Figc – Se la nostra comunità non ha già in sè sanzioni efficaci significa che siamo un Paese che non è in grado di difendersi dalla delinquenza, che va combattuta con i mezzi e le sanzioni del codice penale e con la certezza della pena». Altra questione è la militarizzazione degli stadi che non ha risolto il problema: «Se è vero come è vero che mezzi repressivi come barriere, tornelli, telecamere, Daspo e tessere del tifoso non hanno ancora trovato un modo di risolvere i gravi problemi di violenza vuol dire – avverte Tavecchio – che come Federcalcio dobbiamo pensare ad altro. Abbiamo costruito degli stadi a prova di Medioevo e poi troviamo le bombe carta dentro… Non è più possibile militarizzare il sistema e quindi, anche se la prospettiva non è immediata, dobbiamo aprire un discorso sul modello culturale giovanile – le parole del n.1 della Figc – La Figc quindi aprirà un confronto col ministero dell’ Istruzione per entrare nelle scuole, per creare un senso civico. Sui tesserati però ci sarà u n’ opera di formazione costante: obbligheremo le società alla formazione dei giovani e dei meno giovani, a partire del mondo dilettantistico». Tutti i commenti del giorno dopo sono all’ inse gna della «tolleranza zero». «Sono stanco – sintetizza per tutti il capo dello sport italiano, Giovanni Malagò Le sanzioni del giudice sportivo non sono sufficienti a fare cambiare l’ atteggiamento di alcuni signori. Dobbiamo assolutamente andare in linea con le disposizioni legislative assunte dal governo Thatcher contro gli hooligans. Servono sanzioni fuori dall’ ordinario, altrimenti chi paga dazio è il Paese». Una presa di posizione dura condivisa dai Vescovi secondo cui contro il tifo violento «c’ è solo la via della repressione». In un editoriale scritto dalla Sir sugli scontri di Torino, l’ agenzia della Cei sottolinea che «c’ è solo la via della repressione e della prevenzione. Mettendo in campo anche l’ intelligence per stanare le sacche ombrose del tifo violento». Questo, incalza l’ agenzia, può essere fermato se si rinuncia a «false indignazioni, incertezze legislative, connivenze pericolose con le frange violente delle tifoserie, ammiccamenti e concessioni indicibili. Dinanzi a tutto questo, come dovrebbe accadere in ogni realtà sociale degna di questo nome, non ci sono pannicelli caldi». Così il ministro dell’ Interno Alfano si dice pronto «a rivedere l’ azione di governo se serve e a incontrare società e Coni, ma a patto che nessuno si sottragga alle proprie responsabilità. Abbiamo fatto tanto ma non possiamo fare tutto, anche le società devono fare la loro parte». Il segretario generale dell’ Uefa, Gianni Infantino, ricorda al Gr Parlamento che «in Inghilterra dal 2001 sono state escluse 19mila persone e non ci sono più problemi»; l’ ex bandiera dell’ Inter Javier Zanetti invoca un’ esame di coscienza; Marcello Lippi chiede «pene severe come in altri paesi»; infine il Codacons arriva a chiedere «un anno di calcio a porte chiuse»: «Queste cose accadono anche in Inghilterra, magari non di frequente come in Italia – ha ricordato Roberto Mancini, un passato in Premier – In Inghilterra, però, 24 ore dopo la polizia arresta il colpevole».

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