21 Aprile 2010

Gli occhi verso il cielo

21/04/2010 – In questi giorni, con le ceneri del vulca-no islandese sospe-se sopra le nostre teste, con gli aerei piantati a terra e il caos conse-guente, non sono man-cati commenti e analisi di varia natura. Per in-ciso, all’ indirizzoe-mail del giornale sono arrivati anche i messaggi di coloro che, nella grande nube che oscurava il sole, hanno visto i primi segnali di quel collasso del pianeta che dovrebbe portarci alla catastrofe globale an-nunciata dai Maya per il 2012. Altri, invece, hanno ipotizzato per miste-riosi complotti, tirando in ballo an-che le famose scie degli aerei a rea-zioni che solcano i nostri cieli. Ma sorvoliamo. Un aspetto sociologico interessante è rappresentato dal ritorno a una abi-tudine ancestrale, poi perdutasi nel passare dei secoli: osservare il cielo. Come antichi celti ci si fermava a scrutare l’ aere immaginando di po-tervi cogliere i segnali che annun-ciavano la caduta del cielo sulla testa. Oppure da deboli schiarite, dal diradarsi di comuni nuvole, c’ era chi teorizzava il disperdersi delle ceneri islandesi. In molti, stesi sulle bran-dine degli aeroporti, guardavano il cielo sperando che da lì giungesse un messaggio più chiaro di quelli diffusi dai terminali degli scali. Auspici, previsioni, scongiuri: di fronte alla catastrofe naturale l’ uomo tecnolo-gico si riscopre spaventato e confuso come il suo antenato che maneg-giava la clava contro i fenomeni at-mosferici che per lui erano impla-cabili nemici. Di tanto in tanto, quin-di, un avvenimento serve a ricordare alla nostra civiltà tutta la propria inadeguatezza, mettendo a nudo la velleità di controllo del pianeta. An-che se, di certo, questo non varrà a consolare le migliaia di persone che, stando al Codacons, si sono sentiti "abbandonati" dai tour operator nel caos dei terminal bloccati. [email protected].

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