Gli intrusi nei 5 Stelle, la candidatura più breve della storia e l’ anti Renzi che era renziano
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fonte:
- TiscaliNet news
Uno è tuttora consigliere comunale in una lista civica del Pd. Un altro, proprio quello che sfiderà Renzi nel collegio di Firenze 1 per il Senato, era iscritto al Pd e ha fatto campagna attiva per il si al referendum. Uno era stato addirittura candidato, ma non eletto, alle comunali del 2013 a Firenze in appoggio all’ attuale sindaco Dario Nardella. In poche ore, dalle 11 alle 17 di ieri pomeriggio, il tempo di far girare un po’ i nomi dei candidati 5 Stelle nei collegi uninominali – tenuti fino a ieri mattina rigorosamente coperti – e uno dei “campioni” – così li ha definiti Di Maio – ha già dovuto fare le valigie e uscire dalla squadra con tante scuse. Per altri due sono state trovate delle giustificazioni. Più o meno. Non c’ è stato tempo di festeggiare per il dream team presentato ieri mattina a Roma al Tempio di Adriano da un Di Maio quasi commosso oltre che molto compiaciuto per quei “testimoni della società civile che ci hanno messo la faccia e hanno scelto il Movimento 5 Stelle per cambiare l’ Italia”. Erano le 11. Alle 16era già scattato l’ allarme infiltrati. O intrusi. A poco sono valsi gli sforzi rigorosi di verifica e filtraggio che Di Maio e soci si sono imposti perché “i 5 Stelle non siamo una scorciatoia per gli opportunisti e poi magari voltagabbana”. Le Parlamentarie – di cui forse si conosceranno i risultati veri e i numeri solo oggi – sono e restano un fenomeno chiuso almeno al pari della selezione che avviene in ogni segreteria di partito. Nessun problema, l’ importante è chiamare le cose col proprio nome senza ammantarle di altri significati. La candidatura più breve della storia E’ quella di Rinaldo Veri, un ammiraglio della Marina militare che per 44 anni, come ha precisato presentandosi al tempo di Adriano sotto gli occhi compiaciuti di Di Maio, ha “servito le forze armate del mio paese. Un paese che amo”. La sua avventura pentastellata è durata tre ore. Circa. Alle 11 e 20 di ieri mattina Veri, giacca e camicia bianca, è stato il primo ad essere presentato. Era uno di quei nomi coperti che Di Maio teneva in canna per la kermesse della presentazione della “squadra dei campioni”. Veri, che è stato anche comandante di missioni Nato nonché presidente del Casd (Centro alti studi difesa)si è presentato per tre minuti pesando bene le parole. “Sono un ammiraglio di squadra in congedo da 2 anni e mezzo, non sono un politico, non che abbia nulla contro i politici… Non so parlare politichese ma avendo servito lo Stato per oltre 40 anni preferisco definirmi uomo delle istituzioni. Ho deciso di candidarmi con i 5 Stelle perchè io amo l’ Italia e il popolo italiano è stufo e deluso dalle promesse mai mantenute. Cosa che ha comportato il grave fenomeno dell’ assenteismo (voleva dire astensionimso, ndr)”. Fatta questa premessa, ha spiegato la scelta: “Credo che i 5 Stelle siano l’ unica forza in grado di garantire quel minimo di credibilità alla politica italiana e di restituire dignità”. Bel colpo, dicevano i giornalisti presenti in sala al Tempio di Adriano. Tempo di finire la presentazione, di pubblicare i nomi sul web e il caso è scoppiato. Veri, infatti, risulta essere un consigliere comunale in carica a Ortona, eletto con una lista civica collegata al Pd. “Non sapevo che le due cose fossero incompatibili” ha provato a giustificarsi. A parte l’ imbarazzo nel vedere un uomo con quel pedegree doversi umiliare per dare spiegazioni, di sicuro il doppio incarico non doveva sfuggire a chi ha fatto la selezione e relative verifiche. Alle 15.30 Veri ha dovuto scrivere un comunicato per dire, “mi ritiro, scusate, non lo sapevo”. Al suo posto, capolista nel collegio Roma 10 (Gianicolense)è andata la deputata Carla Ruocco. La regola E’ molto chiara. Si legge all’ articolo 2- Requisiti per l’ autocandidatura. “Ogni candidato, oltre ai requisiti previsti dallo Statuto e dal Codice Etico, al momento della presentazione dell’ autocandidatura, dovrà essere in possesso dei seguenti requisiti ed ottemperare ai seguenti obblighi: non dovrà essere iscritto ad alcun altro partito; non dovrà aver mai partecipato a elezioni di qualsiasi livello, né aver svolto un mandato elettorale o ricoperto ruoli di amministratore e/o componente di giunta o governo, con forze politiche diverse dal Movimento 5 Stelle a far data dal 4 ottobre 2009”. Ciao ciao ammiraglio. L’ anti-Renzi che era renziano Ha detto Di Maio: “Se per Renzi fare le liste è stato devastante, per noi invece è stato entusiasmante, con noi una squadra di supercompetenti per il gruppo parlamentare migliore che l’ Italia abbia mai avuto”. Via via che passavano le ore ieri, l’ entusiasmo però andava scemando. Più sofisticato, diciamo così, il caso di Nicola Cecchi, avvocato cinquantenne fiorentino capolista per il Senato nel collegio uninominale Firenze 1, lo stesso di Renzi, per l’ appunto. Cecchi non era presente al Tempio di Adriano. Ancora una volta, il tempo di far circolare il suo nome, rimasto fino a ieri coperto, e sono emerse le seguenti cose: Cecchi ha avuto la tessera Dem nel 2016 (Circolo Oltrarno) e sempre nel 2016 su Facebook annunciò anche il suo convinto sì al referendum del 4 dicembre “perché sono stufo dei No ed è giunta l’ ora di cominciare a dire qualche Sì”. E’, inoltre, il rampollo di una famiglia di provata fede democristiana. Il regolamento non prevede il caso “Cecchi”. Certo è dura spiegare un’ inversione a 180° cos’ repentina e motivare che in dodici mesi uno passa dalla fede renziana, referendum compreso, ai 5 Stelle. Infatti nessuno, meno che mai Di Maio, spiega che che Cecchi è un folgorato sulla via di Damasco. Un’ ora di panico. Poi è Nicola Cecchi ha spiegare cosa gli è capitato direttamente con un post su Facebook. Il titolo è già un programma: “Se li conosci li eviti”. “Devo – si legge – una spiegazione a chi in queste ore si interroga sulla mia candidatura con il Movimento 5 Stelle dopo il mio passato di vicinanza al Pd:sono stato iscritto al Partito democratico e dopo aver visto ciò che è diventato con Matteo Renzi ne sono uscito deluso e amareggiato, come molti altri iscritti ed elettori di centrosinistra. Se conosci il Pd di Renzi, l’ unica cosa che puoi fare è evitarlo, chiuderti la porta alle spalle e andare via”. Poi ammette l’ errore (“mi sono messo al servizio della causa sbagliata”), giustifica la sua battaglia in favore del referendum (“in quel momento credevo fosse la cosa giusta da fare”) e precisa che “col senno di poi, dopo la delusione per un presidente del Consiglio che dice di dimettersi in caso di sconfitta e poi non lo fa, posso dire che oggi non rifarei quella scelta”. Insomma, Cecchi ha semplicemente cambiato idea. Più che legittimo. Lo statuto 5 Stelle non prevede il suo caso specifico. Certo è dura da spiegare ad altri che magari sono stati scartati per molto ma molto meno. Anzi, non sanno neppure perchè. Alfonso Bonafede, fiorentino, collega di Cecchi e probabilmente colui che ne ha sottoposto il curriculum a Di Maio, rompe il silenzio quando sono quasi le 20, cioè l’ orario massimo per depositare le liste in corte d’ Appello, a Firenze come in tutti gli altri capoluoghi di regione. E sposa in pieno la giustificazione del candidato nel collegio maggioritario di Firenze1. anzi, ne fa un motivo di vanto: “Vedete, chi conosce Renzi poi scappa via e viene dai 5 Stelle”. Domanda: se il curriculum di Cecchi era un motivo di vanto per Di Maio e soci, perché non dirlo subito rivendicando la scelta dell’ avvocato e la capacità di seduzione del movimento? Perché aspettare che il disvelamento avvenisse sui social costringendo il candidato e il suo selezionatore (Bonafede) a correre ai ripari? “Nessuna incompatibilità” viene detto in serata dal comitato liste dei 5 Stelle. Cecchi resta in lista. Al suo posto. Sarebbe stato difficile argomentare due depennamenti in poche ore. Commento dello sfidante Matteo Renzi: “Si vede proprio che non sanno chi votare”. Il poliziotto piddino Succede tutto in poche ore, si diceva. Perché mentre ieri pomeriggio il segreto Pd di Firenze Oltrarno lancia l’ allarme sull’ avvocato Cecchi, altri segnalano un’ altra curiosa coincidenza. Lui si chiama Renato Scalia, una vita in polizia, prima alla Digos della questura di Firenze e poi all’ antimafia, e da oggi candidato nell’ uninominale Camera di Empoli. Sarà l’ avversario di Luca Lotti. Solo che nel 2014 Scalia si candidò, senza essere eletto, in una lista civica in appoggio a Nardella sindaco. Oggi Scalia è un ex poliziotto e attivista della Fondazione Caponnetto, una delle associazioni intitolate al giudice che per primo creò il pool antimafia con Falcone e Borsellino. E che nel 1992 dovette vedere quei “suoi ragazzi” fatti a pezzi dal tritolo di Cosa Nostra. La commissione elettorale è intervenuta intorno alle sette di sera – a un’ ora della consegna tassativa delle liste – per spiegare che “la candidatura di Scalia non violava alcune regola dello Statuto poiché la lista era civica (dunque non di partito ma era chiaramente in appoggio a Nardella, ndr)”. La giustificazione sembra un po’ surreale. E, così come per Cecchi, nessun cenno è stato fatto circa questa conversione politica. Ma è evidente che anche questo terzo caso ha destato allarme? “E’ stato irrealistico pensare di poter filtrare e fare l’ esame del sangue a 13 mila persone” scrollava la testa ieri un rappresentante 5 Stelle. Inutile dire che è alto il timore che nelle prossime ore saltino fuori altri Cecchi, Veri e Scalia. E allora diventerebbe molto difficile dover giustificare intrusi già sospettati di essere anche infiltrati. Come si cambia La cerimonia andata in scena ieri mattina al Tempio di Adriano misura plasticamente quanto e come ha cambiato pelle il Movimento 5 Stelle. Cinque anni fa, quando arrivarono in Parlamento, i grillini appena nominati si presentarono l’ uno con l’ altro in un albergo vicino alla stazione Termini e fu impressionante la sfilata di quei 150 parlamentari venuti dal nulla, la maggior parte dei quali senza lavoro e disoccupati da sempre presentarsi davanti ad un microfono – Grillo lì accanto già allora dibattuto tra entusiasmo e perplessità – per dire in 180 secondi nome, cognome e perché avevano accettato la sfida. Per le politiche 2018 il Movimento sceglie la location più politichese di Roma, il Tempio di Ariano; Di Maio fa il presentatore ma è anche lui emozionato. Soprattutto, al netto di intrusi e/o infiltrati, cinque anni dopo, almeno nei collegi maggioritari, quelli delle sfide dirette, ci sono persone “competenti”. “Sono persone di buona volontà a cui abbiamo aperto le porte del Movimento per cambiare l’ Italia” ha detto con aria soddisfatta Di Maio. Gente che, certamente, ha competenze e professionalità utili alla politica. La società civile scende in campo con Di Maio Secondo le migliori tradizioni, le liste hanno il volto dei tanti problemi d’ Italia. Una selezione “merceologica” così vasta da coprire la maggior parte delle crisi italiane. Una volta si chiamavano esperti del settore. E dunque c’ è “il piccolo imprenditore, correntista di Banca Etruria che è stato truffato dal decreto salva banche”. Si chiama Angelo Cirulli, è convinto che “solo i 5 Stelle possono essere la novità”. Sfiderà Paolo Gnetiloni. Del pacchetto degli “odiati” giornalisti – Gianluigi Paragone, Emilio Carelli e Primo Di Nicola, ex giornalista del’ Espresso ma Milena Gabbanelli ha detto no – è già stato detto molto.Tranne che per Paragone: l’ ex direttore della Padania e anchor man in varie trasmissioni, sfiderà nel collegio Umberto Bossi. Non male come sfida. Al netto del ripescaggio di alcuni parlamentari rimasti fuori dalle primarie, nelle liste c’ è posto per Piera Aiello, cognata di Rita Adria, testimone di giustizia; per Luigi Di Marzio, il direttore sanitario del più grosso ospedale del Molise; per Claudio Consolo, docente di diritto processuale a La Sapienza a Roma; per Mauro Vaglio, presidente dell’ Ordine degli avvocati; poi c’ è Maurizio Catto, ex comandante del vigili del fuoco; Pino Masciari, imprenditore simbolo per la lotta alle mafie; il presidente dell’ Adusbef Elio Lannutti, già stato in Parlamento con l’ IDV, e che va dicendo che “M5S oramai funziona come il Comitato di liberazione nazionale”. Molti sportivi – il velista Andrea Mura, l’ oro olimpico Domenico Fioravanti, il judoka bronzo olimpico Felice Mariani – e anche un magistrato (uno solo eppure dovevano essere molti di più); l’ ex procuratore di Firenze Ubaldo Nannucci e il consulente della Farnesina e consigliere della missione in Niger Marco Montanari. C’ è l’ attore Nicola Acunzo (“rendiamo gli artisti liberi, la politica ci ha imbavagliato”) e l’ ammiraglio Gregorio De Falco, il quasi eroe che intimò a Schettino di tornare sul traghetto che aveva esagerato l’ inchino all’ isola del Giglio ma che ancora avrebbe spiegare perché l’ allarme per i soccorsi quella sera arrivò dalla stazione dei carabinieri di Prato e non dalla Capitaneria di Livorno. In campo anche Mauro Coltorti, docente di dissesto idrogeologico. Di Maio festeggia i nomi e i loro profili: “Siamo un partito di supercompetenti”. La campagna può iniziare. Occhio però: il Codacons, diventato il collettore di tutte le denunce di chi è stato escluso dalle primarie e ancora non sa perché, avverte che continuano ad arrivare gli esposti di chi è stato escluso dalle primarie a 5 Stelle.
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