7 Gennaio 2020

Gli ex titolari Socrebi domani davanti al gip Il Comune parte civile

sono accusati di truffa e violazione di sepolcro la procura respinge le richieste di patteggiamento
mauro zola biella Con l’ udienza preliminare in programma per domani mattina (salvo eventuali problemi di notifica che costringerebbero a un ennesimo rinvio) si infrangono le speranze di Alessandro e Marco Ravetti, ex amministratore uno, ex socio l’ altro della So.Cre.Bi., società che gestisce il tempio crematorio, di poter patteggiare per gli abusi compiuti nella struttura, che hanno portato a una serie di denunce pesanti, per violazione di sepolcro, distruzione di cadavere e truffa. Un ultimo tentativo di trovare un accordo, evitare quindi il processo abbreviato e il rischio del carcere nel caso la condanna superasse i quattro anni, i loro avvocati l’ avrebbero portato avanti ancora nei giorni scorsi, senza però riuscire a convincere il procuratore Teresa Angela Camelio. Situazione diversa per uno dei dipendenti, l’ unico ancora non condannato che aveva già richiesto a sua volta di patteggiare ma per motivi tecnici era stato rimandato alla seduta successiva. Per lui, come per gli altri otto imputati che hanno già patteggiato pene comprese tra i due anni e i nove mesi, non dovrebbero esserci problemi. Nel caso dei due fratelli Ravetti invece non sembra esserci altra strada percorribile se non il giudizio abbreviato. Per attenuare le richieste del pubblico ministero e magari ottenere qualche attenuante, nei mesi scorsi hanno offerto un risarcimento alle sette famiglie che li avevano denunciati anche per truffa, dopo che era stata fatta pagare una maggiorazione per le bare di zinco che poi invece non venivano bruciate ma gettate nei cassonetti. I tre familiari patrocinati dai legali del Codacons non avrebbero accettato. Se qualcuno lo ha fatto e ha deciso di ritirare l’ accusa lo si saprà dopo l’ inizio del processo. In totale le famiglie danneggiate e individuate nel corso delle indagini sono quattordici per la violazione di sepolcro e cioè l’ apertura delle bare per togliere lo zinco, e tre per le doppie cremazioni. Tutti casi documentati, con l’ aggiunta della confessione dello stesso Alessandro Ravetti. La richiesta da parte del procuratore Teresa Angela Camelio dovrebbe attestarsi sui sette anni. Visto il numero delle parti civili, tra cui si è inserito anche il Comune di Biella, è possibile che il processo anche se abbreviato non si chiuda in un’ unica seduta. Resta invece ancora in sospeso il ricorso presentato da Codacons per centinaia di famiglie, a cui se ne aggiungono altre decine, contro la richiesta di archiviazione dei loro casi presentata dalla Procura. Se il gip deciderà di accoglierlo verranno riaperte le indagini su circa 500 casi e verrà aperto un altro processo. A sostegno del ricorso, i legali del Codacons hanno fatto analizzare da un laboratorio forense torinese una serie di urne contenenti le ceneri e altri resti dei defunti. A coordinare l’ operazione è stato l’ ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano, che ha già più volte annunciato di aver trovato tracce di Dna e in un caso di due diversi Dna in una sola urna. Una perizia relativa alle corrispondenze tra il Dna trovato nelle urne e quello dei familiari non è stata al momento ancora consegnata in Procura. – © RIPRODUZIONE RISERVATA corrado micheletti Ancora in sospeso il ricorso di Codacons contro l’ archiviazione di circa 500 casi 1) Il procuratore Teresa Angela Camelio, che ha coordinato le indagini sugli orrori al tempio crematorio; 2) Il blitz dei carabinieri dell’ ottobre 2018, all’ interno delle struttura vicino al cimitero di Biella 1 2.
mauro zola

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