9 Gennaio 2020

Gli ex titolari Socrebi cercano in extremis un accordo con il pm

rinviato al 7 febbraio il processo: i fratelli ravetti ora punterebbero a patteggiare una pena di 4 anni
mauro zola biella Avranno ancora qualche settimana i legali di Marco e Alessandro Ravetti per cercare di raggiungere un accordo con la Procura per un eventuale patteggiamento. Il gup ha infatti subito rinviato l’ udienza preliminare nei confronti de due ex amministratori della So.Cre.Bi. per gli abusi compiuti nel tempio crematorio di Biella. Colpa di un difetto di notifica all’ avvocato Massimo Pozzo. Il procuratore Teresa Angela Camelio ha tentato di sollevare un’ eccezione ma non è stata accolta. Si torna in aula quindi il 7 febbraio, un tempo piuttosto breve rispetto alla media dei rinvii adottati nel tribunale di Biella, forse un’ indicazione sulla volontà del giudice di iniziare al più presto il dibattimento. In queste settimane dopo i primi due rifiuti opposti dal procuratore Camelio, la proposta che arriva dalla difesa per un eventuale patteggiamento sarebbe salita secondo indiscrezioni a 4 anni, non molto distante quindi dalla richiesta di condanna che avrebbe intenzione di presentare la Procura, sette anni, da ridurre di un terzo per il rito abbreviato a cui certamente i Ravetti faranno ricorso. Con un’ incognita pesante: il giudice potrebbe infatti anche partire da una pena-base più alta. La notizia del probabile rinvio era già circolata e ha tenuti lontani dal tribunale gran parte dei parenti delle «altre» vittime, quelle i cui casi non sono stati inseriti nel processo. Fuori dal tribunale, guardate a vista da uno spiegamento davvero fuori misura delle forze dell’ ordine, si sono radunate solo una decina di persone, qualcuna dal Biellese, Pray e Mongrando, le altre da Vercellese e Novarese, con le magliette che riportano le foto dei loro cari, di padri, madri, del marito, che sono diventate un po’ il simbolo di questa protesta civile, silenziosa ma tenace. «Ci siamo oggi e sarà lo stesso per tutte le altre udienze – spiegano -, non vogliamo mollare fino a quando non avremo giustizia. Quello che ci interessa non sono certo i risarcimenti». La delusione per il subitaneo rinvio e forse anche per l’ assenza dei due imputati è palpabile. «Non capisco come si possano sbagliare le notifiche in un processo così importante – spiega un biellese -, è una mancanza che ci fa pensar male». Per loro la data più importante sarà quella del 27 febbraio, quando il gip prenderà in esame le opposizioni alle archiviazioni richieste dalla Procura per cinquecento denunce, la maggior parte delle quali seguite dai legali del Codacons, con il supporto dell’ avvocato Alessandra Guarini. Per convincere il giudice punteranno molto sulle perizie effettuate nei mesi scorsi dall’ ex comandante del Ris Luciano Garofano. In alcune urne sarebbe riuscito a trovare tracce di Dna (in una quelle di due diversi Dna) che potrebbero essere cruciali per definire di chi sono effettivamente i resti consegnati alle famiglie. «Queste sono prove concrete – spiegano i familiari fuori dal tribunale -, a questo punto non possono lasciarci fuori dal processo, i nostri morti chiedono giustizia». – © RIPRODUZIONE RISERVATA

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