20 Febbraio 2016

Gli clonarono la carta, banca condannata

Gli clonarono la carta, banca condannata

Il cliente di una banca, la cui carta di credito era stata clonata, ha visto riconosciuti i propri diritti dopo circa 12 anni dall’ inizio del processo. Lo ha stabilito una sentenza della Corte d’ appello secondo cui la banca risponde dei prelievi illegittimi effettuati con le carte di credito dell’ ignaro correntista, quando non si sia attenuta a standard di comportamento qualificato richiesto dalla peculiare attività svolta, tesi a eliminare gli eventuali rischi connessi al servizio prestato. Il cliente, quale servizio accessorio al conto corrente, aveva richiesto e ottenuto il rilascio di una carta di credito all’ allora Banca Popolare S. Venera. A seguito dell’ operazione di fusione per incorporazione della banca in altro istituto bancario, la Banca eseguiva una campagna di richiamo delle carte di credito in precedenza rilasciate per la loro sostituzione con quelle di nuova emissione, prevedendone in ogni caso la disattivazione per il 30 novembre 2002. Il cliente si recava in banca in quella stessa data per la consegna della vecchia carta, ma contestualmente non gli veniva rilasciata la nuova, che gli veniva consegnata con ritardo, quasi alla fine di gennaio 2003, a causa di un errore nell’ intestazione del destinatario della busta contenente la carta. A distanza di tempo il correntista si accorgeva che erano stati prelevati nel mese di dicembre 2002 tramite la sua carta di credito attraverso il cash dispenser 7.000 euro, che la banca gli aveva addebitato. A questo punto dopo diverse denunce cadute nel vuoto, l’ uomo si rivolgeva al Coda cons e, assistito dall’ avv. Dario Di Bella, dell’ Ufficio legale regionale, chiedeva l’ azzeramento del debito poiché il prelevamento risultava essere fatto nel periodo in cui lo stesso era sprovvisto della carta e oltre il limite di utilizzo della carta medesima. Il Tribunale di Catania, con sentenza n. 3969/09, rigettava la domanda del consumatore condannandolo al pagamento della somma addebitata, oltre interessi e spese nel frattempo maturati. Tuttavia il Codacons non si dava per vinto e sempre l’ avv. Di Bella proponeva appello. Con sentenza n. 129 del 21 gennaio scorso la Corte d’ appello, presidente -relatore Francesco Cardile, ha ribaltato la situazione azzerando il debito e stabilendo che la banca nello svolgimento delle propria attività non aveva adempiuto a tutte le obbligazioni assunte nei confronti del proprio cliente con la diligenza qualificata dell’ accorto banchiere, in quanto non aveva posto in essere tutte le garanzie necessarie sul tipo di servizio prestato, consentendo prelevamenti oltre il limite di utilizzo e non garantendo la disattivazione della carta richiamata.

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