Gli autisti nei seggi e Taranto…
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
CONTINUA DALLA PRIMA Il servizio, soprattutto nel capoluogo, sarà ridotto. Inevitabilmente. E le attese alle fermate saranno ancora più lunghe del solito. Indubbiamente. Sì, andrà in questo modo. Il desolante copione viene riproposto a ogni elezione. Il film va in scena ogni volta che si aprono le urne, basta solo riavvolgere la pellicola. Non cambiano neppure i disagi e le sacrosante proteste dei cittadini, anziani soprattutto, che dopo un’ attesa logorante si allontanano con le proprie gambe borbottando. Il quadro è questo. C’ è poco da fare, sino a quando non cambierà la cornice che regge tutti questi elementi. Sino a quando non verrà modificata la legge, ogni dibattito non produrrà alcun effetto reale. La questione, sia chiaro, è nazionale. E con cifre differenti va da Milano a Palermo. Che fare, dunque? L’ Asstra, l’ as sociazione che raggruppa le aziende di trasporto pubblico, da anni, chiede una modifica legislativa. Invano. Ma la cor nice regge ancora. Nonostante tutto. E nonostante, ad esempio, l’ esposto presentato dal Codacons, nel giugno 2016, alla Corte dei conti, contro la presenza di 850 dipendenti dell’ Atac ai seggi per le elezioni comunali di Roma. L’ associazione dei consumatori rivolgendosi alla magistratura contabile parlò di «interruzione di pubblico servizio» e ipotizzò «un danno erariale». Ma non solo. Sempre il Codacons, aveva tirato in ballo la politica chiedendo anche alla magistratura di verificare se vi fossero state delle responsabilità da parte dei partiti, «che hanno fatto magari promesse a quei dipendenti per lavorare nei seggi». Così, nel giugno del 2016, nella Capitale. E a Taranto? Proprio sulla Gazzetta, quaranta giorni fa, due autisti – sindacalisti – avevano lanciato un appello che aveva il sapore della provocazione e, al tempo stesso, il tenore della sfida alla politica. I due (Giuseppe Cavallo della Fit Cisl e Antonio Schiano della Uil Trasporti) avevano invitato i partiti a non inserire i loro colleghi dell’ Amat negli elenchi dei rappresentanti di lista. Per la serie, non nominate gli autisti per poi magari bollarli come assenteisti. Sfida, visti i numeri, non raccolta e appello caduto nel vuoto sia da una parte (i partiti politici) che dall’ altra (gli autisti degli autobus). Il film si ripete, dunque. E i cittadini con i loro disagi sono i protagonisti, non certo le comparse. In questa vicenda, sono beffati almeno due volte: i più poveri tra loro, hanno perso quei 145 euro che avrebbero guadagnato nel caso in cui i dipendenti di Amat e Ctp non avessero fatto gli scrutatori (la prima); devono attendere a lungo alle fermate o muoversi a piedi (la seconda). Sono due condizioni necessarie e sufficienti, usando un eufemismo, per non essere contenti. Ma conviene avere in tutt’ Italia, tanti elettori così scontenti? Evidentemente no. E così, quel noioso film che vede come attori gli autisti ai seggi invece che al volante, non dovrebbe essere più riproposto. Se non cambiando il finale. Fabio Venere.
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