19 Aprile 2020

Gli anziani “deportati” non vengono dimessi

due ospiti di sala consilina potrebbero tornare a casa: da eboli tutto tace campolongo evasivo. ippolito querela codacons: sciacalli dell’ emozione
I dubbi su quanti tra i 28 ospiti della casa di riposo “Juventus” di Sala Consilina, ad oggi, ricoverati al “Campolongo Hospital” di Eboli, siano guariti dal Covid, sul tempo che passerà prima che tornino nel Vallo di Diano dopo la guarigione, e perfino sul piano dell’ ospedale privato in cui sono stati sistemati dopo il primo tampone di controllo negativo. Sono le tre principali domande alle quali, fino ad oggi, i vertici della clinica ebolitana non hanno risposto. Oppure, se l’ hanno fatto, non sono stati ufficialmente informati dai familiari: è attraverso qualche dipendente che è arrivata, in maniera evasiva, qualche notizia che diceva tutto e niente al tempo stesso. Gli anziani ospiti della casa di riposo “Juventus” di Sala Consilina, che dallo scorso 30 marzo sono stati trasferiti presso il reparto Covid del “Campolongo Hospital” in seguito ad un provvedimento adottato dall’ Asl Salerno, di concerto con la Regione Campania, dopo l’ esplosione di un focolaio all’ interno della Rsa di via Giocatori, che, fino ad allora, aveva portato al decesso di cinque anziani: due nella casa di riposo, tre dopo il ricovero in ospedale. Altri tre pazienti, invece, hanno perso la vita nei primi tre giorni di degenza ad Eboli. Il mistero delle guarigioni . Nella giornata di ieri, stando a quanto appreso da alcuni familiari dei degenti, sarebbero arrivati i secondi tamponi negativi di due anziani, un uomo ed una donna, che di fatto possono essere considerati guariti e quindi pronti per poter essere dimessi, a patto che osservino un periodo di quarantena di altre due settimane in un luogo scelto da loro, che non dev’ essere necessariamente il “Campolongo Hospital”. Alle due guarigioni ne dovrebbero seguire altre nei prossimi giorni, visto che la maggior parte dei primi tamponi di controllo ha già dato esito negativo: ora si attende l’ esito dei secondi che, su buona parte dei pazienti ricoverati, sono stati effettuati nei giorni scorsi. La voce del silenzio. Anche alla Fondazione “Juventus” risulta arduo riuscire ad avere notizie sullo stato di salute dei propri ospiti da parte della struttura sanitaria privata: ci si ritrova costretti a chiedere l’ intercessione dell’ Asl o a contattare i singoli familiari degli anziani. In questi giorni la casa di riposo è stata interamente sanificata ed è pronta a riaccogliere i suoi ospiti. L’ esposto e la querela. Nei giorni scorsi il Codacons ha presentato una serie di esposti a diverse procure della Repubblica in tutt’ Italia: tra queste anche a quella di Lagonegro, chiedendo di indagare sulle morti di ospiti delle Rsa che erano risultati positivi al Coronavirus e uno degli esposti ha interessato la casa di riposo Juventus. La cosa non è andata giù ai vertici della Fondazione che ha annunciato di voler sporgere querela nei confronti dell’ associazione per la tutela dei consumatori. «Una precisazione va fatta una volta per tutte – dichiara Giuseppe Ippolito, presidente della Fondazione “Juventus” – a beneficio di chi non conosce il settore e parla per emotività, se non per sciacallaggio, come certe organizzazioni, le quali sappiano che dovranno sostenere le loro accuse in Tribunale e sopportarne, mi auguro, le conseguenze economiche: le Residenze sanitarie assistenziali non sono presidi sanitari, ma prevalentemente presidi assistenziali, con una parte sanitaria residuale, tant’ è che non sono previste dalla normativa figure mediche al di fuori del direttore sanitario. Questo anche perché i pazienti restano in carico al loro medico di famiglia per i bisogni di salute. Sono previste le seguenti figure professionali: infermieri, oss (operatori socio sanitari), animatori, educatori terapisti e che accompagnano gli ospiti nell’ arco della giornata » Ippolito precisa che l’ assistenza viene portata avanti «nell’ igiene e nella cura personale la mattina, nelle terapie fisiche e abilitative individuali dopo colazione, nell’ assistenza al pranzo e alla cena per chi non è in grado di alimentarsi da solo, nell’ animazione collettiva e nel lavoro di gruppo nel pomeriggio». E aggiunge che «i cittadini ultrasettantacinquenni sani non possono accedere alle Rsa, ma ad altre forme di assistenza che fanno capo ai Piani di Zona Sociali. Alle Rsa accedono i cittadini non autosufficienti o con disabilità, demenza e sindromi correlate, e lo fanno attraverso il Servizio Sanitario Regionale con cui le Rsa sono convenzionate. Nei prossimi giorni in modo franco chiariremo tutti gli aspetti e come sono state gestite le varie fasi dell’ epidemia che ci ha colpiti, perché la verità fa liberi gli uomini e noi non abbiamo nulla da nascondere». Erminio Cioffi ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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