6 Maggio 2016

Gli ambientalisti scendono in piazza «Niente Ogm e ormoni in Europa»

Gli ambientalisti scendono in piazza «Niente Ogm e ormoni in Europa»

Elena Comelli MILANO SONO gli ambientalisti di Greenpeace e Legambiente i primi a scendere in piazza, domani a Roma, contro la Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip), la più grande area di libero scambio della storia, su cui si sta negoziando da anni tra Unione Europea e Stati Uniti. Le resistenze sono vaste e accomunano destra e sinistra antieuropeiste in Italia e in Europa. Per gli Usa, l’ intesa commerciale «è uno strumento di aiuto anche per il Sud Europa», che «crea posti di lavoro», ma nei vari Paesi europei domina lo scetticismo, la preoccupazione per la sovranità e la sicurezza alimentare. Il Ttip divide anche due governi chiave dell’ economia europea, con Francois Hollande molto prudente, mentre Angela Merkel è favorevole, tanto che ieri c’ è stato un siparietto fra la cancelliera e Matteo Renzi su questo tema. «Il trattato di libero scambio tra Europa e America può creare posti di lavoro. Vedo vantaggi molto netti», ha detto Merkel dopo la conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Il compito di un politico è anche convincere e noi continueremo a convincere» i tedeschi, che da un sondaggio risultano molto scettici, ha insistito la cancelliera. «Ma – ha aggiunto, rivolgendosi a Renzi con un sorriso – credo che altrettanto debba fare l’ Italia», riferendosi alle proteste sollevate nel nostro Paese. Il premier si è detto d’ accordo, ma nel rispetto delle specificità del Made in Italy. SUL PERCORSO dei negoziati si sono abbattuti in questi giorni anche i Ttip-Leaks, oltre 200 pagine di documenti riservati divulgati da Greenpeace, da cui si deduce un abbassamento delle tutele da Ogm e carne agli ormoni e di cui invece la Commissione Europea ha smentito il contenuto, definendo alcuni punti elencati come «categoricamente sbagliati». Bruxelles «non accetterà mai di abbassare il livello di protezione dei consumatori, della sicurezza alimentare e dell’ ambiente», ha dichiarato la commissaria Cecilia Malmstroem, che si è detta dispiaciuta per quelli che ha definito malintesi e anche Washington ha parlato di «interpretazioni errate». Ma Greenpeace ha gettato benzina sul fuoco. «Le carni italiane e l’ intera filiera produttiva sono a rischio», sostiene il presidente Codacons, Carlo Rienzi, secondo cui si stima che oltre 3 miliardi di dollari di carne bovina statunitense entreranno in Europa, «prodotti con caratteristiche assai diverse dalle carni italiane, essendo le regole Usa diverse dalle stringenti norme italiane». Come sempre quando si eliminano barriere doganali, chi ha paura della concorrenza agita lo spettro dell’ invasione di prodotti stranieri di peggiore qualità. Ma non tutti ci cascano. «Sosteniamo il governo italiano nell’ appoggio al trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti», ha dichiarato Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare. Naturalmente ci vogliono garanzie che «l’ accordo si concluda nel rispetto di regole e salvaguardie condivise». Per questo Bruxelles tratta da anni e non da ieri.

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