14 Agosto 2007

Gli alimentari italiani? I più cari d`Europa

CODACONS Gli alimentari italiani? I più cari d`Europa

I pesanti rincari annunciati per pasta, pane, latte e derivati sono “solo speculazioni che non trovano alcuna giustificazione“. È quanto segnala il Codacons in una nota annunciando denunce a raffica e chiedendo l`intervento dell`Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. Il Codacons porta ad esempio il prezzo del pane. Solo il 5\% del prezzo finale dipende dal costo del grano. Questo vuol dire che se anche il grano aumentasse del 10\%, come sostenuto da alcuni, questo si dovrebbe ripercuotere sul prezzo finale per appena lo 0,5\%. Il Codacons denuncia anche il fatto che i prezzi alimentari in Italia sono già i più cari d`Europa e che secondo l`ultimo rapporto Eurostat costano al consumatore il 15\% in più rispetto alla media europea, percentuale che per i latticini e le uova sale addirittura al 26\%. Ecco perché un ulteriore aumento, per dei prodotti che sono già così cari, è inaccettabile.L`associazione di consumatori chiede, quindi, al Governo un intervento immediato sulla filiera alimentare, troppo lunga ed inefficiente e che in alcuni casi richiede fino a 7 passaggi prima che il prodotto arrivi sulla tavola degli italiani.In allarme anche la Coldiretti, che sottolinea come attualmente il costo del grano è circa lo stesso dell`inizio degli anni `90 nonostante l`inversione di tendenza dopo anni di continui cali. “L`andamento dei prezzi agricoli non giustifica i pesanti rincari annunciati per i prodotti alimentari a settembre, con incrementi compresi tra il 5\% e il 20\% per pasta, pane e dolci che rischiano di avere effetti negativi sui consumi domestici che sono già pesantemente calati dell`8,8\% per il pane e del 5,4\% per la pasta di semola nel primo trimestre del 2007, rispetto allo scorso anno, secondo i dati Ismea-Ac Nielsen.Per prodotti derivati dai cereali come pane, pasta fresca e dolci, precisa la Coldiretti sulla base di una recente indagine, il prezzo dal campo al consumo si moltiplica rispettivamente di 15, 20 e 70 volte. Per ogni euro speso in pasta fresca non più di 5 centesimi servono per pagare il grano prodotto dagli agricoltori a conferma di come sia strumentale imputare ai prodotti agricoli la responsabilità di aumenti così rilevanti al consumo. Vale la pena ricordare aggiunge la nota, che con un chilo di grano dal prezzo di circa 20 centesimi si riesce a produrre, con la trasformazione in farina e con l`aggiunta di acqua, un chilo di pane che viene venduto ai consumatori a valori variabili da 2,5 euro al chilo per il pane comune a 5 euro e oltre per i pani più elaborati, con prezzi ancora molto più alti per i dolci.Ma i rincari, ribadisce la Coldiretti, non trovano giustificazione neanche in una presunta mancanza di prodotto `Made in Italy` in quanto secondo l`ultima rilevazione Ismea la produzione di frumento duro nel 2007 in Italia è aumentata rispetto allo scorso anno dello 0,9\% per 4,13 milioni di tonnellate, mentre per il grano tenero l`aumento è dello 0,6\% per una produzione di 3,23 milioni di tonnellate.

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