8 Novembre 2019

Gli acquisti online volano ma per i negozi la crisi è sempre più nera

di Marco Valsecchl MILANO A settembre le vendite al dettaglio si presentano in progresso sia rispetto al mese precedente, con un +0,7% in valore e un +0,8% in volume, sia su base annua, con un +0,9% in valore e un +0,7% in volume. A rilevarlo è l’ Istat, che osserva come nel confronto con agosto ad aumentare siano sia le vendite di beni alimentari che di beni non alimentari, mentre rispetto al settembre di un anno fa a crescere sono solo le seconde. Il dato relativo ai primi nove mesi dell’ anno si va così attestando su un +0,7% in valore che appare positivo, per quanto modesto. Non mancano però i motivi di preoccupazione, come viene fatto notare tanto dai consumatori quanto dai negozianti. “I segnali che arrivano dall’ economia non inducono, purtroppo, all’ otti mismo: i consumi restano deboli”, sintetizza Confesercenti, evidenziando come a fare da traino sia l’ online, mentre sembra non avere fine la crisi dei negozi, che da inizio anno hanno perso vendite per circa 300 milioni di euro. La performance del commercio elettronico è in effetti notevole: la crescita annua registrata, pari al 26,3%, rappresenta il risultato migliore degli ultimi due anni. Un exploit a cui fanno però da contraltare il rallentamento sul passo del +0,6% fatto segnare dalla grande distribuzione e soprattutto la flessione dello 0,4% accusata dalle imprese operanti su piccole superfici. “I piccoli negozi vanno sempre peggio”, conferma per il Codacons il presidente Carlo Rienzi, osservando che per gli esercizi di piccole dimensioni e fino a 5 addetti le vendite su base annua calano addirittura del -1,5%. “Piccoli negozi sempre più inguaiati, in piena crisi ed in caduta libera”, rincara la dose Massimilano Dona, numero uno dell’ Unione Nazionale Consumatori, segnalando che per questo tipo di attività il crollo rispetto a due anni fa addirittura del 4,7%. A proporre una ricetta per invertire la tendenza, è ancora Confesercenti. “I negozi di vicinato hanno bisogno di politiche attive, che ne riconoscano il ruolo sociale e che favoriscano la modernizzazione della distribuzione italiana”, scrive l’ associazione, auspicando al tempo stesso “anche di un più serio contrasto alla concorrenza sleale del web, a partire dal livellamento delle disparità fiscali”.

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