12 Giugno 2011

Gli accertamenti sono delicati e complessi

Il procuratore Nicola Trifuoggi ammette che sul caso del piccolo Paolo Alinovi, morto a tre mesi dopo un intervento chirurgico, i tempi si sono allungati. E spiega: «Gli accertamenti sono delicati e complessi ma la giustizia farà il suo corso, all’ esito del giudizio si saprà se c’ è un colpevole, adesso no, è presto e perciò non posso che invitare tutti alla calma». Sa, il procuratore, che sulla pagina facebook della famiglia Alinovi ci sono foto e nome del chirurgo denunciato per omicidio colposo con altri colleghi, sa che è corredata da una scritta eloquente «il medico della morte» ma non fa commenti. Se il medico si sente offeso può fare una denuncia, solo in quel caso si apre un’ inchiesta. Reagiscono a difesa del loro collega, la direzione sanitaria, l’ Ordine dei Medici, il sindacato Anaao. Dice Valterio Fortunato, direttore del Santo Spirito: «Finora abbiamo scelto di non rispondere, ci sembrava un atteggiamento corretto, lunedì studieremo altre iniziative». Gli uffici legali della Asl chiederanno l’ oscuramento del blog, per il resto si vedrà. Enrico Lanciotti, presidente dell’ Ordine dei Medici: «Sentirsi addosso la pressione montante dell’ opinione pubblica induce chiunque allo smarrimento e all’ autodifesa, che in medicina significano perdita di serenità e riluttanza di fronte ai casi più difficili». Domani andrà con l’ avvocato dell’ Ordine in Procura a denunciare Alinovi: «Non lascio solo il collega e neppure la categoria. Non si possono fare processi di piazza senza attendere i tempi della giustizia. Io stesso ho parlato con la mamma del bimbo, mi sembrava di aver spiegato e che lei avesse capito. Non era così». Antonio Ciofani, consigliere nazionale Anaao e responsabile del reparto di Nefrologia, ricorda il collega che tre anni fa per 50 giorni rimase agli arresti domiciliari con l’ accusa di aver fatto sparire il rene di una paziente poi deceduta: «Il rene c’ era come dimostrò una seconda perizia. La vita del medico è stata distrutta, il processo non ancora si celebra e sull’ ospedale di Pescara è scesa un’ onta indelebile». L’ autore della prima consulenza fece un errore «ma non ha avuto sanzioni nè dalla magistratura nè dall’ Ordine dei Medici». Anche nel caso Alinovi c’ è una perizia del Pm che accusa i medici, solo alcuni sugli undici indagati, di incomprensibile attendismo diagnostico e terapeutico che ha causato la morte del bimbo. Ecco perchè, dice Ciofani: «Staremo molto attenti sullo sviluppo giudiziario dell’ inchiesta e sull’ attendibilità della consulenza nell’ eventuale processo». Mario Alinovi non si scompone anche se sa che lo aspetta una raffica di denunce per il suo blog. Perchè ha osato tanto? «Sono due anni che aspetto giustizia ma la giustizia non esiste. Non ho mai preso una multa in vita mia, per il mio bambino farò questo e altro. Quel medico lo voglio vedere condannato e sospeso dal lavoro perchè non faccia ad altri quello che ha fatto a mio figlio». Sono in bilico, le associazioni dei consumatori, tra la comprensione per un dolore che può diventare rabbia e disperazione, e il no a forme diverse dai tribunali ordinari per farsi giustizia. «Pur capendo l’ immenso dolore della famiglia, sono contrario alla condanna sommaria – dice Vittorio Ruggieri, Codacons – che sia in tv o nei social network; la giustizia si fa nei tribunali». «Nel rispetto del dolore e del dramma che stanno vivendo i famigliari – premette Luca Piersante, Adoc – la richiesta di giustizia è altra cosa dal giustizialismo; in una società democratica ci si affida alla giustizia dei tribunali». Solidarizza con Mario Alinovi, anche al lordo del caso su facebook, Codici. «Siamo al suo fianco pienamente – dice Domenico Pettinari, Codici – la vera questione è nella sostanza delle cose: va tenuta alta l’ attenzione sulle morti sospette a Pescara, sulle questioni igieniche in ospedale. Queste cose non devono succedere più». RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

 

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