12 Maggio 2020

Gli 007 turchi: “Silvia Romano l’ abbiamo liberata nor. E c’ è una foto

di Ansonia Sani ROMA M L’ Italia si è presa i meriti maggiori, ma Silvia Romano sarebbe stata liberata dall’ Agenzia d’ intelligence turca (Mit) e successivamente consegnata all’ Italia. Lo ha scritto ieri l’ agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu citando fonti dei servizi di Ankara. Secondo la ricostruzione della Turchia, le autorità italiane avrebbero presentato una richiesta al Mit per ottenere collaborazione nella liberazione della Romano, giovane cooperante italiana rapita il 20 novembre 2018 in Kenya e liberata venerdì scorso in Somalia. L’ intelligence turca avrebbe iniziato a esaminare la situazione nel dicembre 2019 e, grazie all’ attivazione di una rete d’ informatori locali, sarebbe riuscita a stabilire che la ragazza era viva. A seguito del lavoro coordinato svolto con le pertinenti unità di intelligence somale e italiane, la cooperante sarebbe stata in seguito consegnata dal Mit alle autorità italiane a Mogadiscio. Sul sito online di «Anadolu», a corredo della notizia, compare una foto in cui Silvia Romano è all’ interno di un veicolo con indosso un giubbotto anti -proiettile con in evidenza i caratteri della Mezzaluna. Intanto sul caso del presunto riscatto pagato per la sua liberazione (si parla di almeno 4 milioni) è intervenuto ieri il Codacons, presentando un esposto alla Corte dei Conti e costituendosi parte offesa in rappresentanza della collettività nella indagine aperta dalla Procura di Roma. “La vicenda presenta molte, troppe zone d’ ombra su cui è necessario fare chiarezza spiega l’ associazione – Ovviamente salvare i nostri connazionali è un obbligo per lo Stato Italiano, e siamo tutti lieti per la liberazione di Silvia Romano, ma il pagamento di un riscatto in favore dei rapitori po trebbe rappresentare un reato non solo penale ma anche contabile”. Dalle prime dichiaraioni della cooperante sembrerebbe non sussistere la condizione che il codice penale richiede, ossia reale minaccia di morte imminente. Va accertato, secondo il Coda cons, poi se la stessa potesse muoversi liberamente nei luoghi dove veniva portata senza che i servizi, pur informati, abbiano mai tentato di liberarla.

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