GIUSTIZIA: PROCESSO BREVE O PROCESSO LUNGO
IN VISTA ANCHE GAUAI PER GLI AVVOCATI CHE SCRIVONO TROPPO! IL DECRETO IMPONE “SCRITTI SINTETICI”
INTANTO I PIÙ POTENTI SI AFFIDANO AD ARBITRATI NON RAPIDI…RAPIDISSIMI
Il Codacons segnala che, mentre continua serratissimo il dibattito sulla riforma della giustizia, uno dei punti fondamentali del governo, che prevede l’entrata in vigore del c.d. processo breve, il legislatore elabora nuove norme antistoriche che determinano ulteriori oneri per chi cerca di ottenere giustizia.
È il caso del decreto legislativo 104 del 2 luglio scorso, che entrerà in vigore il 15 dicembre prossimo, che all’art.10 all.2 co.2 per la prima volta nella storia della Repubblica stabilisce l’obbligo per gli avvocati di indossare la toga in udienza.
Da anni si discute sull’utilizzo in aula di quest’orpello nero di stoffa: per alcuni è un modo consono di differenziare gli avvocati dal pubblico, mentre, per altri, soprattutto tra i più giovani è un’abitudine desueta che allontana chi esercita la giustizia da chi la subisce che serve solo a spendere 10 euro per affittarla.
A quanto pare a diramare i dubbi in merito ad indossarla oppure no ci ha pensato questa legge, che da dicembre comporterà dei costi non indifferenti, infatti, la spesa da sostenere per acquistare una toga nuova va dai 350 fino, addirittura, ai 700 euro e volendola noleggiare ad ogni udienza non si risparmia affatto, spendendo sicuramente più di 200/300 euro al mese.
Il Codacons, prendendo atto dalla grossa novità di costume, per così dire, si chiede come mai al legislatore, che sembra così attento alla forma, non sia mai venuto in mente di imporre alle donne di indossare la giacca e la cravatta.
Inoltre, il Codacons sottolinea come sia proprio l’aumentare di formalismi inutili, come l’obbligo della toga in questo caso, a comportare l’incremento dei costi della giustizia per la gente comune che ha necessità di intentare una causa. E mentre i cittadini devono sottostare ai costi e alle lungaggini burocratiche della giustizia chi se lo può permettere, i più potenti, si affidano ai costosissimi e rapidissimi arbitrati.
Infine, si segnala anche che il legislatore, nel decreto in esame, nell’art.120 co.10, non ha perso l’occasione per facilitare il lavoro dei magistrati sancendo che “tutti gli scritti devono essere sintetici”. Ciò, oltre ad essere in evidente contrasto con il diritto di difesa dell’art.24 della Costituzione, rischia di compromettere l’operato dell’avvocato difensore, però non risulta che l’associazione nazionale magistrati, per il momento, sia insorta contro tale articolo.
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