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20 Maggio 2010

GIUSTIZIA. Milano, processo derivati: Consumatori fiduciosi sull’ammissione a parte civile

Dopo il debutto del 6 maggio scorso con l’udienza di rinvio che ha assegnato il dossier al giudice monocratico Oscar Magi, è ripreso oggi presso il Tribunale di Milano il processo nei confronti di 13 persone fisiche e quattro banche accusate di truffa aggravata per un presunto danno da 100 milioni arrecato all’amministrazione cittadina con la stipula di contratti derivati. La vicenda ha preso il via nel 2008 quando Davide Corritore, vicepresidente del Consiglio comunale e rappresentante del Pd a Palazzo Marino aveva depositato in Procura un esposto sulle operazioni in strumenti derivati effettuate dal Comune, in cui si chiedeva l’applicazione del reato di truffa a carico delle banche coinvolte nell’operazione, ovvero Jp Morgan, la filiale londinese di Ubs, quella di Dublino di Depfa Bank e di Deutsche Bank.

All’udienza odierna – aggiornata al 9 giugno prossimo – le banche coinvolte hanno chiesto di sentire come testi anche l’attuale sindaco Letizia Moratti e l’ex primo cittadino Gabriele Albertini.

Lo hanno dichiarato gli avvocati dei quattro istituti di credito al deposito delle loro liste testi composte, essenzialmente, da consulenti, da alcuni testimoni indicati anche dall’accusa oltre, appunto, dai due sindaci. "Con questa citazione diamo una dimostrazione di trasparenza. I sindaci devono venire a spiegare come sono avvenute le cose", ha detto l’avvocato Fabio Cagnola, difensore di Ubs.

Intanto nel corso dell’udienza che si è tenuta oggi si è discusso sulla possibile costituzione di parte civile di una cordata guidata dall’Adusbef della Lombardia, composta da circa una trentina di associazioni nazionali e locali di difesa dei consumatori (ADUSBEF, ADICONSUM, ADOC, ALTROCONSUMO, CITTADINANZATTIVA ONLUS, CODACONS, CONFCONCONSUMATORI, CO.N.I.A.C.U.T, LA CASA DEL CONSUMATORE, LEGA CONSUMATORI, MOVIMENTO CONSUMATORI, UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI e il MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO-MDC), rappresentate dall’avvocato Marisa Costelli. Secondo le difese degli imputati, la costituzione di parte civile delle associazioni di consumatori è da bocciare. Da parte sua, il pm Alfredo Robledo ha detto si alla costituzione parte civile del Comune di Milano, si è rimesso al giudice sulla presenza delle associazioni dei consumatori, mentre si opposto alla richiesta del Comune e dei consumatori di citare le banche come responsabili civili.

"L’orientamento prevalente della giurisprudenza scoraggia l’azione civile nel processo penale per evitare appesantimenti. Sarebbe un’inutile sovrapposizione e la giurisprudenza è contraria: non si può chiedere agli stessi soggetti di risarcire in caso di condanna in due vesti diverse. Le banche sono già imputate", sono state la parole del pm.

"Sono convinta che ci siano buoni presupposti per l’ammissione della costituzione parte civile delle associazioni dei consumatori e ritengo le difese degli imputati inconsistenti e superabili – ha sottolineato l’avvocato Costelli che rappresenta la cordata di associazioni dei consumatori – Le questioni di indebitamento pubblico le pagano tutti i cittadini e i consumatori e non sono certo meno importanti delle questioni di indebitamento privato".

L’avvocato Giorgio Perroni per Jp Morgan ha chiesto che sia dichiarata inammissibile la costituzione di parte civile del Comune poiché non sarebbe stato indicato il legale rappresentante e perchè non basterebbe la procura speciale del sindaco Letizia Moratti. "Tutto regolare", è stata la replica di Carlo Federico Grosso, legale del Comune di Milano.

Il procedimento in corso a Milano non rappresenterebbe invece un processo pilota, come è stato detto in più sedi. Lo ha affermato, in particolare, l’avvocato Guido Alleva che nella causa difende Deutsche Bank. "Ogni processo – ha detto il legale – ha l’obiettivo di accertare i fatti e la verità. Se si attribuiscono valenze che il dibattimento non ha, si rischia di sconfinare in un territorio molto pericoloso".

A margine del processo, il pm Robledo ha sottolineato la gravità della situazione italiana in tema di derivati.

"L’Italia è più a rischio della Grecia, soprattutto per quanto riguarda i contratti derivati. In Italia c’è un problema enorme e concreto perché ci sono tantissime bolle che stanno in capo a comuni, province e regioni che prima o poi scoppieranno ma nessuno sa cosa succederà in quel momento", ha concluso il pm Robledo.

 

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