2 Agosto 2002

Giustizia lumaca, 23 risarcimenti

I primi effetti della legge Pinto: bacchettata ai giudici del Tar di Trieste dove un ricorso era pendente da 20 anni

Giustizia lumaca, 23 risarcimenti

La Corte d?appello ha assegnato a ciascun ricorrente 3mila 500 euro. Ma non mancano le critiche

Si cominciano a vedere i primi effetti della legge “Pinto“ che punisce la lentezze estenuanti della giustizia. Proprio in questi giorni, infatti, ben 23 dipendenti di un`amministrazione pubblica, assistiti dall`avvocato pordenonese Annalisa Del Col, hanno ottenuto un risarcimento di 3 mila e 500 euro (circa 7 milioni di vecchie lire, a testa) a titolo di risarcimento per i disagi patiti, attendendo una sentenza del Tribunale amministrativo regionale, dove il loro ricorso giaceva ignorato dal lontano 1982, proprio grazie a quanto disposto dalla nuova normativa in materia.
Una legge, si ricorda, varata in Italia poco più di un anno fa, l`8 marzo 2001, dopo i ripetuti richiami dell`Europa, e che assegna alle Corti d`appello il ruolo di “giustiziere“, in sostituzione della Corte europea, alla quale si doveva ricorrere in precedenza per vedere riconosciuto il proprio diritto ad avere una sentenza non soltanto giusta, ma anche in tempi brevi.

Ora, pertanto, gli italiani che si sentono “vittime“ dei ritmi lumaca della macchina delle giustizia, possono rivolgersi alla Corte d`Appello che, in Camera di consiglio, decide abbastanza rapidamente sull`entità del risarcimento per i danni patiti, con verdetto immediatamente esecutivo.

«Per il ritardo del Tar del Friuli Venezia – ha spiegato l`avvocato Del Col – la corte d`Appello competente per territorio è quella di Bologna, quella che proprio alcuni giorni or sono ha accolto la lamentela dei miei assistiti ed ha condannato la Presidenza del Consiglio dei ministri a pagare 3 mila e 500 euro ciascuno, in considerazione del fatto che il loro ricorso era da 20 anni pendente ancora in primo grado. Da quanto mi risulta – ha commentato la Del Col – questo è uno dei risarcimenti più elevati decisi sino ad ora e per tanto non posso che dirmi soddisfatta».Di diverso parere è invece il legale pordenonese Vitto Claut, che nel corso di quest`ultimo anno ha ottenuto già una decina di questi risarcimenti, «ma – sottolinea – tutti di pochi euro. Il principio del risarcimento è sacrosanto, ma assolutamente non adeguato ai disagi patiti, dal punto di vista economico. È un`ingiustizia anche questa. Pertanto – ha annunciato l`avvocato pordenonese, che è anche referente del Codacons regionale – ho deciso di rivolgermi nuovamente alla Corte di Strasburgo, dove un tempo si riusciva ad ottenere, a titolo di risarcimento, anche 20 milioni di lire: ben più appropriate a fronte delle spese e dei ritardi patiti in attesa che la macchina della giustizia si mettesse in moto».

I soldi, in caso di giustizia lenta, possono essere chiesti anche con il processo ancora in corso (anche in caso di condanna), perché in virtù del trattato internazionale il cittadino ha diritto a essere giudicato in tempi ragionevoli: circa quattro anni per una sentenza definitiva secondo la Corte.

«Altra cosa assurda – ha sottolineato Claut – è che la legge Pinto sia stata finanziata con “un pugno di miliardi“ se non erro appena una dozzina per sanare i ritardi di tutta l`Italia». Potrebbe pertanto accadere, vista la mancanza di soldi, che il cittadino che ottiene il risarcimento dalla Corte d`Appello per la lentezza di un processo debba intraprendere una nuova battaglia per avere pure i soldi in tempi ragionevoli.

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