Giustizia e Giustizieri: Perché il Codacons ha fatto il suo dovere (mentre il tribunale dei social dormiva)
Il proscioglimento di Chiara Ferragni per la vicenda del pandoro Balocco ha scatenato il prevedibile vespaio. Da un lato i follower festanti, dall’altro l’indignazione di chi voleva vedere scorrere il sangue. Nel mezzo c’è il Codacons, “accusato” – da alcuni franchi tiratori – di essere stato “troppo efficace”.
La narrazione che sta prendendo piede, surreale, è che l’associazione abbia “salvato” l’influencer permettendo ai consumatori di ritirare la querela. Tesi fantasiosa, divertente, ma più da tribuna social.
Serve tornare ai fondamentali, quelli che persino alcune storiche associazioni dei consumatori sembrano aver dimenticato, forse ubriacate anche loro dalla pericolosa visibilità social.
Anzitutto la Ferragni è stata prosciolta dopo aver affrontato un primo grado di giudizio da un giudice che ha ritenuto non sussistente una circostanza aggravante, e non perché il Codacons ha ritirato la sua querela (delle decine presentate anche da almeno altre 2 associazioni).
Secondo aspetto: Il processo penale serve allo Stato per punire i colpevoli. La costituzione di parte civile nel processo penale serve ai cittadini esclusivamente per ottenere il risarcimento del danno subito. Punto.
Quando un consumatore entra in un processo penale, non indossa la toga del Pubblico Ministero né impugna l’ascia del boia. Il suo scopo, unico e legittimo, è il risarcimento del danno.
Confondere i due piani è un errore grossolano, frutto di una visione forcaiola della giustizia che non ci appartiene. O frutto di un’ipocrisia da tastiera, che purtroppo può anche dare i suoi frutti sui social (tradotto in like e visualizzazioni).
I fatti sono chiari. I consumatori si sono rivolti al Codacons per essere tutelati dopo aver acquistato un pandoro a prezzo maggiorato, nella convinzione che la differenza pagata sarebbe andata in beneficenza. E il Codacons ha ottenuto per loro un ottimo risarcimento economico, circa 25 volte superiore al danno patrimoniale subito.
Di fronte a un’offerta risarcitoria di questo tipo (e davanti al rischio di una archiviazione), spingere i consumatori a rifiutarla, come ora invocano a gran voce gli ipocriti da tastiera, per “il gusto di vedere l’imputato condannato” non sarebbe stata giustizia.
C’è un passaggio tecnico che i giustizieri del web ignorano: rifiutare un risarcimento congruo solo per far condannare l’imputato trasforma l’istituto della parte civile in uno strumento illegittimo. È uno sviamento sostanziale della legge penale.
C’è di più. La difesa della Ferragni aveva correttamente formalizzato nelle memorie un’offerta economica ai danneggiati. Se anche i consumatori avessero rifiutato per puntiglio, l’imputato avrebbe potuto legittimamente sostenere di aver offerto il risarcimento. Questo perchè per Il danneggiato civile rifiutare una offerta equa solo per pretendere “le manette” è un comportamento vessatorio, che svuota di senso la sua presenza nel processo penale. E che il giudice penale può ben considerare irrilevante ai fini della condanna dell’imputato.
I nostri assistiti hanno valutato l’offerta economica, l’hanno trovata vantaggiosa e l’hanno liberamente ed esplicitamente accettata. Abbiamo dunque costretto la controparte a risarcire il danno e dimostrato che anche i giganti del web devono aprire il portafoglio quando sbagliano.
Se qualcuno sperava che usassimo i nostri iscritti come carne da macello per una crociata ideologica o per ottenere una condanna esemplare a tutti i costi, ha sbagliato indirizzo. D’altronde il proscioglimento penale per remissione di querela non cancella la realtà: il danno c’è stato e, grazie a noi, è stato risarcito. E grazie al Codacons è ora in discussione in Parlamento il cosiddetto DDL beneficenza.
Lasciamo agli altri il ruolo di giustizieri social immaginari, noi ci teniamo stretto quello di difensori reali.
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