1 Aprile 2010

GIUSTIZIA: CODACONS, ILLEGITTIMO RITORNO IN TOGA DOPO POLITICA

(AGI) – Roma, 1 apr. – Viola la Costituzione la norma che permette ai magistrati di tornare a vestire la toga dopo essere stati collocati fuori ruolo per ricoprire incarichi politici. Ne e’ convinto il Codacons, che, con un ricorso al Tar del Lazio, chiede l’annullamento della delibera con cui il Csm, il 18 febbraio scorso, ha concesso l’aspettativa al pm di Bari Lorenzo Nicastro, candidato, poi eletto, con l’Idv alle regionali in Puglia.
   Nel documento, messo a punto dal Codacons e dall’Associazione utenti della giustizia, si sollevano questioni di illegittimita’ costituzionale del decreto legislativo 160/2006, inerente la carriera in magistratura, nella parte in cui consente il ricollocamento in ruolo del magistrato che abbia ottenuto l’aspettativa per motivi elettorali, e dell’articolo 2 della legge 154/1981 sull’ineleggibilita’ e incompatibilita’ alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale: i consumatori, dunque, chiedono l’accertamento della costituzionalita’ delle suddette norme, con rimessione della questione alla Consulta per violazione degli articoli 97, 98, 104 e 111 della Costituzione. Per gli avvocati Carlo Rienzi e Gino Giuliano, firmatari del ricorso, "e’ assolutamente incostituzionale consentire, dopo l’espletamento del mandato elettivo, un ritorno ‘nel potere di appartenenza’. La strumentalizzazione del ‘passato giudiziario’ e’ inevitabile: sia durante lo svolgimento delle funzioni politiche, in quanto il magistrato e’ inevitabile che utilizzi informazioni acquisite nel corso dello svolgimento delle funzioni giurisdizionali, sia nel ritorno al potere giudiziario, essendo concreto il rischio di attentato al principio di indipendenza, terzieta’ ed imparzialita’". Anche alla luce della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, si legge ancora nel documento, "deve ritenersi che il collocamento fuori ruolo per motivi elettorali spezzi definitivamente ed irreversibilmente il legame con l’ordine di appartenenza".Le due associazioni ricordano quindi che lo stesso Csm "ha avvertito il problema della commistione tra giustizia e politica", chiedendo al Parlamento "un intervento legislativo" in materia, nonche’ come la Corte Costituzionale, con una sentenza del luglio 2009, abbia chiarito che "e’ precluso al magistrato l’organico schieramento con una delle parti politiche in gioco, essendo suscettibile di condizionare l’esercizio indipendente e imparziale delle funzioni e di comprometterne l’immagine". Per la Consulta, vi e’, infatti, un "dovere di imparzialita’ che grava sul magistrato, coinvolgendo anche il suo operare da semplice cittadino, in ogni momento della sua vita professionale, anche quando egli sia stato, temporaneamente, collocato fuori ruolo per lo svolgimento di un compito tecnico".
   Nel caso in esame, secondo gli avvocati, la delibera del Csm "non contiene alcun accenno alle varie indagini condotte dallo stesso, con la conseguenza che e’ stata rilasciata incondizionatamente, senza che sia stata data rilevanza al noto excursus giudiziario condotto dal dott. Nicastro", che ha svolto "l’indagine, conclusasi con ben due rinvii a giudizio" su Raffaele Fitto, ministro per gli Affari Regionali, e che "ora entra in politica nel partito che piu’ attacca il movimento in cui milita Fitto". Concedendo l’aspettativa al magistrato, dunque, secondo il Codacons, il Csm ha "consentito una inaccettabile commistione tra politica e giustizia , favorendo in questo modo il fenomeno della magistratura politicizzata" e, dunque, la delibera di Palazzo dei Marescialli "e’ sicuramente – si legge nel ricorso – inopportuna ed irragionevole perche’ ha consentito a Nicastro di candidarsi nello stesso territorio in cui ha condotto le delicate indagini su Fitto. E’ innegabile che emettendo la delibera in oggetto il Csm abbia messo in discussione la credibilita’ della magistratura". (AGI) Oll

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