25 Luglio 2009

Giuseppina non vuole rinunciare alla tanto agognata tintarella

 ROMA – Giuseppina non vuole rinunciare alla tanto agognata tintarella, nonostante il mare sia sempre più "salato" per le sue tasche. E’ attenta ai prezzi, colpa della crisi, ma non intende privarsi dei servizi minimi del lido, come lettino e ombrellone. Piuttosto è decisa a risparmiare sulle bevande, portandosi da casa l’acqua. Peccato che per questo motivo lei sia stata invitata a lasciare lo stabilimento. «E’ successo domenica 5 luglio – racconta amareggiata Giuseppina a "Dillo al Messaggero Estate" -. Quel giorno sono andata al lido "le Capannine" di Catania. Dopo aver pagato l’ingresso, io e il mio ragazzo siamo stati gentilmente invitati ad uscire perché avevamo con noi una borsa termica contenente dell’acqua. Come noi, anche una coppia con un bambino di un anno. So che è nell’interesse dello stabilimento vendere i propri prodotti, ma…». La vicenda di Giuseppina è una delle tante. Tante esperienze di vita vissuta, stranezze, assurdità che i lettori ci segnalano raccontandoci la loro estate, a volte sofferta, a volte arrabbiata, a volte bizzarra. In un’Italia in cui fioccano divieti di ogni tipo per bagnanti e turisti. A Lerici, ad esempio, quest’anno è vietato girare per le strade in costume da bagno. Lo ha disposto il sindaco con un’ordinanza che nasce «da ragioni di buon gusto e decenza» e che prevede sanzioni da 25 a 500 euro. Vietato anche mettersi in costume con l’asciugamano sui muretti che delimitano le spiagge del territorio comunale. L’ordinanza sarebbe nata dopo le proteste dei cittadini stanchi di quei bagnanti che hanno l’abitudine di girare in costume al bar, in gelateria o nei negozi del centro. Vigili a pieno regime in questi giorni anche a Venezia, a piazza San Marco, per invitare i turisti a non sedersi a mangiare sui gradini dei monumenti e ad indossare abiti decorosi sopra le tenute da spiaggia. E poi: a Ischia è vietato passeggiare con gli zoccoli ai piedi. Stesso divieto, da quasi trent’anni, anche a Capri: «Ma i verbali sono pari a zero – ammettono gli agenti della Polizia municipale dell’isola – poiché i turisti indossano i più silenziosi crocs in gomma. Nonostante ciò, l’ordinanza resta valida. La multa? Va dai 25 ai 500 euro, anche se in pratica quella elevata è di 50 euro». E non è tutto. Sulle spiagge italiane, guai a raccogliere sabbia e conchiglie. Ma chi controlla?  «La verità è che questi divieti vengono lanciati in pompa magna, ma alla fine i controlli sono pochi e le multe rarissime, per cui i bagnanti continuano a fare come vogliono», sostiene Carlo Rienzi, di Codacons. Alcune ordinanze difendono il patrimonio (il divieto di rinfrescarsi nelle fontane pubbliche o fare pic-nic sulle scalinate di chiese e centri storici) e tutelano la salute pubblica (divieto di dare da mangiare ai piccioni o eseguire massaggi in spiaggia). Per molti altri divieti, però, siamo in presenza di «esagerazioni», senza una reale possibilità di controllo da parte delle forze dell’ordine. Continua Rienzi: «Come si può impedire ai cittadini di portare via un po’ di sabbia dalla spiaggia? Il divieto vale anche per i granelli che restano nel costume? Per non parlare dei castelli di sabbia o delle buche vietate sulla battigia: la multa vale anche per i bambini che giocano con paletta e secchiello?».

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