10 Settembre 2002

Giovedì lo sciopero della spesa

«I dati sull?inflazione sono falsati»
I consumatori denunciano 21 sindaci (anche Gorizia). Giovedì lo sciopero della spesa

ROMA ? I dati diffusi dall`Istat sul tasso di inflazione «almeno dal `95 non sono attendibili in quanto 21 capoluoghi di provincia omettono del tutto di fare rilevazioni, o non forniscono rilevazioni corrette». Ma l`Istat ribatte: è già noto che il numero dei capoluoghi di provincia che partecipano alla rilevazione sono 76 e rappresentano l`83% della popolazione. E la mancata partecipazione di un certo numero di Comuni «non inficia la correttezza della misura dell`inflazione prodotto dall`Istat».
Va in scena l`ultimo atto, per ora, della `guerrà in corso tra le associazioni dei consumatori riunite nell`Intesa e l`istituto di via Cesare Balbo, massima autorità in materia di censimenti e fotografie numeriche della realtà italiana.
«Ventuno capoluoghi di provincia sono imputabili di omissioni o errori nella rilevazione mensile a loro richiesta. E questo succede almeno dal 1995» hanno tuonato oggi i rappresentanti di Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori annunciando esposti e denunce a carico dei sindaci dei 21 centri sotto accusa, ipotizzando i reati di omissione e abuso di atti d`ufficio.
Carte alla mano, l`Intesa ha elencato quali sono i centri, che sommano una popolazione di 9.257.759 abitanti comprese le rispettive province, e di quasi 1.700.000 persone nei soli capoluoghi. In pratica, «un sesto dei cittadini italiani non viene preso in considerazione dall`Istat e per la Sicilia tale percentuali sale al 33%» dice il presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti. «Ciò inevitabilmente porta ad uno sbilanciamento del tasso di inflazione ufficiale che non rappresenta quindi la totalità dei consumatori. Quindi si può affermare che dal `95 almeno tutti i dati sull`inflazione diffusi dall`Istat sono falsi, taroccati», rincara Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Secondo i consumatori, l`immissione dei dati mancanti determinerebbe una oscillazione al rialzo del tasso inflattivo »tra lo 0,1% e lo 0,3%, ribadendo che il tasso di inflazione reale, quello che pesa sulla gente è ben lontano dal dato Istat ed è di molto superiore al 3%».
L`Intesa dei consumatori ha presentato oggi un documento interno dell`Istat, datato 14 marzo 1995 e indirizzato ai sindaci, nel quale si ammette l`esistenza «di punti deboli nella catena produttiva. Alcuni controlli effettuati a campione – si legge – hanno rilevato che oltre il 90% delle sostituzioni di prodotto viene effettuato senza registrare alcuna variazione nell`indice (il prezzo ricostruito del mese precedente viene posto uguale al prezzo del mese corrente)»; a fronte di ciò l`istituto chiede «una maggiore attenzione alla stima del prezzo costruito».
Nonostante si tratti di un documento del `95, l`Intesa afferma che «le cose in questi anni sono rimaste immutate e i Comuni indicati continuano ad essere inadempienti, come si evince da una tavola dell`ottobre 2001 relativa agli indici dei prezzi al consumo. Fa eccezione Aosta che da qualche mese rispetta gli impegni». Nonostante tali pesanti accuse, le organizzazioni dell`Intesa sono «radicalmente contrarie a panieri diversi da quello dell`Istat, contrarissime – ha ribadito Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori – a promuovere strani panieri privatistici. Le questioni implicate dal paniere, dalle tariffe ai contratti di lavoro, sono troppo delicate perchè si possa pensare a panieri privati. Meglio ottimizzare quello dell`Istat, come è già emerso dall`incontro avuto venerdì scorso con il presidente dell`istituto».
Le associazioni dei consumatori ritengono insomma che «i prezzi forniti dai comuni non rispecchiano pienamente la realtà. Per questo verranno aperte vertenze con tutti i comuni capoluoghi perchè siano resi pubblici i dati rilevati e forniti all`Istat». E si prepara intanto lo `sciopero della spesà del 12 settembre, il secondo nella storia del consumerismo italiano.

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