25 Aprile 2018

Giovanni Toti “La legge sull’ azzardo è un compromesso ma non è immutabile”

«Io ho la coscienza a posto. La nuova legge che presentiamo domani in consiglio regionale sul gioco d’ azzardo, recepisce i termini dell’ intesa raggiunta in Conferenza delle regioni con il governo, non senza una lunga gestazione e penso si sia trovato un buon equilibrio a livello nazionale. Non si tratta di una sanatoria, perchè si prevede una progressiva riduzione sino al 50% delle slot machine». Il presidente della Regione Giovanni Toti risponde a Repubblica alle domande arrivate dalle associazioni, dal Pd, dal M5S e dal Cardinal Bagnasco. «Intorno all’ azzardo le esigenze sono molteplici e devono stare in equilibrio. Quando in Italia alcuni anni fa si decise di legalizzarlo, lo si fece nella convinzione che il gioco illegale avesse creato amplissime sacche di guadagno e di gestione da parte della criminalità organizzata. Dopo alcuni anni si è arrivati a una nuova formulazione che tenga conto della ludopatia, che è cresciuta nel frattempo insieme con una maggiore sensibilità sul problema». Ma quali sono le esigenze, oltre alla salvaguardia della salute? «Una come ho appena detto, è quella di non ignorare un fenomeno che c’ è e cercare di regolamentarlo, senza lasciarlo alla criminalità organizzata, e poi garantire agli esercizi commerciali che campano anche grazie a questo la possibilità di sopravvivere. Ricordo che questa intesa è stata raggiunta con un sottosegretario, Pier Paolo Baretta, che è del Pd». Il problema non sono solo le nuove regole ma soprattutto il pregresso.Le slot che ci sono già non si toccano, anche se vicine a luoghi sensibili. «È previsto che cali il numero di punti all’ interno dell’ esercizio. Ma già a fine aprile in Liguria il gioco si ridurrà, è prevista una graduale eliminazione di slot sino al 50%». Il Cardinal Bagnasco ha preso una posizione forte, auspicando regole più severe. «Lo capisco, è giusto che un’ autorità morale assuma una posizione del genere sul gioco che è un’ attività distruttiva. Ma poi, la politica è l’ arte del possibile». Nella nuova legge spariscono palestre e scuole elementari dai luoghi sensibili. «Non credo che un bambino di scuola elementare corra il rischio di giocare alle macchinette, nè che ci sia un’ associazione tra attività fisica in palestra e ludopatia. Ma naturalmente sono pronto ad accettare osservazioni». Questo testo che portate domani, in mezzo a un ponte festivo, in Consiglio, è immodificabile, nonostante le proteste di associazioni, partiti e Chiesa? «La normativa non è un testo blindato, anche se ho già spiegato che ritengo imprescindibili gli elementi del legislatore nazionale. Sono aperto alla discussione e molto verrà lasciato all’ autonomia dei sindaci». Bagnasco ha indicato nel Piemonte la legislazione da prendere a modello. «L’ accordo raggiunto con il sottosegretario Baretta prevede che le regioni applichino uniformemente i criteri adottati, e noi ci siamo regolati di conseguenza, cosa che ritengo giusta perchè altrimenti si determinerebbero effetti perversi, con paesi a poca distanza di chilometri uno dall’ altro ma in regioni diverse, in cui c’ è e non c’ è la slot. Poi, è stata lasciata facoltà a alcune regioni particolarmente colpite di inasprire la normativa nazionale. Qualcuno ha gettato il cuore oltre l’ ostacolo, con normative più restrittive, gli auguro in bocca al lupo ma non è detto porti risultati efficaci, si rischia di lasciare al gioco illegale margini di crescita ulteriore. Senza contare che questi esercizi, oltrechè posti di lavoro hanno una valenza sociale». In che senso, scusi? «Che per alcuni esercenti una o due slot consentono al bar tabacchi di restare aperto e di essere l’ unico presidio in paesi che altrimenti chiuderebbero. E ricordo che noi non abbiamo alcun interesse economico, perchè il gettito del gioco d’ azzardo finisce tutto nelle casse dello Stato». In definitiva, si potrebbe dire che fate il minimo sindacale. «La vera questione è anche un’ altra. Il vizio del gioco si combatte a monte anche con campagne educative e questo nella legge è previsto. Peccato che per ora noi non si sia potuto andare avanti a causa di un ricorso al Tar da parte del Codacons, che lamenta di non essere stato consultato». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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