21 Giugno 2013

Giovani, sfrattati e senza soldi «Viviamo nel bunker antiaereo Non troviamo lavoro né casa»

Giovani, sfrattati e senza soldi «Viviamo nel bunker antiaereo Non troviamo lavoro né casa»

        

Manuel ha 42 anni ed è di Castronno, Clara ne ha 34 e viene da Bergamo. I due sono innamorati e dormono nel rifugio anti aereo dei Giardini Estensi da un mese: sono stati sfrattati dall’ appartamento di Castronno perché non più in grado di pagare l’ affitto. Ad accorgersi di loro, le Guardie Ecologiche Volontarie durante un giro di “perlustrazione” all’ interno dei Giardini mercoledì notte. Il sostegno dei genitori «Non troviamo lavoro – spiega Manuel – io facevo il muratore e quando ho perso il lavoro non sono più riuscito a trovare altro. Clara faceva l’ impiegata, ma anche per lei le cose non sono andate bene e ora il periodo non è certo dei migliori». Per qualche mese, i due sono stati aiutati dai genitori di lei, poi il papà di Clara si è ammalato e la famiglia non è più in grado di sostenerli economicamente. Così, ora la coppia si trova in mezzo a una strada. «Abbiamo trovato il rifugio antiaereo, ci sembrava un posto sicuro. Nelle stazioni e nei luoghi frequentati dai senza tetto ci sono un sacco di stranieri e per Clara potrebbe esse pericoloso». La coppia si barcamena tra i frati della Brunella, dove sfruttano anche la possibilità di farsi la doccia, e le suore di via Bernardino Luini. Ma per loro, il rischio è dietro l’ angolo. Con un passato di tossicodipendenza e il vagabondaggio la tentazione di ricadere nella droga potrebbe, prima o poi, avere la meglio sulla volontà di continuare a proseguire sulla retta via.«Vogliamo restare insieme»«Chiediamo solo di poter stare insieme e avere un aiuto a trovare un alloggio e un lavoretto, prima si riusciva a recuperare qualcosa in nero: ora niente». A raccogliere i numeri di un fenomeno che sembra inarrestabile, ma soprattutto in crescita anche nella Città Giardino sino ad oggi pensata come un’ isola felice, è il Codacons che mette in evidenza come l’ 11,1% delle famiglie varesine siano relativamente povere mentre il 5,2% lo siano in termini assoluti.Entrando nel merito delle tipologie familiari che versano in condizione di fragilità, il dato mette in evidenza come l’ incidenza della povertà relativa aumenta dal 40,2% al 50,7% per le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro e dall’ 8,3 al 9,6 per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro, anziani soli e in coppia. Un fenomeno da incuboTra queste ultime aumenta anche l’ incidenza della povertà assoluta. Insomma, un fenomeno di fronte al quale non si può più far finta di nulla. «A Varese manca un centro di accoglienza temporaneo per famiglie e persone in difficoltà a causa della crisi economica – commenta la democratica Luisa Oprandi – Questo fenomeno, che vede alla sera sempre più facce nuove di varesini mettersi in coda alle suore di via Luini per un pasto caldo, sta esplodendo. Se fino ad ora la crisi ha consumato i risparmi di una vita, oggi manda le persone in strada». Secondo Oprandi Palazzo Estense potrebbe pensare anche a una formula che vede coinvolti insieme all’ ente locale anche privati cittadini. «Ci potrebbero essere dei cittadini che hanno a disposizione dei locali nei quali ospitare famiglie sfrattate e persone singole in reali difficoltà, come molti varesini hanno fatto in questi anni nei confronti delle famiglie dei bambini ricoverati all’ ospedale Del Ponte».«Il Comune farebbe da garante e potrebbe erogare a chi si mette a disposizione degli incentivi». Anche monsignor Franco Agnesi ritiene che l’ ente pubblico debba affrontare il problema. «Il fenomeno è innegabile – commenta – È necessario che l’ istituzione pubblica locale metta in campo delle soluzioni per arginare questo fenomeno. La Chiesa farà la sua parte ma non può sostituirsi all’ ente pubblico locale. Auspico in una cooperazione». Ma l’ assessore ai Servizi Sociali, Enrico Angelini, spiega che il Comune sta facendo tutto il possibile. «Con le poche risorse che abbiamo a disposizione, cerchiamo di continuare a erogare in modo serio i servizi già in essere. La città è abbastanza attrezzata con diversi servizi e progetti, sia in ambito pubblico sia a livello di associazionismo». Quello che Angelini ritiene possa essere fatto è «rafforzare la rete tra i Comuni. Purtroppo, bisogna essere realistici e concreti: più di quello che Palazzo Estense sta già facendo non si può fare».n.
        

valeria deste
        

 

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