Giornalismo non è frugare nell`intimo
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- Aprile
Il Garante della Privacy blocca la messa in onda della discussa puntata de Le Iene sull`uso di droghe fra i parlamentari, contestando il metodo con cui la trasmissione ha acquisito i dati. Ne discutiamo con Vittorio Roidi, Segretario dell`Ordine dei Giornalisti La notizia questa volta sono loro. Le Iene, popolare e seguitissimo programma di informazione, satira e intrattenimento trasmesso da Italia Uno, è infatti in queste ore al centro di una vera e propria bufera politica e non solo. Ieri infatti, alla vigilia della prima puntata della stagione, prevista per questa sera alle ore 21, gli autori della trasmissione avevano lasciato trapelare i dati di un importante quanto poco innovativo scoop riguardante la diffusione della droga fra i nostri parlamentari. Dall`indagine sarebbe risultato che un deputato su tre avrebbe assunto droghe, cannabis e cocaina in particolare. Fin qui tutto bene, più o meno. Perchè a questo punto si è sollevato un polverone non tanto per i dati rilevati, quanto per il metodo con cui la trasmissione ha proceduto a recuperarli. L`indagine è stata condotta infatti senza il consenso dei 50 intervistati, i quali sono stati sottoposti al drug wipe test (prelevazione con un tampone del sudore) con una specie di “trappola“: una troupe leggera, come si dice in gergo, un giornalista e un aiuto, per la precisione una finta truccatrice, li hanno avvicinati con la scusa di intervistarli sulla Finanziaria. Puntualmente, a metà dell`intervista, la truccatrice si accorgeva che la fronte del politico era “troppo lucida“ e bisognava tamponare. Un colpetto e via, il gioco era fatto. Il deputato, ignaro di tutto, era stato in realtà sottoposto al test che rivela se si è fatto uso di stupefacenti nelle ultime 36 ore. Alla luce di questo, oggi il Garante della Privacy ha deciso per la sospensione della puntata di fatto contestando la “raccolta illecita di dati di natura sensibile in quanto attinenti allo stato di salute“ che sarebbe stata effettuata nel servizio. Un procedere illecito e inopportuno che è stato criticato anche dal Codacons, ma che ha invece spinto alcuni deputati a gridare alla censura e al regime (soprattutto nelle file del centro-destra), oppure a inovocare la presunta libertà di informazione. Di tutto questo abbiamo discusso con Vittorio Roidi, Segretario dell`Ordine dei Giornalisti. Come giudichi la scelta del Garante della Privacy di bloccare la messa in onda del tanto discusso servizio de Le Iene sul consumo di droga tra i parlamentari? Sei d`accordo oppure la reputi ingiustificata? Spero di vivere in un Paese in cui non ci sono persone che con la scusa di farmi un`intervista controllano il mio sudore. Un Paese in cui questo accade mi pare incivile. La legge sulla privacy è stata approvata proprio perchè la privacy delle persone, dei cittadini, e perciò anche il loro sudore sia un problem privato. Quindi, da questo punto di vista, la scelta del Garante mi fa sentire tutelato come persona, come cittadino. Se poi vogliamo affrontare la questione dal punto di vista dell`informazione, la domanda che mi viene da porre è: `questo è giornalismo?`. La persona che materialmente si è prestata a questa operazione può essere definita `giornalista`? Se infatti è iscritta all`Ordine dei giornalisti – la cui funzione è proprio quella di controllare la correttezza della prassi giornalsitica – è un conto, ma se non lo è, allora è un altro discorso. Se si tratta di una ballerina, di un attrice, o di un intrattenitrice, io non ho nulla da obiettare. Ma se si tratta di una giornalista, la questione cambia radicalmente perchè nelle nostre norme deontologiche si parla di lealtà, correttezza, di rifiuto dei sotterfugi e dei trucchi ai danni degli intervistati. In questo caso di attualità, sono venuti meno questi principi perchè un trucco ignobile è stato utilizzato per accertare qualcosa che riguarda esclusivamente la sfera privata. Perciò se si accerterà l`iscrizione all`Ordine di questa finta `truccatrice`, non è da escludere che il Consiglio dell`Ordine regionale, in cui questa presunta giornalista è iscritta, decida di aprire un procedimento disciplinare a suo carico. Ma il problema si pone non solo per il comportamento della presunta “truccatrice“, ma anche per la trasmissione intera, e per quel giornalista che l` accompagava e che ha comunque assistito ad una raccolta illecita di informazioni personali… Se è un trasmissione giornalistica, allora avrà di conseguenza un direttore resposabile, visto che la legge riconosce una responsabilità nell`informazione – per questo, del resto, si va in Tribunale a registrare la testata. Se invece non è una testata giornalistica, allora il programma non è un programma di informazione, ma un` arte varia su cui non mi esprimo, su cui non ha niente da dire. C`è un legame secondo te fra la puntata incriminata del programma di ItaliaUno, con lo stop subito dal Garante della Privacy, e la libertà di informazione? Il Garante della Privacy con l`informazione non c`entra assolutamente nulla. La legge sulla privacy è stata promulgata per altre ragioni e protegge per quel che riguarda i dati sensibili come la salute, il sesso etc. Da cittadino, sono convito che in un Paese moderno riguardo alla privacy, al sesso, alla salute ci devono essere misure di tutela: sono sfere in cui nemmeno un giornalista ha diritto di andare a frugare. Non è liberale chi sostiene il contrario, e cioè che si debba e si possa andare a sviscerare aspetti privati; piuttosto mi sembra espressione di una grande illiberalità che viola i diritti delle persone. In questo caso la libertà di informazione non c`entra nulla perchè i giornalisti non frugano nella vita privata delle persone, o meglio lo fanno solo nei casi in cui c`è una verità da accertare, ma sempre secondo modi e procedure corretti.
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