21 Ottobre 2017

Gioco d’ azzardo, il Tar del Lazio boccia il piano regionale

 

Vincenzo Brunelli COSENZA Il Tar del Lazio ha annullato alcune proposte di leggi regionali per il contrasto al gioco d’ azzardo, tra le quali anche quella della Regione Calabria. I giudici hano accolto il ricorso del Codacons che aveva sottolineato l’ assenza del parere dell’ osservatorio del ministero della Salute, obbligatorio per legge nazionale. Ora l’ intero iter dovrà essere nuovamente riorganizzato tenendo conto delle disposizioni della sentenza di ieri per poi ripassare dal ministero della Salute per l’ accettazione definitiva. Si legge in sentenza: “Quanto al merito, lamenta innanzitutto parte ricorrente che il parere previsto dall’ art. 2, comma 3, del d.m. 6 ottobre 2016 sarebbe stato reso sugli esiti dell’ istrut toria di verifica condotta dal Mi nistero della salute e non invece sui singoli Piani dei quali il rappresentante del Codacons aveva invece richiesto l’ acquisizione integrale nella riunione dell’ Osservatorio del 9 marzo 2017, sottolineando l’ erroneità del metodo proposto e dichiarando la propria intenzione di non procedere ad alcuna approvazione senza aver prima esaminato la documentazione completa. In particolare, il Codacons lamenta che nella seduta del 27 aprile 2017 l’ Osservatorio si sia limitato a valutare «un resoconto sintetico delle valutazioni dei Piani di attività condotte a livello ministeriale, completo delle relative tabelle esplicative», trasmesso dal Ministero, ed abbia quindi reso il proprio parere favorevole alla successiva erogazione dei finanziamenti alle regioni, senza la partecipazione al voto del rappresentante del Codacons che, pur presente, non aveva voluto procedere a valutare il solo documento di sintesi. Da tale documento – costituito da sole tre pagine ed allegato n. 2 al verbale dell’ Osservatorio del 27 aprile 2017 – ad avviso del ricorrente sarebbe impossibile ricostruire le linee di azione di ciascun Piano e, in alcuni casi, finanche il conte nuto minimo degli stessi, con la conseguenza che il parere favorevole, reso in violazione delle norme procedurali regate dal regolamento ministeriale, costituirebbe l’ esito illegittimo di un metodo istruttorio che avrebbe impedito la regolare esplicazione dei poteri consultivi dell’ Osservatorio. Le Regioni costituite hanno invece rilevato come l’ approvazione del deprecato metodo istruttorio da parte dell’ Osservatorio nella seduta del 9 marzo 2017 avrebbe di fatto assorbito ogni ulteriore doglianza”. “Osserva in proposito il Collegio che il chiaro tenore della norma regolamentare contenuta nell’ art. 2, comma 3, del d.m. 6 ottobre 2016 esige che la valutazione dei piani da parte del Ministero della salute avvenga «sentito l’ Osservatorio» de quo, ciò che configura un parere obbligatorio non vincolante da parte dell’ organismo in questione. Posta dunque l’ impretermissibilità del parere, è altresì evidente come l’ oggetto di questo sia costituito non dal risultato dell’ istruttoria ministeriale, che costituisce a sua volta l’ esito del processo valutativo dei Piani di attività trasmessi dalle Regioni e dalle Province autonome, ma dai Piani stessi dei quali, in aderenza ai compiti dell’ Osservatorio, questo possa monitorare l’ efficacia delle mi sure previste in ciascun singolo programma di intervento. Assu me inoltre rilievo la circostanza che la corretta individuazione dell’ oggetto endoprocedimentale non si esaurisce nell’ ossequio ad una regola di mera forma, posto che l’ informazione documentale completa recata all’ Osservatorio ai fini dell’ espressione del pare re costituisce la premessa di una consapevole valutazione il cui effetto globale sugli esiti istruttori non può essere valutato a priori sulla scorta delle determinazioni fin qui assunte dall’ organo con sultivo alla luce di un corredo documentale completamente diverso”. «A tale fine l’ art. 2, comma 3, del regolamento, correttamente inteso, predica dunque con necessità che l’ Osservatorio effettui la propria valutazione direttamente sul corpo documentale dei Piani di attività e non esclusivamente su un rapporto di sintesi ministeriale che, anche per la sua estre ma laconicità, non è idoneo a rendere edotto l’ organo consultivo del contenuto del documento da valutare. Risulta infatti evidente come il documento ministeriale in alcuni casi (a mero titolo di esempio Basilicata, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Puglia, Sicilia etc.) indica qualche contenuto generico, senza tuttavia dar conto delle azioni e delle sperimentazioni mese in campo dai proponenti, rendendo di fatto impossibile esprimere qualsivoglia valutazione di appropriatezza e di efficacia, mentre in altri casi (per esempio Lazio, Liguria, Lombardia etc.) si limita alla dizione «valutazione positiva» senz’ altro aggiungere. Né può sostenersi in contrario che la metodologia in esame possa considerarsi legittimamente assestata per effetto di una votazione conforme dei componenti dell’ Osservatorio”. “Va considerato in premessa che, per la verità, dal verbale del 25 gennaio 2017, la stessa risulta soltanto prospettata dal Presidente dell’ Osservatorio, il quale poco prima aveva invece ribadito che il d.m. 6 ottobre 2016 esige che i Piani vadano sottoposti all’ organismo consultivo; inoltre la stessa indicazione non sembra neppure essere stata votata dai componenti, visto che testualmente si dà atto nel medesimo verbale che «si concorda, per tanto, di fissare come date per le prossime 2 riunioni il 9/3 e il 27/4 ore 10,30», con il che l’ accordo sembra essere stato raggiunto più sulle date che sul metodo. In ogni caso, anche una eventuale determinazione in tal senso dell’ organo consultivo non sarebbe idonea a superare il deficit istruttorio evidenziato, posto che la corretta applicazione della regola proce dimentale in questione, fissata da norma regolamentare, non è nella disponibilità dell’ Osservatorio. In conclusione l’ evidenziata aberratio ictus che affligge il pa rere obbligatorio reso dall’ Osservatorio si risolve in un rilevante vulnus procedimentale il quale, elidendo l’ efficacia della fase consultiva, comunica la propria illegittimità all’ intero seguito procedimentale di approvazione dei Piani di attività, di erogazione delle risorse e di successiva attribuzione delle stesse ai soggetti eventualmente indicati nei medesimi Piani. Al conseguente annullamento di tutti gli atti gravati, segue dunque che il procedimento dovrà ripartire dalla fase consultiva illegittimamente pretermessa. In ragione della natura pregiudiziale di questa pronuncia, resta assorbito ogni altro motivo di doglianza”. Le finalità del piano calabrese prevedevano: «La presente legge reca disposizioni finalizzate alla prevenzione e al contrasto di forme di dipendenza dal gioco d’ azzardo lecito, nonché al trattamento e al recupero delle persone che ne sono affette e al supporto delle loro famiglie. Stabilisce, inoltre, misure volte a contenere l’ impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco d’ azzardo lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’ inquinamento acustico e sul governo del territorio”.

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