19 Dicembre 2018

Giochi d’azzardo, dal Tar si al giro di vite sugli orari

 

Sofia Unica
È legittima l’ordinanza anti slot della sindaca Raggi che limitava gli orari di apertura delle sale in cui si gioca d’azzardo. L’ha deciso il Tar del Lazio con tre sentenze con le quali ha respinto altrettanti ricorsi proposti rispettivamente dalle concessionarie Sisal e Snaitech, nonché dalla compagnia di gestione Bongo Baldo. Ai ricorsi si era opposto il Comune, e al suo fianco era intervenuto il Codacons a difesa del provvedimento sindacale. Al centro dei ricorsi c’era l’ordinanza con cui il Comune indica in 8 ore al giorno, dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23 gli orari di apertura. Al di fuori di queste fasce orarie gli apparecchi, collocati in sale dedicate al gioco e in esercizi autorizzati, dovranno essere spenti, inaccessibili agli utenti, privati dell’alimentazione e scollegati dal sistema.
Il Tar, dopo aver premesso che «il Sindaco ha adottato l’ordinanza impugnata nell’esercizio del potere attribuitogli», spiega che il provvedimento «non interferisce con quello degli organi statali preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza». Insomma la Raggi avrebbe agito correttamente in quanto l’ordinanza «contiene un puntuale riferimento alle esigenze di tutela della salute pubblica e del benessere individuale e collettivo dei cittadini, al cui soddisfacimento è preordinata, attraverso la lotta alla dipendenza da gioco cui è strumentale la riduzione oraria degli apparecchi per il gioco lecito in tutto il territorio comunale».
Esulta naturalmente il Codacons che aveva cavalcato la battagli contro le ludopatie. «La riduzione degli orari di apertura delle sale slot e degli orari di funzionamento dei giochi – commenta il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – è una battaglia di civiltà che la nostra associazione sta conducendo a Roma. Il proliferare indiscriminato di sale slot specie nelle periferie romane e di apparecchi con vincite in denaro alimenta, come ha giustamente rilevato il Tar, il fenomeno della ludopatia». Ora è probabile che la vicenda finisca al Consiglio di Stato.
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