Giochi cinesi, blocco dell`Ue?
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fonte:
- Giornale di Brescia
Giochi cinesi, blocco dell`Ue?
Il governo del gigante asiatico: “Il 99% del nostro export è sicuro“
Il blocco delle importazioni è “una misura in possesso della Commissione Europea, che l`ha già messa in campo più di una volta“. Per un eventuale provvedimento sui giocattoli importati dalla Cina, quindi, la strada è già tracciata e si tratta solo di mettere insieme un “dossier ben solido“. Lo ha spiegato il ministro del Commercio estero e delle politiche comunitarie ed ex Commissario europeo, Emma Bonino, non escludendo l`ipotesi avanzata l`altro ieri da Bruxelles di arrivare al bando dell`import dei giochi made in China. E mentre su questo l`Europa attende dai Paesi membri di ricevere segnalazioni per avere un quadro completo, in Italia i consumatori hanno avviato la prima causa di risarcimento contro la Mattel. Dopo il secondo richiamo di giocattoli deciso martedì dal colosso americano, l`altro giorno la portavoce della commissione Ue ha fatto sapere che “è possibile che si arrivi al bando dell`import di giocattoli dalla Cina“, se la sicurezza dei bambini continuerà a non essere garantita. Il blocco delle importazioni “è già stato adottato più di una volta dall`Unione Europea“, ha detto ieri il ministro Bonino, ricordando i casi “dei pistacchi iraniani e delle patate che venivano dall`Egitto“. Al momento “Bruxelles ha già inviato un`informativa – in merito a questi giochi – ai Paesi membri“, ha aggiunto l`ex commissario, puntualizzando che “prima di prendere un simile provvedimento, è necessario mettere insieme un dossier ben solido, con un buon rapporto di proporzionalità“, che può essere costruito “solo con l`arrivo dei riscontri dai Paesi membri“. E per ora, aveva precisato ieri la portavoce dell`esecutivo Ue, a Bruxelles non sono giunte segnalazioni di incidenti. L`Ue importa più dell`80% dei suoi giocattoli dalla Cina e nel settembre scorso la Commissione ha siglato con il Paese asiatico un accordo per garantire la sicurezza dei giocattoli importati entro i confini dell`Unione (la metà dei prodotti di consumo pericolosi nell`Ue infatti, in particolare i giocattoli, provengono dalla Cina). La Cina “ha ancora davanti una strada lunga – ha osservato la Bonino in un`intervista -, ma dobbiamo stare attenti a isolare le responsabilità delle multinazionali quando delocalizzano“. La responsabilità dei giochi con i magneti, infatti, non è della manifattura cinese, “quanto degli ingegneri americani che li hanno disegnati“. In Italia invece la Guardia di Finanza ha sequestrato in provincia di Novara quasi 75mila giocattoli tossici della Mattel in un magazzino di Oleggio Castello, dove la multinazionale aveva sede fino a pochi mesi fa. E mentre Mattel Italia ha scelto di pubblicare un avviso a pagamento sui quotidiani per rendere noto ai consumatori del richiamo volontario dei giocattoli, il Codacons ha annunciato la prima causa pilota contro la Mattel per “risarcire una mamma di 44 anni preoccupata per le possibili conseguenze sulla sua bambina di 5 anni, Sara, che ha giocato fino a ieri con una Barbie“. Intanto, in Cina decine di imprese hanno fatto sapere che, a seguito dei due richiami di merce da parte del colosso americano, saranno costrette a chiudere i battenti. E ieri, il Consiglio di Stato, ossia il governo cinese, ha diffuso attraverso l`agenzia Nuova Cina un rapporto, secondo il quale sarebbero meno del 15% i prodotti cinesi che non hanno superato i controlli di qualità. Il rapporto del Consiglio di Stato, reso noto dopo una serie di scandali che hanno fortemente danneggiato la reputazione del made in China, afferma inoltre che per quanto riguarda i beni di esportazione, sono il 99% quelli che hanno superato i controlli. La Cina, si legge ancora nel documento, “ha da lungo tempo creato un sistema di supervisione, rafforzato estensivamente la legislazione sulla sicurezza alimentare e ha costruito un sistema di standard promuovendo gli scambi e la collaborazione internazionale in materia di sicurezza alimentare“. Nel rapporto viene anche citato il viceministro del commercio Gao Hucheng, che ha accusato “alcuni mezzi d`informazione occidentali“ di aver “maliziosamente sensazionalizzato il problema“. Secondo Gao queste notizie “fabbricate“ sono una forma di “protezionismo commerciale“.
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