13 Luglio 2002

Giochi a premio non autorizzati

Giochi a premio non autorizzati e telefonate a pagamento. Enrico Papi sconvolto

ROMA ? Bomba giudiziaria per le televisioni. Rai, Mediaset, La7. Dentro all`inchiesta della procura di Roma ci sono i colossi della comunicazione via video e tutto a causa dei famigerati ed amatissimi quiz. Quattordici gli avvisi di garanzia (tra gli altri li hanno ricevuti: Marco Bassetti, Ernesto Mauri, Giampiero Raveggi, Giuseppe Parrello) emessi dagli uffici giudiziari (il pm Pierfilippo Laviani) e destinati a dirigenti Rai, Italia Uno, Canale 5 e La7. Indagati vertici aziendali e anche, sembra, un conduttore televisivo di grande notorietà: Enrico Papi. Per tutti il sospetto di aver organizzato i giochi senza la prevista autorizzazione dell`Agenzia delle Entrate del ministero delle Finanze che ha il compito di tutelare lo Stato e i partecipanti ai giochi di abilità e a sorte. Tra le trasmissioni finite sotto accusa «Chi vuol essere milionario», «Sarabanda», «Call Game» e «Vinci 3» di «Dom&Nika», il contenitore domenicale di RaiUno. Negli avvisi di garanzia, inoltre, si contesta anche il fatto che i concorrenti avrebbero dovuto prenotare la loro partecipazione al gioco chiamando servizi telefonici a pagamento invece che utenze a tariffa urbana. Secondo quanto avrebbero accertato gli uomini della Polizia postale incaricati delle indagini, il valore aggiunto delle chiamate sarebbe servito ad aumentare il monte premi dei giochi. Decise le reazioni degli interessati. Da parte sua il presidente della Rai, Baldassarre, ha detto di non avere neanche notizia di questi fatti e, comunque, di non ritenersi implicato perché la responsabilità penale è personale. L`ufficio legale dell`azienda, da parte sua, ha diramato una nota per precisare che per il gioco «Vinci 3» «non c`era finalità pubblicitaria o promozionale e pertanto, in base alla normativa vigente in materia di concorsi e operazioni a premio, non era necessario richiedere la preventiva autorizzazione». «In Italia accade sempre più spesso che comportamenti ritenuti leciti prima diventano illeciti dopo grazie ad esasperate interpretazioni di normative preesistenti ai comportamenti stessi». Così Endemol Italia ? la società produttrice di «Chi vuol essere miliardario» e «Call Game» ? commenta gli avvisi di garanzia specificando che la società «ha sempre chiesto tutte le autorizzazioni necessarie». Carlo Conti, conduttore di «Dom&Nika», da parte sua, ricorda che anche il costo delle telefonate per partecipare ai quiz era dichiarato attraverso i titoli che scorrevano in sovraimpressione. Enrico Papi si definisce «sconvolto». «La mia trasmissione ? spiega ? utilizzava questo numero solo per fare casting. Una persona che voleva partecipare al programma telefonava affrontando un piccolo test che, se superato, dava diritto poi ad accedere ai provini. Ma era tutto molto chiaro, insomma nessuna speculazione». Secondo quanto previsto dalla legge rispetto al reato contestato di esercizio abusivo di attività da gioco, si rischia fino ad un anno di reclusione. Italo Mannucci è il responsabile dell`ufficio legale del Codacons, l`associazione che tutela gli interessi dei consumatori. Non ha la certezza assoluta che l`indagine di Roma sia partita da una segnalazione dell`associazione che rappresenta, ma ritiene che ci siano forti probabilità. «La mia incertezza nasce dal fatto di non aver potuto ancora vedere i documenti ? spiega ? anche se ritengo che le indagini della polizia postale siano partite da una delle innumerevoli segnalazioni fatte dal Codacons su episodi di televoto o quiz telefonici. Solo quando avrò potuto vedere gli atti, sapere con certezza per quale reato si procede, allora potremo risalire con esattezza alla nostra segnalazione».
Ci spiega dov`è l`inganno? «Quando la gente telefonava per partecipare ad un televoto o rispondere ad un quiz pensava, perché così lasciavano intendere le scritte che scorrevano in sovraimpressione, di pagare il costo di una telefonata urbana, ovvero 127 lire nette. In realtà si trattava di comunicazioni molto più onerose perché le chiamate venivano smistate attraverso centralini equiparabili al 166 o al 144 che hanno costi ben più alti».

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