GIAPPONE: PER LA PROCURA DI ROMA IL DISASTRO AMBIENTALE DI FUKUSHIMA NON E’ PREVISTO COME REATO NEL NOSTRO ORDINAMENTO!!
Lo scorso mese di marzo il Codacons presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiedeva di indagare i vertici della società Tepco (responsabile della centrale nucleare di Fukushima) per i reati di disastro ambientale e altri reati di pericolo e contro l’ambiente.
Come si ricorderà la nube tossica che arrivò nei cieli del nostro paese dopo la tragedia nucleare del Giappone, procurò allarme e preoccupazione tra i cittadini, pur non provocando danni alla salute. Tuttavia, in relazione ai pericoli corsi dal nostro paese, l’associazione chiese alla Procura di indagare e di valutare la necessità di disporre una richiesta di arresto internazionale nei confronti del presidente della Tepco.
Oggi arriva la risposta del PM Angelo Galanti che chiede l’archiviazione dell’esposto, dal momento che “i reati ipotizzati non sono ancora stati introdotti nell’ordinamento, e che, comunque, i reati astrattamente ipotizzabili (ad es. 674 c.p.) sono reati comune commesso all’estero in assenza di richiesta del Ministro della giustizia, pertanto improcedibile”.
Per la Procura di Roma, quindi, il disastro ambientale prodotto dalla centrale di Fukushima non è previsto come reato nel nostro ordinamento, e tutt’al più si potrebbe configurare solo il reato di getto pericoloso di cose (art. 674 c.p.), reato punibile con una ammenda.
Il Codacons, contestando le motivazioni del Pm, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, sollecitando la Procura ad indagare per i tanti reati contro l’ambiente previsti dal nostro ordinamento.
Viene da chiedersi come mai il Pm non abbia pensato di chiedere l’autorizzazione del Ministro per procedere e perché non abbia proceduto almeno per il getto pericoloso di cose che lui stesso afferma sussistere. Sarà il Gip a questo punto a dire l’ultima parola.
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