Giacomo Leopardi in questi giorni avrebbe di che rivoltarsi nella sua tomba
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fonte:
- Il Mattino
Giacomo Leopardi in questi giorni avrebbe di che rivoltarsi nella sua tomba a Napoli, nel parco Virgiliano a Mergellina. Se stesse davvero in quella tomba. Il caso delle ossa del poeta – da sempre un intricato giallo per studiosi e curiosi – è diventato una questione di Stato. E di Comune. Contro il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino – che non si deciderebbe a concedere un?autorizzazione per fare finalmente luce su chi c?è o che c?è davvero nella tomba detta di Leopardi – Silvano Vinceti, giornalista radiotelevisivo, già esploratore nel macabro di altre celebrità – come Petrarca o Boiardo – tuona: «Ritengo scandaloso che il sindaco si faccia protagonista del sequestro di una verità storica. Inoltre sappiamo che esiste una sacralità dei resti ossei, oggetto di culto, e in questa prospettiva il silenzio del sindaco è un oltraggio. Si arriva al pericolo di falso ideologico, anche di truffa verso chi giunge a Napoli pensando che lì ci sia Leopardi. Se almeno il sindaco avesse avuto il coraggio di dire no. Invece…». Silvano Vinceti – tra l?altro presidente del Comitato per la Promozione dei Beni Culturali e Ambientali – si riferisce all?ultimo atto di un?ingarbugliata contesa che si trascina da oltre un anno. A una diffida nei confronti del Comune, senza risposta, e a un freschissimo ricorso al Tar. Vinceti avrebbe voluto realizzare uno speciale su Leopardi, sul suo soggiorno e sulla morte a Napoli in piena epidemia di colera, nel 1837, sui misteri che avvolgono l?inumazione del poeta. Perciò avrebbe voluto riesumare i resti e analizzarli quasi in diretta video, con la collaborazione, come in altre occasioni, del Ris, il nucleo scientifico dei carabinieri. Il professor Nicola Ruggiero, studioso del poeta, proprietario di una biblioteca con 6mila volumi leopardiani, per l?occasione alleato di Vicenti, con lui ieri mattina alla conferenza al caffè letterario Intramoenia, spiega: «Non è da escludere che in quella cassa mortuaria, stranamente fornita di due serrature, sistemata dapprima nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, non ci fossero neanche resti umani. La documentazione delle indagini d?inizio 900 non chiarisce. Può darsi che il funerale organizzato dall?amico Antonio Ranieri fosse una messinscena. Come custode ufficiale della memoria di Leopardi, Ranieri infine riuscì a diventare senatore». «L?assessore alla cultura Rachele Furfaro» racconta Vinceti «all?inizio era d?accordo per l?autorizzazione. Poi però sono cominciati gli indugi. Nonostante i pareri positivi espressi da altri organismi e autorità, nonostante il patrocinio ottenuto da Urbani, dal ministero dei Beni Culturali». Conduce la battaglia legale per la riesumazione l?avvocato napoletano Giuseppe Ursini, che si dichiara devoto della poesia di Leopardi e che, in qualità di vicepresidente nazionale del Codacons, è per giunta preoccupato per i diritti dei consumatori-turisti forse attirati in escursioni a un tomba fasulla. L?assessore Rachele Furfaro con una lettera del gennaio scorso, mandata per conoscenza anche a Ursini, per potersi pronunciare ha sollecitato un chiarimento tecnico al servizio avvocatura del Comune, «considerata la delicatezza dell`argomento». Finora il chiarimento non è arrivato. Esiste anche un agguerrito schieramento anti-riesumazione. Di cui è roccaforte il Centro nazionale di Studi Leopardiani di Recanati. La responsabile per le comunicazioni del Centro, Donatella Donati, cita i versi dedicati dal poeta al luogo in cui morirono i greci per fermare i persiani: «La vostra tomba è un?ara e bacio questi sassi e queste zolle». Poi commenta: «Ecco la sacralità contrapposta alla volgarità. La famiglia Leopardi non vuol saperne di questa operazione. Quanto a noi, se c?è di mezzo Ruggiero, temiamo che si arrivi a qualcosa di simile al feticismo dei presunti cannellini succhiati da Leopardi che lui possiede e che ha donato in parte al museo del confetto di Sulmona. Altra operazione che i Leopardi hanno fortemente biasimato».
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