Già tremila fallimenti nel 2012 Dal Cerved un segnale di speranza: c’ è un calo sull’ ultima parte del 2011
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fonte:
- Avvenire
DA MILANO GIUSEPPE MATARAZZO I l vortice della crisi continua a travolgere aziende e realtà produttive. Costrette a chiudere i battenti, perché stritolate da debiti, da mancati ordini, da pagamenti che non arrivano. Un mix micidiale che spinge al fallimento: solo nel primo trimestre dell’ anno in Italia sono state aperte oltre 3mila procedure, il 4,2% in più rispetto allo stesso periodo 2011. I dati sono del gruppo Cerved, leader in Italia nell’ analisi delle imprese e nello sviluppo dei modelli di valutazione del rischio di credito. Di fronte a questa preoccupante tendenza (la crescita dei default non si arresta da 4 anni: a partire dell’ aprile 2008 le procedure sono in aumento) c’ è però un primo segnale positivo che arriva dai rilievi destagionalizzati: tra gli ultimi 3 mesi del 2011 e i primi 3 del 2012 il numero di fallimenti corretto per fenomeni di stagionalità e di calendario è in calo dell’ 1,1%, pur restando a livelli molto più elevati rispetto a quelli pre-crisi. Un quadro che spinge comunque Codacons e Comitas a parlare di «vera e propria emergenza nazionale», invocando «misure per arginare l’ escalation di fallimenti e suicidi in Italia: in primis una immediata dilazione di 24 mesi di tutti i debiti fiscali a carico di piccole e medie imprese». Dal punto di vista settoriale – continuiamo a leggere i dati del Cerved – il primo trimestre del 2012 ha confermato le tendenze del 2011: continua a ritmi intensi l’ aumento dei fallimenti nell’ edilizia (+8,4% rispetto ai primi tre mesi del 2011) e nel terziario (+4,1%) che risente degli incrementi osservati nella filiera informazione, della comunicazione e dell’ intrattenimento, nella logistica-trasporti e tra le società immobiliari. Pur rimanendo il comparto caratterizzato dalla maggiore diffusione dei fallimenti (l’ insolvency ratio , cioè il numero di fallimenti ogni 10mila imprese, si è attestato a 9,8 punti contro il 5,5 osservato nel complesso dell’ economia) continuano i segnali che fanno sperare in un’ inversione di tendenza nell’ industria: le richieste di default sono in calo del 7,2% rispetto al primo trimestre del 2011. Un grido d’ allarme arriva dall’ agricoltura, con la Coldiretti che evidenzia come sia il settore produttivo che ha il peggiore saldo negativo, con la perdita di 13.335 imprese nel primo trimestre dell’ anno. A livello territoriale, nei primi tre mesi del 2012 si confermano le dinamiche osservate nel corso degli ultimi periodi: i default continuano a crescere in tutta la penisola a eccezione del Nord Est, in cui si registra una diminuzione dell’ 8,8%. Veneto ed Emilia Romagna sembrano avere davvero invertito il passo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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