5 Luglio 2006

“Giù le mani dalle licenze dei taxi“

Si prepara lo sciopero di martedì prossimo contro il decreto Bersani che punta a liberalizzare il settore del trasporto
“Giù le mani dalle licenze dei taxi“


“Ma quale liberalizzazione, non so di quale concorrenza parlino. Vogliono che i tassisti litighino per un cliente?“ Olbia 6 sfreccia in viale Poetto con i finestrini sigillati su un abitacolo a temperatura autunnale. Diciotto gradi contro i trenta che incendiano l`asfalto e fanno sudare chiunque abbia l`ardire di fare due passi. Dietro la sigla c`è Carlo Fanni, cinquantotto anni compiuti, guida il taxi da ventidue: “Cagliari per il momento non protesta. Sarebbe ingiusto farlo senza preavviso, abbiamo un grande senso di responsabilità“. È uno dei cento tassisti che ogni giorno percorrono in lungo e in largo la città e l`hinterland. L`ultima licenza è la numero 101, solo che la 17 non c`è, saltata a piè pari per non sfidare la superstizione. Da Aosta a Ragusa, la temuta lobby minaccia fuoco e fiamme contro il primo, timido tentativo di aprire il mercato. “Forse il governo non si è spiegato bene“ – ragiona Carlo Fanni – “Questa non è liberalizzazione, è caos. Uno si sveglia e dice: da domani faccio il tassista. Una porcheria, allora sì che saremmo costretti a litigare per far salire i clienti sulle nostre macchine“. La categoria è stata iscritta d`ufficio alla voce elettori del centrodestra, Fanni concorda: “La maggioranza dei miei colleghi simpatizza per la destra“. E le tariffe? “Ritoccate un mese fa, dopo cinque anni, sotto il controllo del Comune“. Il taxi arriva alla Quarta fermata: “Una casta? Siamo una categoria di operai che lavora molto, sicuramente più di otto ore. C`è da pagare il mutuo, Inps, Inail, cambiare l`auto ogni tre anni. È vero, le licenze vengono vendute a settanta-ottantamila euro. Che poi è una buonuscita dopo trentacinque anni di lavoro“. Il 19 lascia la basilica di Bonaria alle 16 e 27 per arrivare all`ospedale Brotzu in dodici minuti, spendendo dodici euro. “A noi si aggiungono gli otto colleghi di Quartu e quello di Capoterra“ – spiega Francesco Mascia – “Quando ci sono convegni parcheggiano alla Fiera o davanti alla stazione. In realtà non siamo cento ma centonove“. Imboccato l`asse mediano, riflette: “Fanno il paragone con Barcellona. Certo che costa meno, hanno la cultura del taxi e tante agevolazioni. A Cagliari la situazione è diversa, l`estate ci sono un po` di turisti ma poi è dura“. Ai tassisti cagliaritani non importa che il Nobel Milton Friedman li giudichi un caso da manuale, protagonisti di un mercato protetto che più protetto non si può. “Se sul mio taxi salissero Prodi e Bersani li accompagnerei regolarmente a destinazione dicendo loro: prima di varare questa riforma, pensateci bene“, immagina Maurizio Pittau al volante di Alghero 8 sul tragitto ospedale Oncologico – La Rinascente, otto euro in tutto. Se gli dici che il Codacons è pronto a scendere in piazza per difendere la riforma, incassa senza battere ciglio: “Dovrebbe prima sentire il parere di tutte le parti in causa“. Lo stipendio? “Quello di un vigile urbano, con una serie di rischi aggiuntivi. Se per colpa di un incidente restiamo senza auto, non possiamo lavorare. Paghiamo le impiegate della centrale operativa, l`affitto del locale, più tutte le spese di carburante e manutenzione del taxi“. Cagliari non è Roma, neppure Milano o Torino. I cortei di protesta per adesso sono solo nelle intenzioni, l`appuntamento col primo sciopero è per martedì prossimo. “Lavoriamo tredici-quattordici ore“ – giura Giansilvio Caria – “Qualcuno di noi è costretto a non saltare neppure un giorno“. Lui è in servizio permanente effettivo da ventidue anni, la prima volta guidò una Prisma diesel, adesso un`Opel Meriva sul tragitto Piazza Matteotti-viale Regina Elena, sei euro con ricevuta: “Non capisco la scelta di questo governo. Già una volta siamo stati costretti a scioperare contro il rilascio di nuove licenze. La protesta riuscì, bloccammo la città“. Il ragionamento del proprietario di Cagliari 9 è incardinato nel filone città turistica: “Lo fossimo, il maggior numero di licenze sarebbe giustificato. Il problema è che qualche turista lo si vede per due mesi, poi si torna alla normalità e, si sa, durante il resto dell`anno il lavoro è quello che è“. Paolo Paolini 05/07/2006 I tassisti si preparano al braccio di ferro per bloccare il decreto Bersani. La categoria, tradizionalmente vicina al centrodestra, dice che la politica non c`entra: “Difendiamo il nostro lavoro“.

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