21 Giugno 2005

Già ieri molti bar e ristoranti non li hanno accettati

Già ieri molti bar e ristoranti non li hanno accettati
Guerra ai buoni pasto, esposto del Codacons




TORINO La “guerra“ ai buoni pasto è iniziata. Con tanto di polemiche e dure prese di posizione da parte delle associazioni dei consumatori. Il Codacons ha presentato un esposto al procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, contro i pubblici esercizi che non accettano i buoni pasto, ipotizzando il reato di serrata. Ma l`Epat respinge questa accusa: «Il servizio – spiega Claudio Ferraro, direttore dell`Epat e avvocato – viene erogato normalmente, ma si richiede il pagamento in contanti anzichè con i ticket. Respingiamo qualsiasi ipotesi di reato». È partita ieri da Torino la rivolta di bar e dei ristoranti contro i buoni pasto e da domani la protesta si estenderà, con modalità diverse, all`Italia intera, a partire dai 340 fast food di McDonald`s. In tutto sono 65.000 i pubblici esercizi, fra i quali anche gastronomie e rosticcerie, che hanno convenzioni con le società che emettono i ticket restaurant. L`accusa mossa da bar e ristoranti è che le commissioni siano troppo elevate (dal 7 al 12%), con aumenti «intollerabili» negli ultimi anni, e i pagamenti troppo lenti. Prendere un ticket anzichè contanti sarebbe quindi un affare che non conviene più. «Non esiste nessun “cartello“ tra le società che emettono i buoni pasto», ribatte l`Anseb, l`associazione che le riunisce, secondo la quale «servono regole certe per il settore». Sull`adesione dei locali torinesi è guerra di cifre: l`Epat parla di «un risultato superiore a ogni più rosea aspettativa», con il 64% dei locali che non ha accettato i buoni pasto, mentre per la Fiepet torinese (federazione dei pubblici esercizi della Confesercenti) «da un sondaggio effettuato in 150 bar e ristoranti di Torino e provincia risulta che oltre il 70% ha dichiarato di non aderire alla protesta».Ancora qualche giorno di tregua, invece, in Lombardia. A Milano e Provincia i 4.800 bar e ristoranti che fanno parte dell`Epam non accetteranno più i buoni pasto da lunedì prossimo, con buona pace dei 250 mila lavoratori che in città li usano ogni giorno per pranzare. La decisione è stata quindi di aderire allo sciopero promosso dalla Fipe, la Federazione Pubblici Esercizi, anche se con qualche giorno di ritardo rispetto ad altre grandi città come Torino. E anche se qualcuno già da ora ha detto basta ai buoni pasto, sui quali le aziende erogatrici chiedono commissioni troppo alte, secondo gli esercenti. «Abbiamo deciso di aderire allo sciopero lunedì prossimo – ha spiegato Alfredo Zini, presidente del gruppo ristoratori dell`Epam – con l`augurio che non dovremo davvero fare la serrata. Le parole del viceministro Adolfo Urso sembrano di apertura. Comunque qualcuno ha deciso di cominciare da subito a non prendere i buoni pasto». E secondo il direttore generale della federazione, Edi Sommariva, «il fatto che in alcune zone lo sciopero sia già partito con una sorta di tam tam è la riprova della febbre alta che c`è». Riprova confermata anche dall`adesione allo sciopero di altre città come Venezia, Roma, Firenze, Padova e Sondrio.

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