29 Marzo 2016

«Già fuggiti dall’ Italia 6 miliard i»

«Già fuggiti dall’ Italia 6 miliard i»
la replica di lacorazza: «cose inesatte: come è possibile che accada per il referendum? »

ROMA – «Veramente è difficile resistere a cose francamente inesatte»: così il presidente del consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza ha risposto alle dichiarazioni del viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova (Pd). Bellanova ha dichiarato in un’ intervista che: «Nel settore stanno velocemente crollando gli investimenti. L’ annuncio del referendum ha fatto già fuggire dall’ Italia sei miliardi di euro tra il 2014 e il 2015. La vittoria dei sì ce ne farebbe perdere altri sette di miliardi». «Ma se i quesiti sono stati depositati il 30 settembre 2015 e la Corte Costituzionale ha dato il via libera a gennaio 2016 -si è chiesto Lacorazza – come può essere accaduto che nel 2014 e 2015 i miliardi siano fuggiti per colpa del referendum?». Ed è sulla paura di far perdere investimenti e posti di lavoro che, in queste ore, si gioca la partita. Una partita difficile, il cui rischio principale in questo momento, è il raggiungimento del quorum. Affinché il risultato possa essere valido, infatti, il quesito abrogativo dovrà essere votato dal 50% degli italiani più uno degli aventi diritto, secondo quanto previsto dall’ articolo 75 della Costituzione. Il quesito è il solo rimasto in campo tra i sei promossi dai 10 consigli regionali, dopo che il movimento politico “Possibile”, a settembre dell’ anno scorso, non era riuscito a raccogliere le 500mila firme per chiedere un referendum popolare in tema di ricerca e estrazione degli idrocarburi. Non va dimenticato però che il governo, nell’ ambito della Legge di Stabilità ha proposto modifiche importanti sugli stessi temi toccati dai referendum; a fronte di ciò poi la Cassazione ha riesaminato i quesiti e l’ 8 gennaio ne ha dichiarato ammissibile soltanto uno. Da qui è partita la richiesta di alcuni consigli regionali (Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania), che hanno presentato un conflitto di attribuzione alla Consulta relativamente a due quesiti, vale a dire il “piano delle aree” e il “regime delle concessioni”. Che tuttavia, il 9 marzo scorso, sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte Costituzionale. Il Codacons ha promosso un ricorso al Tar del Lazio, «perché la non unificazione di referendum amministrativi appare contraria ai principi di buon andamento della Pubblica amministrazione». Ma su quest’ ultima partita i giudici amministrativi diranno la loro il 13 aprile, a poche ore quindi dall’ aper tura ufficiale dei seggi.

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