14 Agosto 2020

Gestione Covid, avviso di garanzia a Conte e 6 ministri I pm: “Archiviare”

esposti – c’ è pure l’ avv. taormina
Sei ministri e il presidente del Consiglio risultano indagati dalla procura di Roma per sei titoli di reato, tutti in concorso, e che riguardano la gestione complessiva dell’ emergenza Covid sia sul fronte sanitario sia su quello che riguarda le scelte, supposte eccessive, sul lockdown. Il fascicolo gestito per competenza territoriale dalla Procura di Roma si alimenta di oltre duecento esposti arrivati da ogni parte d’ Italia. Ma l’ iscrizione con l’ invio degli avvisi di garanzia, è stato spiegato ieri da palazzo Chigi, è un atto dovuto per il quale la stessa Procura ha chiesto l’ archiviazione perché “le notizie di reato appaiono del tutto infondate”. Toccherà al tribunale dei Ministri ora esprimersi, come da prassi. Oltre al premier Giuseppe Conte, così risultano indagati il ministro della Salute Roberto Speranza , il capo del Viminale Luciana Lamorgese , il ministro degli Esteri Luigi Di Maio , il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede , il capo del dicastero economico Roberto Gualtieri e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini . Le denunce, stando agli atti dell’ indagine, si sviluppano su due filoni ai quali fanno riferimento precisi titoli di reato. Il primo fronte riguarda l’ azione generale di contrasto al virus. Qui i reati contestati sono quelli di epidemia colposa (art. 438), omicidio colposo (art. 589) e delitti colposi contro la salute pubblica (art. 452). Il secondo capitolo, sostenuto anche dalle denunce del Codacons, riguarda la gestione, ritenuta eccessiva, del lockdown allargato a tutto il Paese e in apparente contraddizione con una gestione più a macchia di leopardo suggerita dalle prime note del Comitato tecnico scientifico (Cts). Qui i titoli di reato sono tre: l’ abuso d’ ufficio (art. 323), attentato contro la costituzione dello Stato (art. 283), attentati contro i diritti politici del cittadino (art. 294). Davanti alla notizia puntuale è arrivato l’ attacco di Matteo Salvini. “Conte e il governo – ha detto il leghista – hanno i morti sulla coscienza. Il premier va arrestato”. Conte, su Facebook, ha ribadito: “Ci siamo sempre assunti la responsabilità politica delle decisioni adottate. Decisioni molto impegnative assunte senza disporre di un manuale, di linee guida, di protocolli di azione. Abbiamo sempre agito in scienza e coscienza nella consapevolezza di dover sbagliare il meno possibile per preservare al meglio gli interessi della intera comunità nazionale”. Ha aggiunto poi: “Nei mesi scorsi alcuni cittadini, avvocati, finanche un’ associazione dei consumatori hanno dichiarato pubblicamente di avere presentato denunce nei miei confronti e del Governo per la gestione della pandemia. Le accuse sono state le più varie. Alcuni ci hanno accusato di avere adottato misure restrittive, altri di non aver adottato misure sufficienti o di averle adottate troppo tardi”. Quindi ha concluso: “Io e i ministri siamo e saremo sempre disponibili a fornire qualsiasi forma di collaborazione ci verrà richiesta, nel rispetto dei distinti ruoli istituzionali. Il bene degli Italiani prima di tutto”. Una collaborazione che Conte ha già dimostrato durante l’ interrogatorio davanti ai pm di Bergamo che indagano sulla mancata zona rossa tra Alzano e Nembro e sulla mancata chiusura dell’ ospedale di Alzano. Al centro la nota del Cts del 3 marzo che chiedeva la zona rossa in Val Seriana. Il premier sostiene di aver ricevuto quel documento solo il 5 marzo. Una versione che convince la Procura ora alle prese con la decisione se archiviare o meno la parte dell’ indagine che riguarda la zona rossa, dato che sembrerebbe si vada verso un nulla di fatto. La scelta di non chiudere i due Comuni, è il ragionamento che si fa in Procura, è stata una decisione politica e dunque valutabile, nel caso, dalla politica e non certo dalla magistratura. Tutto, comunque, resta legato alla relazione finale (consegna entro fine settembre) affidata al virologo Andrea Crisanti che dovrà spiegare come e in che modo la mancata zona rossa e la mancata chiusura dell’ ospedale abbiamo favorito la diffusione del virus in tutta la provincia di Bergamo.
davide milosa

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