12 Novembre 2011

Gemelli, 2 infermiere senza check up  

Gemelli, 2 infermiere senza check up
 

Nuove denunce per il Policlinico Gemelli, i cui vertici, dal 20 settembre, sono indagati per epidemia colposa. Sessanta famiglie, con bambini nati nel reparto in cui prestava servizio l’ infermiera affetta dal virus e positivi al batterio, lamentano effetti collaterali (conati di vomito e altri disagi) a causa della profilassi seguita contro la Tbc. Denunce che si aggiungono alle altre, in qualche caso cumulative come quelle presentate dal Codacons e dall’ avvocato e parlamentare Giulia Bongiorno (Fli): suo figlio Ian è nato al Gemelli a gennaio scorso e lei s’ è detta indignata per la scarsa trasparenza con cui è stato gestito il caso. In un’ inchiesta complicata, con rari precedenti giurisprudenziali (l’ unico, forse, risale al ’95: le trasfusioni di sangue infetto che portarono a oltre 6mila richieste di risarcimento allo Stato) vengono alla luce nuovi dettagli importanti. Nei giorni scorsi il pm Alberto Pioletti e il procuratore aggiunto Leonardo Frisani hanno sentito due colleghe di Neonatologia dell’ infermiera ammalata. Neppure loro erano state sottoposte a controlli. Dal 2005 a questa parte, a quanto pare, le verifiche sulla sicurezza dei dipendenti del Policlinico erano lacunose e inaffidabili. Se è vero che i 122 neonati (ma ufficiosamente sarebbero di più), sottoposti a test l’ estate scorsa, sono risultati positivi al batterio ma non ammalati, è vero anche che non si può escludere che la positività degeneri in futuro. Così ragionano i magistrati che, infatti, attendono il risultato di una consulenza epidemiologica sull’ argomento. La direzione dell’ ospedale dell’ Università Cattolica che si è sempre opposta all’ estensione dei test su altri bimbi (così come i consumatori del Codacons hanno subito chiesto) aveva presentato (inutilmente) un ricorso al Consiglio di Stato sostenendo che «un allargamento dello screening rispetto all’ ambito definito dalla Regione Lazio in materia sarebbe di incerto fondamento scientifico e non potrebbe essere posto in correlazione con l’ episodio di infezione turbercolare rilevato nel luglio 2011». Eppure tra le denunce presentate una riguarda un bimbo nato a dicembre 2010. Escluso dai test avviati sotto la supervisione regionale, il bimbo è stato sottoposto a verifiche private ed è risultato positivo al batterio della Tbc. Dagli accertamenti dei magistrati risulta anche provato il nesso causale tra la malattia dell’ infermiera e quella della bimba curata al Bambino Gesù per lo stesso ceppo virale. Infine c’ è altro, dettagli affiorati con il tempo, grazie alle verifiche del Nas e alle testimonianze prodotte. Tra i punti deboli del Policlinico c’ è proprio quella sicurezza sul lavoro che un ospedale dovrebbe rispettare rigorosamente. Al Gemelli invece non solo non c’ è un unico responsabile per il rispetto della normativa sulla sicurezza ma risulterebbero omissioni sulle procedure. La relazione sui rischi del reparto di Neonatologia (documento previsto per legge e che dovrebbe fotografare le criticità sulle quali intervenire) ad esempio non si è mai trovata. Inesistente. isacchettoni@rcs.it RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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