Gelo tra gli istituti e il governo L’ Abi: “Lo Stato paghi il fondo”
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fonte:
- La Stampa
dai consumatori in arrivo una raffica di cause
Per il presidente dell’ Abi Antonio Patuelli bisogna puntare sulle detrazioni fiscali. «Altre vie non sono praticabili», spiega a La Stampa . Il Codacons, intanto, fa sapere di aver già ricevuto diverse centinaia di segnalazioni che «dimostrano inequivocabilmente come i cittadini non abbiano ricevuto adeguate informazioni sui rischi al momento dell’ acquisto di azioni e obbligazioni subordinate» e perciò prepara una raffica di cause contro Banca Etruria e le sue tre «sorelle». Il governo formalmente tiene il punto, ma intanto cerca di limare i dettagli del suo piano per evitare gli strali di Bruxelles. Si ragiona su tetti di reddito e soprattutto su come separare in maniera netta i piani di salvataggio da quello che Padoan ha chiamato «l’ intervento umanitario». Per il mondo bancario il progetto di istituire un fondo di solidarietà finanziato in parte anche dagli istituti di credito però «non è una via praticabile. È una cosa che non sta in piedi». Irritazione alle stelle «Il ministro intende procedere col fondo? Bene, allora lo finanzi lo Stato», sostiene Patuelli. Che si dice «molto irritato» anche dalla proposta di dividere a metà col Tesoro i costi anziché caricarne i due terzi sulle banche, dopo che l’ Abi aveva fatto trapelare la sua contrarietà al progetto. «Lo trovo un atto di non rispetto al modo con cui ci rapportiamo alle questioni di diritto – sostiene -. Noi già nel 2015 per il salvataggio delle 4 banche in questione paghiamo la bellezza di 2 miliardi e 350 milioni. Vorrei che fosse ricordato con maggiore rispetto. Senza contare che siamo l’ unico Paese che non ha ricevuto alcun aiuto pubblico e che ora ha deciso di intervenire per salvare queste quattro banche utilizzando i soldi degli istituti bancari concorrenti». A suo parere, in questa situazione, è anche sbagliato invocare genericamente il principio di solidarietà: «In Costituzione è scritto in modo chiaro della solidarietà si deve far carico la Repubblica. Non il resto del mondo bancario. Perché non ha senso. Perché, faccio un esempio, se salta per aria un’ azienda che produce mobili non è che poi intervengono gli altri produttori. Altrimenti, come giustamente ha scritto qualcuno, si arriva all’ esproprio». Quanto ai doveri e a diritti degli azionisti il presidente dell’ Abi ricorda che «in Italia le banche ne contano circa 5 milioni, di questi circa 150 mila sono quelli delle quattro banche andate male. Visto che su quasi 5 milioni di azionisti delle altre banche è stato caricato tutto il peso dei salvataggi attraverso i contributi versati al Fondo di risoluzione, istituito per volontà di Bruxelles, non è proprio pensabile di caricare una seconda volta sulle loro spalle altri e ulteriori costi. Non è scritto da nessuna parte che i restanti 4,8 milioni di azionisti si debbano far carico anche di questo problema. Perché dovrebbero? In base a quale regola e soprattutto con quale legittimità?». «Più schiena dritta» Le proteste del mondo bancario non si fermano qui. Ieri si è fatta sentire anche la Fondazione Carife che ha inviato a Renzi lunga lettera aperta che dà voce al forte malumore delle fondazioni, a loro volta pesantemente danneggiate. Secondo il presidente Riccardo Maiarelli, il governo avrebbe dovuto difendere con più decisione di fronte alla Ue il precedente piano di salvataggio della Cassa di Ferrara imperniato sull’ intervento del Fondo interbancario. Piano che con «più schiena dritta, il necessario coraggio e il doveroso rispetto nei confronti di azionisti e obbligazionisti, avrebbe garantito tutt’ altro epilogo».
paolo baroni
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