16 Gennaio 2002

Gelo e speculazioni: aumenti fino al 300 per cento

DOSSIER

Ortaggi, il prezzo della siccità

Gelo e speculazioni: aumenti fino al 300 per cento

Frutta e verdura costi alle stelle
Protestano coltivatori e consumatori, partono le prime denunce alla magistratura
Zucchine che costano come bistecche, pomodori con cartellini da capogiro

ROMA ? Zucchine care come bistecche. Finocchi con prezzi da boutique, anche ai mercati rionali. Sedani quasi introvabili, pomodori davvero a peso d`oro. La siccità e il gelo, che da mesi ormai fanno coppia fissa, hanno fatto impazzire i listini dei fruttivendoli: rincari medi del 5060 per cento, ma con punte anche del 200 o 300 per cento. La colpa è ufficialmente dell`acqua che non viene giù e del freddo che ha messo in ginocchio le colture in pieno campo (cioè carciofi, broccoli, cavolfiori, insalate): si parla di produzione dimezzata e danni di 150 milioni di euro (poco meno di 300 miliardi di lire). Ma le cifre dimostrano che aumenti del genere sono poco giustificati. Gli agricoltori allora cominciano a sentire puzza di speculazione. E il Codacons ha già presentato le prime denunce alle procure di Milano, Bari, Catania, Torino, Salerno, Firenze, Bologna, Genova e Reggio Calabria.
Le associazioni dei produttori hanno infatti spiegato ? dati alla mano ? che il «carozucchina» dipende solo in minima parte da loro. È vero che, per esempio, il costo dei sedani alla produzione è cresciuto negli ultimi quindici giorni del 130 per cento. Ma ? sostiene la Coldiretti ? questo non autorizza un rincaro della stessa proporzione anche al consumo. Se si guardano le cifre assolute, infatti, i sedani sono passati da 0,13 a 0,30 euro al chilo (vale a dire dalle 250 alle 575 lire): ebbene, dal momento che la siccità ha provocato danni solo ai produttori, il solo aumento accettabile è di 27 centesimi di euro (325 lire). «E invece per i consumatori i prezzi sono saliti molto di più», tuona Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti. «Evidentemente c`è qualcuno che si sta comportando in maniera non trasparente. E questo alla fine ci danneggia ancora più delle gelate». Ad insospettire gli agricoltori c`è soprattutto il fatto che gli aumenti sono generalizzati. E toccano anche i prodotti (come mele, pere, kiwi, aglio) che sono stati raccolti prima dell`ondata di freddo secco e che, quindi, non avrebbero dovuto subire oscillazioni nelle ultime settimane. «I piccoli aumenti degli ortaggi ? aggiunge il numero uno della Confagricoltori Augusto Bocchini ? sono fisiologici, quello che non è comprensibile è il rincaro della frutta».

Allora di chi è la colpa? Dei fruttivendoli? No, a detta della Confesercenti. «Quello che sta accadendo è abbastanza semplice da spiegare», dice Marco Venturi, presidente dell`associazione. «Alla scarsità di offerta causata dalla siccità si è aggiunta, durante le festività natalizie, la crescita della domanda. Un mix esplosivo, che dovunque provoca un rialzo dei prezzi. Non c`è mercato, e questo certo non favorisce chi vende al dettaglio». Restano solo i grossisti, che nel settore ortofrutticolo giocano un ruolo di primo piano. «Quello degli intermediari è un problema notevole», spiega infatti Bocchini. «Ma in un momento difficile come questo non voglio accusare nessuno dei componenti della filiera. È certo però che non si può andare avanti così: il consumatore va rassicurato non terrorizzato».

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