24 Dicembre 2002

Gaucci liquida Baronio: gli brucio la maglia e non giocherà più

Gaucci liquida Baronio: gli brucio la maglia e non giocherà più

Insorge Campana: «Qualcuno fermi i presidenti che alimentano la violenza contro i giocatori»

IL calcio vive di numeri, discute di numeri, sovente dà i numeri. Il 13 sulla schiena di Roberto Baronio, onesto centrocampista del Perugia, fa arrabbiare il suo presidente, l´ineffabile Luciano Gaucci, che giura: «Gliela brucio quella maglia, perché porta sfortuna». Speriamo che gli dia il tempo di toglierla, prima di spargere la benzina e appiccare il fuoco. Verso le streghe e i gatti neri, nel Medioevo e dintorni, non si usavano particolari riguardi. «Non è uno scherzo – argomenta Gaucci -. Ha giocato due minuti con la Juve e abbiamo perso, ha giocato un tempo contro la Lazio e abbiamo preso due gol». Sempre a proposito di numeri, il giocatore si è risentito, ha spiegato che il 13 maggio gli è nato il figlio e che quella maglia se la vuole tenere così com´è, ma il suo capo lo ha zittito pubblicamente: «Guadagna 300 milioni al mese (di lire, ndr), non ho neppure il diritto di criticarlo? La maglia gliela dà la società, mica è sua». Il Codacons si schiera a fianco di Baronio, gli promette tutela legale in caso di licenziamento e invoca una sanzione per il patron del Perugia. «L`analisi di Gaucci – sostiene l´associazione dei consumatori – è diventata un linciaggio. In un qualunque rapporto di lavoro, nessuno può permettersi di umiliare davanti agli altri un proprio dipendente». Perugia-Juventus aveva lasciato la sua coda di amarezza e polemiche, eppure i primi commenti di Gaucci erano stati di un natalizio fair play: «Mi dispiace che Cosmi sia stato duro con l´arbitro, certo quando si perde si è nervosi. Ma una parte di colpa è anche del Perugia». E via con un´analisi tecnica persino sensata: «La Juve ha vinto su un episodio, causato anche dalla circostanza. Mi spiego, io sono contrario ai cambi negli ultimi minuti quando le cose stanno andando bene. Non stavamo subendo, non eravamo assediati, che motivo c`era di fare modifiche?». E invece l´allenatore toglie Tedesco e mette Baronio. L´ex laziale combina un guaio: calcia una punizione lateralmente, perde la palla, affianca Camoranesi sul contropiede avversario e non riesce a impedirgli di tirare. Questo sostiene Gaucci in una normalissima critica, che nel finale assolve Cosmi: «Uno cambia cercando di fare meglio, non è che lo fa apposta, però il risultato può essere sbagliato. Quanto all`arbitro, anche lui avrà fatto i suoi errori ma non voglio toccare questo tasto». Così il presidente «a caldo», civile e pacato. A mente fredda, davanti alle telecamere di «Controcampo», il nostro si è ricordato di quel numero 13 e ha tirato in ballo i gatti neri. Trascorsa la notte, ha aggiunto altri numeri e veleni: «Se in sei mesi Baronio ha giocato 35 minuti, un motivo ci sarà». Per punizione, il biondo centrocampista sarà escluso dalla prima squadra, in modo che Cosmi non si sbagli più a spedirlo in campo. Smessi i panni del cacciatore di streghe, Luciano Gaucci indossa quelli del buon padre e narra di aver negato un aumento a Obodo (26 mila euro di stipendio l´anno) per non viziarlo. «I giocatori sono come i bambini – sostiene -. Se hanno troppi soldi prendono brutte abitudini, vanno ai giochi e non studiano più». A proposito di galateo e metodi educativi, le sparate gaucciane non sono piaciute affatto a Sergio Campana, l´avvocato che finora ha difeso i diritti lavorativi dei calciatori e ora deve preoccuparsi della loro incolumità. Oliveira (Catania) e Bellavista (Bari) sono gli ultimi due tesserati aggrediti. Un paio di settimane fa, per solidarietà a Baldini (Napoli) e Manitta (Messina) era stato ritardato di un quarto d´ora l´inizio delle partite. Il presidente dell´Aic chiede l´intervento del ministero dell´Interno contro i tifosi violenti e della Disciplinare contro i presidenti che straparlano, che auspicano l`intervento dei tifosi per svegliare i giocatori, che giustificano i teppisti dopo la loro irruzione al campo di allenamento, che fomentano la violenza «attorno ai superpagati giocatori di calcio». Ogni riferimento a Obodo è da escludere.

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