6 Ottobre 2001

Gasparri: «Sono troppi 1.600 giornalisti alla Rai»

Gasparri: «Sono troppi 1.600 giornalisti alla Rai»

ROMA – «Sono troppi 1.600 giornalisti in Rai, specialmente se poi finiscono per tradurre in italiano solo la Cnn». La stilettata è del ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, e parte durante il suo intervento al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria. «Nel corso degli anni – dice il ministro giornalista – si è stratificata tutta una serie di giornalisti. Ogni volta che cambiava governo le forze politiche aggiungevano nuovi uomini. Questa situazione non ha ragione d`essere anche perchè è antieconomica e crea problemi in vista di una futura privatizzazione parziale della Rai, che così non può stare sul mercato». «Triti luoghi comuni», dice Roberto Natale, segretario dell? Usigrai, «quei giornalisti fanno 200 edizioni di Gr e Tg».

Le prospettive future per il mercato televisivo sono «molto incerte» e l`obiettivo, per la programmazione futura, dovrà essere quello di «una riduzione strutturale dei costi»: questa la prospettiva indicata dal direttore generale della Rai Claudio Cappon parlando con i giornalisti a margine di un convegno. «Nel 2001 i conti sono in equilibrio, in base agli obiettivi che ci eravamo dati, ma per il 2002 la prospettiva è certamente molto incerta e la situazione si prospetta molto seria. I primi effetti del dopo 11 settembre – ha continuano Cappon – sono di segno negativo ma ancora non si può fare una valutazione precisa». È quindi necessario intervenire sui costi. Anche tagliando programmi come la striscia di Enzo Biagi? «I palinsesti sono stati approvati a giugno e non verranno cambiati – è la risposta di Cappon – ma per il prossimo anno la strategia dovrà essere sicuramente quella di un taglio strutturale dei costi. Non vogliamo tagliare i programmi ma ci dovrà essere assolutamente una forte spinta verso la disinflazione. I sistemi dei costi legati ai grandi eventi (sport, film, show e grandi eventi) sono cresciuti moltissimo sulla base di prospettive che non si concretizzeranno. Il sistema deve quindi ridimensionarsi, non ci saranno spazi per tutti e si dovrà capire che le televisioni non potranno più pagare come nel passato».

La Rai punterà, dunque, meno sui grandi eventi? «I grandi eventi sono certamente un elemento essenziale per le televisioni, ma bisogna vedere se saranno compatibili. Una televisione programma a lungo termine i propri impegni, ma già da adesso bisognerà capire, volenti o nolenti, che la situazione è cambiata».

Intanto il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, respinge le accuse rivolte a Michele Santoro da Leone Paserman, presidente della Comunità ebraica romana, definendole «gravi e infamanti». «Incontrerò – dice Zaccaria – Paserman quando adotterà un metodo più civile e quando vorrà distinguere in una trasmissione le parti strettamente informative da quelle di commento e interpretazione. Santoro è uno dei nostri più seguiti giornalisti e ha affrontato varie volte nella sua attività professionale questi temi con equilibrio e rispetto».

Intanto il Codacons afferma che ci sono troppi corrispondenti Rai tra gli Stati Uniti e il Pakistan e annuncia la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti per lo «spreco» di risorse pubbliche.

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