30 Gennaio 2019

Gas e luce fiaccano le nostre tasche Un consiglio comunale sul velluto

 

Giovanni Pastore La “Ten Year challange” delle tariffe energetiche svela rincari alle stelle. Dieci anni di aumenti per gas e luce sotto la lente (2008-2018) del Codacons con dati medi da brivido: rispetto al 2008 una famiglia media ha speso nell’ anno che ci siamo appena lasciati alle spalle 69,7 euro in più per la luce e quasi 30 euro per il gas. Ma ciò che spaventa maggiormente sono le quotazioni di imposte e oneri vari che costituiscono, poi, quella odiosa zavorra delle bollette che fa salire il ritmo cardiaco: per il consumo dell’ elettricità la tassazione è aumentata dal 22,1% del 2008 al 35,78% dello scorso anno. Per il gas, invece, il salasso a norma di legge è passato dal 37,7% al 42,5%. Impennate direttamente collegate all’ andamento delle quotazioni del greggio, dicono per mascherare gli effetti devastanti dell’ incremento dell’ Iva che pesa su tutti i tavoli. Aggregando i dati elaborati dal Coordinamento delle associazioni per la tutela dei consumatori, si scopre che nel 2008 una famiglia tipo spendeva in media, per la fornitura annuale di corrente elettrica, 464 euro. Oggi, invece, quella stessa famiglia è costretta a tirar fuori 533,73 euro, e cioè: 69,7 euro in più, con un incremento in 10 anni del 15%. E ancora più dolorosa la situazione, secondo la denuncia del Codacons, il dato che riguarda la bolletta media del gas. Se dieci anni fa quella famiglia di quattro persone doveva tirar fuori la bellezza di 1.012,2 euro, lo scorso anno ne ha dovuti spendere 1.042, con un aggravio di spesa di circa 30 euro all’ anno. Ma le bollette energetiche pesano sulle tasche dei cittadini a causa della crescita fuori controllo del dato legato alla tassazione: nel 2008 imposte e oneri di sistema valevano il 22,1% su ogni singola bolletta elettrica. Oggi quelle stesse voci incidono per il 35,78%. Sul gas la pressione fiscale ha fatto registrare aumenti più contenuti, ma nel complesso di tratta di livelli insopportabili: dal 37,7% del 2008 si è passati al 42,5% di oggi. Insomma, secondo l’ associazione dei consumatori, sono proprio quelle voci che non hanno alcun legame con i consumi effettivi ma che riguardano, ad esempio: oneri nucleari, agevolazioni per il settore ferroviario, sostegno per enti locali che ospitano impianti nucleari, agevolazioni per le industrie energivore, e altre iniziative che poco hanno a che fare con un phone utilizzato in caso per asciugarsi i capelli o col consumo di una stufa utilizzata per riscaldare le stanze. Fattori di una equazione tanto semplice quanto diabolica per le nostre sempre più malandate finanze in mezzo a un impoverimento generale del tessuto socio-economico cittadino. Con la perdita di posti di lavoro si allungano le file dei disperati davanti alla Caritas o al Banco alimentare per il pacco mensile o in via Montagna da Giovanni Valentino del “Paradiso dei poveri” per ricevere il pane quotidiano.

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