18 Dicembre 2011

Gas e Luce corrono più del Carovita da Gennaio in Arrivo nuovi Aumenti  

Gas e Luce corrono più del Carovita da Gennaio in Arrivo nuovi Aumenti
 

MILANO – Negli Stati Uniti l’ economia cresce del 2% l’ anno, in Europa (area euro) dello 0,6%. Eppure, oltre Atlantico il prezzo del gas (motore dell’ energia, motore dell’ economia) è in picchiata, mentre nel Vecchio continente sale. Il problema, purtroppo, è che questo «paradosso atlantico» non si ferma alle disquisizioni tra economisti, ma arriva dritto a colpire le nostre bollette, quelle che periodicamente riceviamo nella cassetta postale. Da gennaio, infatti, le tariffe di luce e gas potrebbero aumentare rispettivamente del 4,8% e del 2,7% in un trimestre, con una maggiore spesa annua di oltre 53 euro: sono le nuove previsioni di Nomisma Energia, anticipate ieri dall’ Ansa . Si tratta di stime, certo, suscettibili quindi di variazioni, in attesa dei dati a fine anno dell’ Authority per l’ energia elettrica e il gas, adesso in fase di elaborazione. Ma, aspettando i numeri ufficiali e definitivi, sul mercato sono in molti a prevedere comunque un nuovo segno «più» per i costi in bolletta: nel metano come nell’ elettricità, che in Italia si produce facendo ampio ricorso al gas. Il quale, in Europa, costa circa tre volte tanto le quotazioni sui mercati americani, che viaggiano intorno ai minimi degli ultimi due anni. Mentre nel Vecchio Continente i valori sono tornati da diversi mesi a crescere. Il metano nelle rocce I principali motivi? Un esempio: nel gas non esiste un solo mercato mondiale che livella i prezzi, ma soprattutto tre grandi piazze regionali (America, Europa ed Asia), ciascuna con i propri fornitori, giacimenti e gasdotti. Il caso americano: la produzione è sì in salita, ma altrettanto lo sono le scorte, per l’ importanza crescente dei nuovi gas non convenzionali (per esempio estratti da formazioni rocciose); il loro peso dovrebbe raddoppiare in tempi brevi negli Usa, mentre il Vecchio continente è ancora indietro. Il caso europeo, a grandi tratti: un mercato giudicato più rigido di quello americano (vale a dire con pochi fornitori), un’ offerta ancora concentrata sui «convenzionali» gasdotti e gas liquefatto, e situazioni contingenti come il blocco libico. A spingere i nuovi rincari (stimati) d’ Italia concorrono – secondo Davide Tabarelli, esperto tariffario di Nomisma Energia – le quotazioni del greggio schizzate negli ultimi mesi fino a 110 dollari al barile (storicamente gas e petrolio vanno a braccetto), i maggiori costi legati ai prezzi di trasmissione e alle fonti rinnovabili (dove gli incentivi pesano per oltre 5,6 miliardi di euro sulla bolletta italiana di un anno, secondo l’ Autorità energetica nazionale). Quindi – va avanti Tabarelli – dal primo gennaio le tariffe elettriche dovrebbero salire del 4,8%, con un aumento di 0,8 centesimi al chilowattora, che per una famiglia «tipo» (2.400 chilowattora consumati l’ anno e 3 kw di potenza impegnata) si tradurrebbero in un aumento di 21,5 euro su base annua. Per il gas, invece, è stimato un aumento del 2,7%, vale a dire 2,3 centesimi al metro cubo, che per la stessa famiglia «tipo» (1.400 metri cubi di metano consumati in un anno) comporterà un aggravio di quasi 32 euro annui. Le stime – racconta Tabarelli – si basano, per quanto riguarda il gas, sul «calcolo automatico e fissato dalle regole dell’ Autorità che sconta gli aumenti dei mesi scorsi del greggio a cui si sommano alcune nuove componenti per il trasporto». Per l’ elettricità, invece, entrano in gioco i maggiori «costi di generazione elettrica sulla borsa, sommati al forte incremento degli oneri per finanziare i pannelli fotovoltaici e all’ aumento per i costi di trasporto dell’ elettricità». Se le previsioni venissero confermate a fine anno, o se comunque l’ Authority decidesse nuovi aumenti per il primo trimestre 2012, si tratterebbe del quinto aumento trimestrale consecutivo per il gas e del terzo rincaro delle bollette elettriche in dodici mesi. Ma, al di là di quello che succederà con l’ anno nuovo, resta il fatto che di trimestre in trimestre le bollette sono cresciute nel 2011 ben sopra l’ inflazione. Il carovita infatti viaggia, su base annua, intorno al 3,3% l’ anno: meno della variazione delle tariffe elettriche nei soli tre mesi da aprile a giugno (+3,9%). E meno dell’ aumento della bolletta del gas negli ultimi tre mesi di quest’ anno: +5,5%. «L’ aumento delle tariffe energetiche è gravoso non solo per le famiglie ma anche per le imprese come quelle agricole per le quali i costi energetici in un anno sono già aumentati di 250 milioni di euro, per effetto del caro carburante», ha commentato la Coldiretti prendendo spunto dalle stime di Nomisma. E sul fronte dei consumatori il Codacons ha chiesto il blocco delle tariffe di luce e gas per i prossimi cinque anni. I consumi al distributore E il caro carburante è uno dei punti toccati in una nuova analisi pubblicata dal centro studi di Confindustria, con un approfondimento del rapporto di dicembre sugli scenari economici. Dal 2007, anno ante crisi, i consumi di carburanti sono infatti diminuiti del 21%: gli italiani percorrono meno chilometri in auto ma non spendono meno, visto il caro-benzina. Ultima novità al distributore, sempre in senso rialzista: le nuove tasse appena decise dal governo Monti. Nel 2011, sempre rispetto al 2007, è poi diminuito del 4,7% il numero delle notti passate in albergo; c’ è «una crescente tendenza a cucinare in casa per risparmiare» rinunciando ai ristoranti; gli acquisti di biglietti del cinema «sono nettamente diminuiti: -5,8%»; e l’ acquisto di auto è sceso del 29,5%. Tanto che – continua l’ analisi – con i consumi in calo «la spesa delle famiglie tiene solo al discount» e la storica capacità di risparmio delle famiglie italiane nel secondo trimestre di quest’ anno ha raggiunto il minimo storico all’ 11,9% del reddito disponibile lordo. Le famiglie rinunciano sì a parte dei risparmi, ma sono comunque costrette a «notevoli cambiamenti» sul fronte dei consumi, che registrano «una dinamica complessiva molto debole». I dati della spesa, evidenziati dagli economisti di viale dell’ Astronomia, raccontano «un crescente ricorso alla grande distribuzione, in particolare i discount, alla ricerca dei prezzi più bassi». Nel 2011, secondo i dati dei primi nove mesi dell’ anno, «si sta delineando un ulteriore calo delle vendite al dettaglio di beni: -0,8%». Soffrono i piccoli negozi (-1,1%), ma anche per la grande distribuzione (-0,4%). E’ invece, appunto, in aumento la spesa nei discount (+1,4%). E nella grande distribuzione vanno bene i prodotti «private label», quelli non etichettati da grandi brand ma contraddistinti direttamente dal marchio della catena di supermercati che li mette in vendita: la quota è salita dal 33,8% del 2007 al 41,1% nella prima metà di quest’ anno, secondo dati Coop-Nielsen riportati dal rapporto di Confindustria. Si vendono addirittura anche meno farmaci: quelli senza prescrizione, per automedicazione, integratori o prodotti omeopatici, con un calo del 6,8% dal 2007. Mentre è aumentata la vendita di farmaci di classe A, venduti solo su prescrizione e rimborsati dal servizio sanitario nazionale (a parte il ticket). Tra le eccezioni positive ci sono i prodotti «high tech» e le connessioni a banda larga, che «non hanno conosciuto contrazioni», e tiene la spesa per i generi alimentari. Un altro – raro – segno «più» è rappresentato dalle spese per l’ energia nelle abitazioni (+1,2%). Rieccolo, il caro bollette. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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