10 Maggio 2005

Ganasce fiscali, pagamento entro 60 giorni

Ganasce fiscali, pagamento entro 60 giorni

«Il regolamento attuativo delle ganasce fiscali? Non me lo hanno ancora sottoposto, è in via di approvazione definitiva. Ma certamente la sproporzione tra le cifre dovute all?erario e il fermo amministrativo di auto e altri beni mobili non sarà lesiva nei confronti dei debitori». Il sottosegretario all?Economia Daniele Molgora, esponente di punta della Lega Nord, cerca subito di tranquillizzare contribuenti e consumatori che, dopo una lunga battaglia legale, riuscirono nel luglio 2004 a bloccare il provvedimento. «Fu un danno, soprattutto per gli enti locali che attraverso le ganasce riuscirono a incassare le piccole somme mai versate per vecchie multe e tasse inevase», spiega ancora il sottosegretario. Carlo Renzi, presidente del Codacons, per ora non si sbilancia. «Finché non leggiamo le norme finali abbiamo deciso di non commentare – precisa -. Ma se il regolamento sarà equilibrato, non abbiamo nulla in contrario, anzi». La normativa è pronta, ma deve ancora superare il parere del ministero della Giustizia e quello del Consiglio di Stato. Se non ci saranno modifiche di rilievo, i debitori dovrebbero poter ricorrere contro le ganasce entro sessanta giorni, lo stesso periodo di tempo a disposizione per effettuare il pagamento della cartella. «Il regolamento – aggiunge Vittorio Carlomagno, presidente dell?associazione Contribuenti.it – chiarirà anche quali sono i soggetti a cui ci si potrà rivolgere per impugnare i provvedimenti coercitivi: con ogni probabilità, in base all?origine del debito, saranno la commissione tributaria e il giudice di pace ad avere voce in capitolo». Le norme dovrebbero poi specificare, oltre alla somma minima oltre la quale i concessionari di riscossione potranno far scattare il fermo, anche l?elenco dei beni «non pignorabili», come le automobili dei disabili e quelle immatricolate al Pra come strumenti di lavoro. «Si pensi alle difficoltà che hanno avuto i rappresentanti di commercio – spiega Carlomagno – ci vuole progressività e moderazione per un provvedimento così invasivo. In passato, invece, i concessionari ne hanno abusato, solo per fare cassa». Di certo, gli enti per la riscossione del credito non potranno bloccare tutti i beni mobili dell?evasore, e dovranno in ogni caso specificare chiaramente a quale cartella esattoriale corrisponde l?importo indicato nella notifica. Nonostante il dipartimento delle Politiche fiscali abbia concluso il suo lavoro e i concessionari premano da tempo per il ritorno di uno «strumento indispensabile – dicono dall?Ascotributi – per il recupero dei piccoli crediti delle pubbliche amministrazioni», qualcuno teme che il regolamento possa rimanere impantanato per mesi, in attesa dei pareri vincolanti dei ministeri. Il sospetto è che il governo, a un anno dalle elezioni politiche, voglia evitare l?entrata in vigore di un provvedimento non certo popolare tra automobilisti e debitori dello Stato. Che in Italia sono milioni.

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