7 Novembre 2018

Gaiatto, scena muta davanti al giudice E intanto si fanno avanti altri truffati

PORTOGRUARO Fabio Gaiatto si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ieri mattina, nel carcere di Pordenone dove il trader di Portogruaro si trova in custodia cautelare da settembre, si è tenuto l’ interrogatorio di garanzia relativo alla seconda misura in carcere disposta dal gip Rodolfo Piccin, dopo che la Procura ha contestato nuove accuse di autoriciclaggio e di abusivismo bancario. Non c’ è stato alcun confronto con il giudice. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere», sono state le uniche parole di Gaiatto. Il suo nuovo legale, l’ avvocato Guido Galletti sta esaminando gli atti d’ inchiesta di cui finora è venuto in possesso. Anticipa che farà ricorso al Tribunale del Riesame chiedendo l’ annullamento del secondo provvedimento. Intanto, nell’ incontro di lunedì sera alla Botte di Portogruaro, altri truffati si sono fatti avanti per chiedere come comportarsi. Vitto Claut, presidente del Codacons del Friuli Venezia Giulia, li ha esortati a presentare subito la querela e quindi costituirsi parte civile per il ristoro dei danni. «Ci sono ancora diverse vittime che per un motivo o per un altro non hanno ancora presentato la querela – spiega Claut – molti pensano di essere fuori tempo, ma non è così». L’ atto va infatti presentato entro 90 giorni da quando si viene a conoscenza della presunta truffa. «Per noi c’ è ancora tempo – ribadisce l’ esponente dell’ organizzazione – la data che ci ha permesso di conoscere la vicenda non può che essere l’ 11 settembre, quando la Procura ha fatto scattare gli arresti. Per questo stiamo incontrando i risparmiatori che continuano a chiedere informazioni sul da farsi. Il primo passo è di certo la querela. Tra i truffati ci sono anche coloro che hanno siglato finanziamenti in Croazia, di fatto a loro insaputa». L’ avvocato Petra Vuksanovich ha infatti ricostruito le vicissitudini di alcuni truffati che si sono presentati con dei documenti in croato, di cui però sostengono non conoscere cosa vi fosse riportato. «Lo abbiamo scoperto solo grazie alla collega con studio a Rijeka , – spiega Claut -. Di fatto, più di qualcuno ha firmato un finanziamento con una banca croata in cui vi è riportato che il cliente era perfettamente a conoscenza di ciò che aveva firmato, addirittura che conosceva anche la lingua croata. Contratti che non possono che essere nulli. I finanziamenti, che non sono altro delle cambiali, sono stati infatti sottoscritti da un notaio, che quindi certificava la procedura. Come può averlo fatto se le vittime non conoscono il croato?». Marco Corazza.

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