4 Maggio 2013

Furti nei bagagli, «scoperti» quattro facchini

Furti nei bagagli, «scoperti» quattro facchini

VERONA – Il messaggio, come spiega il dirigente della polizia di frontiera aerea di Lamezia Terme Ferruccio Martucci, è alquanto chiaro. «In aeroporto non esistono “zone franche”. E la stiva degli aerei non è un “luogo sicuro”, come qualcuno crede». A crederci, in effetti, erano molti. Almeno in 86. E, con ogni probabilità molti di più, se le indagini non si fossero fermate. Quegli 86 finiti nella maglie dell’ operazione «stive pulite», condotto dalla Polaria calabrese. In 29 sono passati direttamente dai terminal aeroportuali a quelli delle carcere. Per altri 57, invece, è scattato l’ obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra questi, quattro dipendenti di due cooperative che lavorano all’ aeroporto Catullo. Due srilankesi, un ghanese e un nigeriano. Beccati, nel vero senso della parola, con «le mani nel sacco». O, meglio, con le mani nelle valigie. E immortalati dalle telecamere installate nelle stive degli aerei dove facevano manbassa. E’ grazie a quelle immagini che si è dipanata l’ indagine della polaria e della procura di Lamezia Terme e che la Polaria di Verona ha eseguito i provvedimenti restrittivi a carico dei quattro facchini, che sono – ovviamente – stati sospesi dal servizio. Il tutto riguarda oltre cento episodi di furti che avvenivano negli aeroporti di Lamezia Terme, Bari, Bologna, Milano Linate, Napoli, Palermo, Fiumicino e Verona. Il tutto è nato dalle denunce di bagagli divelti e saccheggiati fatte da diversi passeggeri che volavano su aerei dell’ Alitalia, in particolare sulla tratta tra Roma e Lamezia. La polaria calabrese ha deciso, con il permesso della compagnia, di piazzare delle telecamere nelle stive degli aerei. Quegli aerei che, ovviamente, Alitalia, usava anche su altre tratte. Come la Roma-Verona. Li hanno presi così, mentre sfruculiavano tra biancheria e oggetti personali, i quattro facchini infedeli del Catullo. Assolutamente convinti del fatto che proprio essere in una stiva li mettesse al sicuro dai controlli e dalle telecamere di altre aree aeroportuali. A differenza di altri «colleghi» i facchini veronesi erano alquanto «educati». «Si limitavano – spiega Martucci – a prendere materiale dalle valigie facilmente apribili, mentre in altri casi venivano divelte se non completamente distrutte, pur di depredarle». Magra consolazione, per i derubati. Tanto che il Codacons, alla notizia dell’ indagine non ha risparmiato bordate. «E’ vergognoso che questi furti continuino a ripetersi ciclicamente. Nulla è stato fatto per rivedere i criteri di selezione del personale della custodia dei bagagli, evidentemente troppo blandi e generici per un lavoro che richiede invece particolari requisiti di onestà», tuona l’ associazione dei consumatori. L’ aeroporto Catullo, invece, ringrazia la polizia. «La collaborazione che abbiamo avviato con la Polizia di Frontiera porta nuovi risultati positivi – ha commentato Carmine Bassetti, direttore generale della Catullo SpA -. Agli agenti della polizia va il nostro ringraziamento per il loro impegno quotidiano in aeroporto. Continueremo con grande determinazione su questa strada perché l’ obiettivo di tutti è la tutela dei nostri passeggeri». Gli autori dei furti rischiano pene fino a 6 anni di reclusione, oltre alla perdita del posto di lavoro. Inoltre Alitalia ha annunciato che si costituirà come parte lesa. Ma intanto i bagagli, di riffe e di raffe, spariscono da buona parte degli aeroporti italiani. Neanche un mese e mezzo fa, ma metà marzo, al Catullo era stato arrestato un altro facchino. Ma adesso, come si suol dire, «uomo avvisato mezzo salvato». Perchè chi pensava di poter arricchirsi disonestamente sgraffignando nelle stive degli aerei da oggi in poi sa che anche lì ci potrebbe essere un grande fratello… Angiola Petronio RIPRODUZIONE RISERVATA.

angiola petronio

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